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Il caldo rallenta il cervello
Meno riflessi e metabolismo diverso

Il caldo rallenta il cervello 
Meno riflessi e metabolismo diverso
Il caldo rallenta il cervello Meno riflessi e metabolismo diverso
Pubblicato il 30 luglio 2018 | 12:08

Un esperimento condotto dall’Università di Harvard, a Boston, ha dimostrato come all’aumentare delle temperature corrisponda una diminuzione della nostra lucidità mentale.

Lo studio, pubblicato su Plos Medicine, è stato commentato dal professor Alberto Albanese, Responsabile di Neurologia I in Humanitas, in un’intervista al Corriere della Sera, tratta da Humanitasalute, che riportiamo di seguito integralmente.

(Il caldo rallenta il cervello Uno studio dell'Università di Harward)


I ricercatori, in seguito a giornate particolarmente calde, hanno coinvolto due gruppi di studenti per analizzarne le performance cognitive. I ragazzi sono stati sottoposti a due test nei 12 giorni successivi; alcuni di loro alloggiavano in stanze con aria condizionata accesa e una temperatura intorno ai 21 gradi, mentre altri in stanze con aria spenta e una temperatura intorno ai 26 gradi.

Come hanno spiegato i ricercatori, è emerso che i ragazzi nelle stanze senza aria condizionata avevano reazioni più lente del 13% e sbagliavano il 10% di risposte in più rispetto a coloro che soggiornavano in stanze climatizzate. Un incremento anche minimo delle temperature ha dunque un impatto sulla nostra mente e può portarci a sbagliare la risposta anche di fronte a domande cui saremmo in grado di rispondere.

Il commento di Alberto Albanese
«È un esperimento molto particolare, di tipo meccanicistico, che fa luce sulle modalità di funzionamento del cervello e in particolare sull’attività di calcolo. Gli autori hanno preparato due test cui gli studenti dovevano sottoporsi tutte le mattine, uno di inibizione e uno di calcolo numerico:  si tratta di funzioni elementari e quotidiane. Un esempio di test di inibizione potrebbe essere la parola “rosso” scritta con il colore verde: tra due opzioni, il soggetto deve scegliere il colore che legge e non quello che vede. Sono attività tipiche dei lobi frontali, una piccola parte delle nostre capacità cognitive.

L’esperimento valuta il funzionamento del cervello come se questo fosse un computer, una specie di misurazione della velocità del processore del pc in condizioni termiche diverse. Non c’è stata alcuna analisi del benessere o degli aspetti emotivi dei partecipanti, che peraltro non erano stati messi in condizioni di particolare stress o disadattamento. Stiamo parlando di lievi variazioni termiche, che non richiedono attività di compensazione particolarmente complesse».

(Il caldo rallenta il cervello Uno studio dell'Università di Harward)

Caldo e funzionamento del cervello, quale relazione?
Quando la temperatura esterna è più alta, il cervello rallenta. Si ha infatti un aumento del flusso sanguigno e della vasodilatazione e il metabolismo non funziona più come dovrebbe, con ripercussioni anche sulla trasmissione degli impulsi nervosi. Il caldo attiva meccanismi di compensazione che tendono a mantenere la temperatura corporea costante (omeostasi).

«In questo esperimento, poi, c’è un altro elemento da considerare: i soggetti, giovani e sani, privati di aria condizionata non si erano adattati alla temperatura di 26 gradi, un adattamento che sarebbe invece avvenuto se fossero rimasti in quella condizione climatica per alcuni mesi (e le capacità cerebrali sarebbero quindi tornate normali). Per questo sono scattati i meccanismi di compensazione che hanno rallentato la capacità di calcolo: è come se il loro cervello sia stato distratto dal punto di vista metabolico a causa della necessità di mantenere costante la temperatura corporea. Chi vive abitualmente in regioni calde, per esempio nella zona dei Tropici, si è adattato a quelle temperature e non ha alcun rallentamento mentale»

«Cambiamenti improvvisi di temperatura incidono sulla condizione cognitiva e che per il cervello è ideale una temperatura compresa tra 19 e 23 gradi, ma purtroppo assistiamo a un aumento di sbalzi termici. Pensiamo per esempio alle conseguenze sugli anziani: in loro i meccanismi di compensazione sono molto più complessi di quelli che si attivano nei giovani, perché riguardano anche cuore, circolazione, abbassamento della pressione. L’esperimento di Harvard è un piccolo esempio di come un lieve cambiamento di temperatura richieda adattamenti che riducono le performance cognitive perfino in ragazzi perfettamente sani».

© Riproduzione riservata

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