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Bere (troppo) solo nel weekend
non riduce i danni dell’alcol

Bere (troppo) solo nel weekend 
non riduce i danni dell’alcol
Bere (troppo) solo nel weekend non riduce i danni dell’alcol
Pubblicato il 13 giugno 2020 | 11:58

Cresce la tendenza tra i giovani ad abusare di drink alcolici, limitandone l’assunzione solo nel fine settimana. Si chiama “binge drinking” (abbuffata alcolica) ed è una pratica molto pericolosa per la salute .

Tra le tendenze discutibili che si fanno largo tra i giovani, c’è il fenomeno del binge drinking: bere 4 o 5 drink alcolici al fine di ubriacarsi nel minor tempo possibile. Il binge drinking è diffuso principalmente tra i giovani e giovanissimi, che limitano l’assunzione alcolica al weekend, restando di fatto sobri nel resto della settimana. Questo comportamento può prevenire o limitare in qualche modo i danni dovuti all’alcol? Ne ha parlato Francesco Cuniberti, specialista del Centro per i disturbi d’ansia e di panico di Humanitas San Pio X in un articolo apparso su Humanitasalute, che riportiamo di seguito.

Tanti giovani bevono nel weekend fino ad ubriacarsi - Bere (tanto) solo nel weekend non riduce i danni dell’alcol
Tanti giovani bevono nel weekend fino ad ubriacarsi


FALSO
Il “binge drinking”, ovvero “l’abbuffata alcolica”, prevede l’assunzione di parecchi drink, spesso di gradazioni alcoliche diverse, anche associati a energy drink, in un breve arco di tempo. È un fenomeno diffuso specialmente nei giovani tra i 18 e i 24 anni, che cercano di ottenere, come fine ultimo, un’ubriacatura immediata.

Il binge drinking avviene di solito nel weekend in compagnia di coetanei, in modo tale da non avere ricadute sullo studio, sul lavoro o per limitare il rischio di essere scoperti dai familiari: i danni alla salute che procura sono tanti e differenziati, sia nel breve che nel lungo periodo, e non è assolutamente vero che concentrare le bevute al solo fine settimana sia meno pericoloso per la nostra salute.

Bere senza posa in un breve arco di tempo ha dei risvolti negativi, oltre che fisici (disturbi della memoria, incoordinazione motoria, vertigini, alterazioni dell’umore e rallentamento delle percezioni, ipotensione, ipoglicemia e perdita di coscienza solo per citarne alcuni), sulla vita sociale e personale dell’individuo: chi pratica binge drinking spesso ricerca nell’alcol una sorta di automedicazione alla propria sofferenza, per gestire l’ansia quotidiana, per cercare di essere accettato dalla propria compagnia di amici e, in definitiva, per tentare di allontanarsi dalla realtà e dalla quotidianità spesso difficili, specialmente per l’età adolescenziale.

Gli effetti dell'ubriacatura da binge drinking nel medio-lungo periodo possono intaccare ovviamente le relazioni sociali, portando chi lo pratica all’esclusione e alla marginalizzazione; inoltre, gli effetti possono essere importanti anche sulle funzioni cognitive. Vi sono studi specialistici che dimostrano alterazioni nel neurosviluppo del cervello degli adolescenti che praticano questo tipo di consumi. I primi segnali di questo possono essere, ad esempio, il peggioramento delle performance scolastiche; con il tempo questa pratica può anche portare a situazioni gravi, come lo sviluppo di comportamenti violenti o incidenti stradali.
Colui che pratica binge drinking ha più probabilità di assumere comportamenti a rischio: la mancata lucidità può favorire rapporti sessuali non protetti e, di conseguenza, rischiare di contrarre infezioni sessualmente trasmesse. Non solo: il binge drinking aumenta anche il rischio di sviluppare disturbi della salute mentale, come ad esempio un disturbo da uso di alcol o sostanze, così come disturbi d’ansia e depressione.

Secondo i dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) la percentuale di giovani che praticano questa pericolosa attività ha superato il 22,2% dei maschi e l’8,6% delle femmine tra i 18 e i 24 anni, con una tendenza complessiva per tutta la popolazione all’abbassamento dell’età in cui si comincia a bere.


© Riproduzione riservata

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