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Cefalee primarie e secondarie
Sintomi e durata per la corretta diagnosi

Cefalee primarie e secondarie 
Sintomi e durata per la corretta diagnosi
Cefalee primarie e secondarie Sintomi e durata per la corretta diagnosi
Pubblicato il 20 dicembre 2018 | 15:41

Il “mal di testa” è classificato in due modi: cefalea di tipo primario e cefalea di tipo secondario. La prima è quella più comune, mentre la seconda sorge spesso in seguito ad altre complicanze, in alcuni casi gravi.

La classificazione più recente delle cefalee (2013) distingue le cefalee di tipo primario dalle cefalee di tipo secondario. Tra le cefalee di tipo primario, emicrania e cefalea muscolo-tensiva sono le più comuni, ma che caratteristiche hanno e come si distinguono? Ne parla Vincenzo Tullo, neurologo e responsabile dell’ambulatorio sulle cefalee di Humanitas Lab in un articolo pubblicato su Humanitasalute che qui riportiamo integralmente.

Cefalee primarie e secondarie Sintomi e durata per la corretta diagnosi


«Le cefalee primarie - spiega l’esperto - sono l’emicrania, la cefalea muscolo tensiva, la cefalea a grappolo e altre cefalee primarie. Tra queste, l’emicrania e la cefalea muscolo-tensiva sono le più frequenti. L’emicrania è un tipo di cefalea che si caratterizza per un dolore unilaterale (ma che può essere anche bilaterale), che dura da 4 a 72 ore, e che si accompagna a segni e sintomi neurovegetativi come nausea, vomito, fotofobia e fonofobia (fastidio alla luce e ai rumori). Il dolore è pulsante, di intensità medio forte e invalidante: chi ne soffre si trova costretto a interrompere le proprie attività e necessita di un analgesico per vedere un miglioramento. Le crisi possono durare anche qualche giorno, con ripercussioni significative sulla qualità di vita. L’emicrania colpisce circa il 14-16% della popolazione e richiede che questi soggetti siano seguiti in Centri Cefalea specializzati».

«La cefalea muscolo-tensiva è molto più frequente dell’emicrania, è il comune mal di testa, che si caratterizza per un dolore di media intensità, bilaterale e costrittivo, ma che non è associato ad altri sintomi. Dura dai 30 minuti ai 7 giorni e può essere legato all’assunzione di posture scorrette, a una condizione di stress o di forte stanchezza e gioca un ruolo anche una predisposizione personale, come nell’emicrania. Può essere gestito con i farmaci da banco, ma se diventa cronico occorre consultare uno specialista. Intendiamo cronica un’emicrania o una cefalea tensiva che si presenta per più di 15 giorni in un mese per più di tre mesi», spiega lo specialista.

«Per la diagnosi è bene rivolgersi a un Centro Cefalea specializzato, oltre a ricevere una corretta diagnosi che preveda la definizione del tipo di cefalea di cui soffre il paziente, è infatti fondamentale escludere la secondarietà. Occorre ovvero capire se siamo di fronte a una cefalea primaria, e dunque a una patologia a sé, oppure a una cefalea secondaria in cui il mal di testa è sintomo della presenza di altro, che va indagato e affrontato. La diagnosi si effettua nel corso di una visita specialistica in cui il neurologo ascolterà i sintomi riferiti dal paziente e le caratteristiche del dolore e laddove necessario effettuerà visita neurologica ed eventuali esami radiologici, come TC e risonanza magnetica», precisa il dottor Tullo.

Le cefalee si dividono in cefalee primarie e cefalee secondarie. Le cefalee primarie sono: emicrania, cefalea muscolo-tensiva, cefalea a grappolo e altre cefalee primarie (da tosse, da attività fisica, da attività sessuale, da freddo, ipnica ovvero notturna, new daily persistent headache, una forma rara). Le cefalee secondarie invece sono: cefalea da trauma cranico e/o cervicale, da disturbi vascolari (come l’ictus), da patologie del cranio non vascolari (come ipertensione o ipotensione liquorale), da uso di sostanze (inclusi gli antidolorifici), da infezioni, da disturbi dell’omeostasi metabolica (come nel caso della cefalea da viaggio aereo, da apnee nel sonno, da dialisi, da ipertensione arteriosa, da digiuno); da disturbi degli occhi, delle orecchie, del naso, dei denti e della bocca; da disturbi psichiatrici e da neuropatie dolorose craniche (come la nevralgia del trigemino e la sindrome della bocca urente).

© Riproduzione riservata


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Alberto Lupini


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