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Reumatismi, monitorare dolore e rigidità
Per combatterli, sì agli antidolorifici

Pubblicato il 12 febbraio 2019 | 11:43

Articolazioni infiammate e dolori reumatici colpiscono con più frequenza gli anziani ma sorgono anche tra i giovani. Gli antidolorifici sono i farmaci più consigliati, ma prima bisogna effettuare una diagnosi precisa.

Il dolore alle articolazioni può essere molto fastidioso e doloroso. Spesso colpisce le persone più anziane, ma non sono rari i casi di giovani che accusano dolori reumatici anche importanti. Tra segnali mandati dal corpo ed ereditarietà ci sono alcuni indizi che permettono di capire il disturbo e come curarlo. Ne ha parlato Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia e Immunologia alla clinica in Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano, in un articolo pubblicato su Humanitasalute che qui riportiamo integralmente.

Reumatismi, monitorare dolore e rigidità Il paracetamolo, farmaco più efficace


Come riconoscere se un’articolazione è infiammata? Come distinguere un dolore reumatico?
«Uno dei primi elementi cui prestare attenzione è la durata nel tempo del dolore: se dura da diverse settimane, senza alcun cambiamento, potrebbe avere natura infiammatoria. Un altro elemento importante è la presenza di rigidità al mattino, al risveglio: qualche minuto di rigidità è normale, ma se dovesse protrarsi è un segnale di allarme; si pensi che i pazienti con artrite possono presentare al risveglio una rigidità che dura per alcune ore. Anche il gonfiore è sempre sospetto: una tumefazione dolente fa pensare fortemente all’artrite», spiega Selmi.

«Rispetto a quanto si pensava in passato, è bene sottolineare che le malattie reumatiche colpiscono anche i giovani, soprattutto l’artrite. In questi pazienti i segnali sospetti sono: il gonfiore, un dolore caratteristico e localizzato, soprattutto alle mani, e un mal di schiena con caratteristiche infiammatorie, in particolare al risveglio e con insorgenza precoce prima dei 40 anni.

Vi è poi una forma forse meno nota di artrite, l’artrite psoriasica, molto diversa da quella reumatoide. La psoriasi cutanea interessa il 3% della popolazione in Italia e il 20% di questi pazienti svilupperà l’artrite. È sufficiente avere un familiare di primo o secondo grado con la psoriasi, per essere a rischio di artrite», prosegue Selmi.

«Un altro segnale da non sottovalutare è una sensazione di secchezza a occhi, bocca e a volte al tratto genitale; sebbene abbastanza frequente con l’invecchiamento, può essere un segnale di allarme in particolare per le malattie del connettivo, come la sindrome di Sjögren. Anche il rossore al viso e al naso può avere a che fare con le malattie del connettivo, in particolare con il lupus eritematoso sistemico, una malattia abbastanza rara, ma che si manifesta in genere con un interessamento della cute, come un rush a farfalla sul volto, spesso scatenato dall’esposizione al sole».

«Gli antidolorifici sono soluzioni preferibili per il dolore artrosico, quindi da consumo delle articolazioni. Il più noto è il paracetamolo, un farmaco che sotto i 3mila mg al giorno è sicuro sostanzialmente in chiunque e non ha effetti collaterali. Gli antinfiammatori invece devono essere assunti con cautela e per brevi periodi di tempo. Gli antinfiammatori non steroidei hanno un profilo di sicurezza sottile, vanno dunque assunti al dosaggio giusto e per brevi cicli (una settimana, 10 giorni, massimo due settimane). Dei cortisonici invece se ne fa un grande uso contro l’artrite e hanno grande efficacia antinfiammatoria», precisa Selmi.

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