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Ernia o protusione
Cause comuni del mal di schiena

Ernia o protusione 
Cause comuni del mal di schiena
Ernia o protusione Cause comuni del mal di schiena
Pubblicato il 01 agosto 2019 | 11:01

Il mal di schiena è un problema tanto comune quanto ostico da trattare per via della difficoltà nel diagnosticare la radice del dolore. Spesso però tutto è da ricondurre alla discopatia.

Di cosa si tratta? Per discopatia si intende la presenza di un’alterazione dello spessore o della posizione dei dischi intervertebrali, piccole strutture circolari poste tra una vertebra e l’altra deputate ad ammortizzare e distribuire la sollecitazione derivante dai movimenti del corpo. Ne parla Francesco Costa, neurochirurgo di Humanitas, in un articolo pubblicato su Humanitasalute che qui riportiamo integralmente.

(Mal di schiena, se il problema è di dischi Ernia o protusione conseguenze comuni)


Le alterazioni a carico de dischi possono essere dovute a diverse cause: traumi come incidenti o piccoli traumi ripetuti legati alla pratica intensiva di attività sportive come corsa, pallacanestro e pallavolo; sedentarietà e invecchiamento. Si distinguono due discopatie: la protrusione discale e l’ernia del disco.

La protrusione è la discopatia più comune e si caratterizza per una fuoriuscita del disco dal suo spazio naturale e l’invasione di quello circostante, fino al contatto con le vicine radici nervose. Questo fenomeno può verificarsi quando il disco perde spessore o va incontro a disidratazione. La protrusione determina un dolore che può irradiarsi lungo il nervo sciatico (nella parte posteriore della gamba), oppure lungo il nervo crurale, coinvolgendo la coscia nella parte anteriore e l’inguine.

La diagnosi si effettua nel corso di una visita specialista e può avvalersi anche di una risonanza magnetica.
La terapia è inizialmente conservativa mediante prescrizione farmacologica; durante la fase acuta infatti occorre eliminare il dolore e l’infiammazione con l’assunzione di farmaci analgesici (come il paracetamolo), antinfiammatori oppure cortisone. In genere, il medico prescrive anche un farmaco miorilassante, per rilassare la muscolatura.

In fase acuta può inoltre essere di aiuto, per alleviare i sintomi e accelerare il recupero, affidarsi all’osteopatia o alla chiropratica; queste pratiche però da sole non bastano e non sostituiscono la ginnastica (ginnastica posturale, metodo Feldenkreis, Pilates, yoga) necessaria in una seconda fase e fondamentale per evitare ricadute.

(Mal di schiena, se il problema è di dischi Ernia o protusione conseguenze comuni)

Tra le opzioni per contrastare il dolore, anche l’ozonoterapia: si tratta di un’infiltrazione di una miscela di ossigeno e ozono che viene iniettata nei piani muscolari o nei pressi del forame vertebrale, il canale contenente il midollo spinale. L’ozonoterapia disinfiamma e riduce il volume del disco, consentendone il rientro dalla protrusione. È un trattamento efficace, ma così come le altre tecniche infiltrative percutanee non risolve definitivamente il problema al disco e al momento non vi sono studi che ne provino la maggior efficacia rispetto ad altri trattamenti.

Se il deterioramento del disco porta alla rottura del disco stesso, si ha la fuoriuscita del nucleo polposo che va a invadere lo spazio circostante con conseguente compressione delle radici nervose che determina infiammazione e dolore.
Il trattamento dell’ernia del disco dipende dalla situazione: in alcuni casi non occorre alcuna operazione, ma è sufficiente procedere come con una protrusione: terapia farmacologica, trattamenti manipolativi e ginnastica.

Se l’ernia è di media entità, si sceglie dapprima un approccio conservativo, i cui risultati sono però tenuti sotto stretto controllo. Se trascorsi 6-7 mesi, non si sono ottenuti i miglioramenti sperati e l’ernia non si è risolta, il neurochirurgo può optare per l’asportazione della stessa.

In altri casi, più rari, invece l’operazione è necessaria. Sono i casi in cui si ha un interessamento del nervo motorio, che porta a disturbi della sensibilità e della forza dei piedi. L’intervento si effettua in anestesia generale e richiede una breve degenza, in genere una notte di ricovero. Dopo circa un mese dall’intervento, il paziente deve dedicarsi alla ginnastica per rafforzare i muscoli della parte centrale del corpo che conferiscono stabilità alla colonna.

© Riproduzione riservata

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