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Pentole Agnelli
Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e ospitalità
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Cucina etnica: locusta contro elefante

26/02/2009
Riporto l'articolo pubblicato nella newsletter di febbraio del sito www.locuste.org

L'elefante e la locusta
'Oggi la locusta deve lottare contro l'elefante, ma domani l'elefante sarà sbudellato”: apriamo con questa pseudocitazione un po' cruenta, attribuita allo storico leader vietnamita Ho Chi Minh, per darvi qualche barlume di speranza in tempi davvero bui, anche per il settore enogastronomico. In attesa di divorare il simpatico pachiderma, infatti, dobbiamo per ora limitarci a batterci con i metaforici elefanti dell'ottusa burocrazia e della chiusura mentale che emergono, tra l'altro, da un'ormai famigerata ordinanza del comune di Lucca. La giunta della splendida città toscana, teoricamente per tutelare la 'specificità della cucina locale”, ha deciso come molti già sanno di proibire l'apertura nel suo centro storico di locali e ristoranti 'riconducibili a etnie diverse”. Decisione tanto clamorosa da riuscire a suscitare scalpore anche in un'opinione pubblica assopita come quella italiana. Chi conosce il nostro sito sa che ci uniamo ben volentieri al coro di quanti sostengono e proteggono i prodotti alimentari italiani e la nostra tradizione culinaria, che consideriamo una delle migliori al mondo, se non addirittura la prima per qualità e varietà. Ciò non ci ha impedito, negli anni, di visitare ristoranti etnici di ogni origine, dalla Malaysia a Cuba passando per l'Eritrea, e di constatare che i problemi della ristorazione italiana non dipendono certo dal take-away cinese o dalle rivendite di kebab. Ma questa è un'altra storia: quello che si trova nell'ordinanza lucchese è strisciante ipocrisia (se è vietata la gastronomia etnica, allora che dire delle migliaia di lavoratori extracomunitari che si danno da fare nelle cucine di mezza Italia e di mezza Lucca?), impressionante miopia commerciale che porta a chiudere gli esercizi di maggior successo, e per finire un conclamato razzismo nell'accezione più piena del termine. Basterebbe conoscere la storia per rendersi conto del fatto che anche, se non soprattutto, a tavola si realizza nel modo migliore la vera integrazione tra le culture; e che proprio attraverso la ristorazione e l'arte culinaria, per secoli, gli immigrati si sono guadagnati da vivere nel loro paese d'elezione. In questo modo la pizza si è diffusa in tutta Italia e poi nel mondo intero, hamburger e hot dog si sono trasformati in specialità americane, il manzo irlandese è diventato argentino, e il cibo si è dimostrato un veicolo privilegiato per favorire i rapporti fra persone di provenienza eterogenea. Ma forse è proprio questo che gli autori dell'ordinanza non vogliono; forse l'obiettivo è alimentare, più che i cittadini di Lucca , la loro intolleranza e il loro rifiuto della diversità. Dal canto nostro possiamo fare poco, ma cercheremo di farlo, almeno per il settore che ci compete: difendendo la molteplicità dei cibi e dei sapori, facendo in modo che la giusta tutela dei prodotti locali non si trasformi in una crociata gastronomica indegna della nostra epoca, e in definitiva lottando perché si possa continuare a mangiare tutto. Il che, per una Locusta, è il minimo indispensabile.

Eugenio Peralta





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