Rotari
Pentole Agnelli
Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e ospitalità
domenica 09 dicembre 2018 | aggiornato alle 23:13 | 56765 articoli in archivio


Il turismo internazionale cerca l'originalità, non i menu internazionali da Michelin

05/03/2009
Caro Alberto,
ho letto il tuo splendito editoriale contro i piccoli chimici e gli apprendisti stregoni e ti annuncio che inserirò Italia a tavola come case study del mio prossimoi libro sul "Turismo made in Italy". Da sociologo che studia la domanda internazionale e nazionali di viaggi ricreativi e culturali ti confermo che il turista esperenziale non è quello che ricerca gli effetti speciali (ristorante parodistico della modernità a tutti i costi , ma ama scoprire la varietà delle tradizioni e va alla ricerca dell'autenticità, del legame tra cibo e territorio mediato dalla creatività di cuochi consapevoli di avere un passato dietro le spalle.  
Il ceto medio-alto internazionale sceglie l'Italia perchè è sempre più competente nel valutare l'autenticità conservatasi nel tempo: oltre a rifiutare il menu internazionale, non vuole trovare riprodotti gli schemi interpretativi della Michelin, per cui l'eventuale inversione di rotta dell'Espresso e di Gambero Rosso in dìrezione del Made in Italy dovrebbe essere auspicata.
La nostalgia per le diverse Cucine locali non è un segno di regressione socio-culturale, come creduto dai francesizzanti e dagli intellettuali snob, tra cui molti gourmet, ma la risorsa principale per  sperimentare innovazioni meditate. Che cos'è infatti la tradizione se non una innovazione riuscita? Che cosa c'è di più colto di una tradizione ristorativa a conduzione familiare che si rinnova da generazione in generazione? Vi è uno scrigno di saperi locali, di conoscenze tacite, che devono essere conservate, protette, valorizzate. Le risposte al tuo editoriale di alcuni italianissimi cuochi - e non chef - ci conferma nell'idea di supportare a livello universitario e a livello di assessorati regionali e di Ministero dei Beni culturali la cucina tradizionale con studi, ricerche, premi, agevolazioni per giovani ristoratori ecc.

Buon Lavoro e conta su di me!

prof Nicolò Costa
Università Roma Tor Vergata

Nicolò Costa

Risposta:

Caro Nicolò,
il tuo contributo scientifico a questo dibattito è preziosissimo. Lo è perchè sei uno dei più autorevoli esperti e studiosi di turismo e dei suoi flussi. Ma è prezioso anche per le utilissime indicazioni che fornisci. La nostra posizione di difesa e valorizzazione delle Cucine di territorio, in alternativa a quelle tecnologiche e "astratte", non è solo legata ad problema di salute e  di promozione dei prodotti di qualità della filiera agroalimentare. Alla base c'è anche la necessità di riuscire a fare sistema senza cadere nella trappola della omologazione che premia altri modelli (francese o spagnolo in questo caso). Ancora una volta tu avverti dei rischi che questa omologazione può avere anche su un settore strategico come il turismo. Lo straniero cerca l'originalità italiana che fino a qualche decennio fa trovava solo nell'arte e nei paesaggi e che ora indaga anche a Tavola. Così come possiamo attirare per Raffaello, le Dolomiti, Capri o il Colosseo (che non sono certo prodotti fintamente innovativi), tu indichi nel valore culturale della nostra tradizione culinaria (affinatasi nei secoli e tutt'ora in coso di adeguamento) una ricchezza che non può essere messa in secondo piano per seguire modelli altrui. Concordo pienamente con la tua posizione e ti garantisco il pieno appoggio a quanto si potrà fare per non perdere altre occasioni.

a.l.

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