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Destagionalizzare e decentrare. Così tornano i turisti nelle città d'arte

Il presidente dell'Enit-Agenzia nazionale del turismo, Giorgio Palmucci inquadra la situazione trovando nella crisi un'opportunità per risolvere molte problematiche del settore. Su tutte quella dell'over-tourism. L'estate 2021 vedrà ancora più turisti italiani che stranieri e questo non aiuterà a chiudere i buchi

di Federico Biffignandi
30 maggio 2021 | 05:00
Torneranno i turisti nelle città d'arte? Destagionalizzare e decentrare Così tornano i turisti nelle città
Torneranno i turisti nelle città d'arte? Destagionalizzare e decentrare Così tornano i turisti nelle città

Destagionalizzare e decentrare. Così tornano i turisti nelle città d'arte

Il presidente dell'Enit-Agenzia nazionale del turismo, Giorgio Palmucci inquadra la situazione trovando nella crisi un'opportunità per risolvere molte problematiche del settore. Su tutte quella dell'over-tourism. L'estate 2021 vedrà ancora più turisti italiani che stranieri e questo non aiuterà a chiudere i buchi

di Federico Biffignandi
30 maggio 2021 | 05:00

Le città d’arte sono quelle che a livello turistico hanno sofferto più di tutte la pandemia. Pochi spazi, locali prettamente chiusi, attrazioni indoor e turisti stranieri - innamorati delle bellezze culturali italiane  - ostacolati ad arrivare nel Belpaese per via delle restrizioni. Ma come tutte le crisi, si sono proposte delle opportunità. Su tutte quella di cambiare il modello combattendo il turismo di massa e proponendone uno di qualità con la leva della destagionalizzazione che potrebbe muovere le tendenze e la rinascita. A sostenerlo è Giorgio Palmucci, presidente dell’Enit - Agenzia nazionale del turismo in un’intervista a Italia a Tavola.

Torneranno i turisti nelle città d'arte? Destagionalizzare e decentrare Così tornano i turisti nelle città

Torneranno i turisti nelle città d'arte?


L'andamento turistico nel 2020  è stato pessimo

«Il settore - spiega - si era completamente bloccato l’anno scorso a seguito del lockdown. Il blocco totale di primavera era stato seguito da una piccola ripresa estiva che aveva riguardato più che altro mare e montagna, mentre le città d’arte non avevano visto alcuna ripresa. Roma, Venezia, Firenze, Verona hanno visto l’assenza totale del turista intercontinentale proveniente da Stati Uniti e Oriente. Dunque non è restato altro che affidarsi ad un turismo domestico che però non ha ovviamente potuto coprire i buchi creati nei mesi precedenti. La situazione si è aggravata con la seconda ondata che ha riguardato anche la montagna la quale ha perso tutto il periodo delle vacanze invernali. Allo stato di fatto la situazione delle città d’arte è complessa; si prevede che col green pass e l’accelerazione della campagna vaccinale la situazione possa migliorare per far sì che flussi turistici ripartano, ma serve tempo».

Aiuti economici scarsi, ma compaiono i primi turisti

Anche perché le risorse economiche stanziate dallo Stato non sono state all’altezza. Il Decreto Sostegni Bis ha destinato al turismo 3,3 miliardi che si aggiungono al miliardo e 700 milioni del Decreto Sostegni. Nello specifico sono previste risorse per la montagna, gli operatori, le città d'arte, gli stagionali, le agevolazioni contributive, il credito d'imposta per canoni locazione e il credito d'imposta bis.

Ma, ormai è chiaro, l’unico modo per risalire è tornare a far viaggiare le persone. Nei giorni scorsi per la gioia degli operatori si è iniziata a vedere la luce con un aumento del movimento di turisti stranieri in arrivo all'aeroporto di Fiumicino. Un trend che, da alcuni giorni, è in lento ma progressivo incremento ma che ha trovato ulteriore conferma grazie a diversi gruppi che stanno sbarcando allo scalo romano e che stanno tornando a scegliere l’Italia come meta di vacanze, tra città d'arte e luoghi del turismo religioso.

Anche a Firenze si è mosso qualcosa. I primi turisti, quasi tutti italiani, sono già arrivati nel capoluogo e nelle altre città d’arte toscane, e se è presto per fare previsioni sui numeri, non lo è per gli scenari che gli addetti ai lavori si attendono. Scenari che partono da due certezze: il turismo in auto dai Paesi vicini e quello degli italiani, con la ricerca di luoghi all’aria aperta. Intanto gli alberghi hanno cominciato a riaprire e a giugno lo saranno al 70%.

Giorgio Palmucci Destagionalizzare e decentrare Così tornano i turisti nelle città
Giorgio Palmucci


Un'estate di prossimità

Sarà proprio il turismo italiano, con ogni probabilità, che deciderà le sorti delle città d’arte italiane: se le sceglieranno, si salveranno altrimenti sarà default. «È certo - spiega Palmucci - che il turismo rimarrà di prossimità anche quest’estate, ovvero italiano ed europeo. Gli Stati Uniti potrebbero aprire prima del previsto grazie ai vaccini ma cosa sceglierà la gente? Bisogna considerare che dagli States proviene il 12,5% di turisti in Italia, senza di loro le città d’arte soffriranno ancora e dovranno attendere forse l’autunno per la ripresa».

L'importanza dei ristoranti

Nel frattempo, fortunatamente, gli esercizi pubblici sono tornati a lavorare e dall’1 giugno lo faranno a pieno regime. Una manna per le città che da oltre un anno stanno rischiando di svuotarsi per via di tante chiusure dovute alla crisi. «Gli effetti delle restrizioni - osserva Palmucci - si vedranno nei prossimi mesi, ma è evidente che ci sono attività che rischiano di non riaprire o hanno già chiuso. Detto questo la fiducia della gente sulla sicurezza delle città d’arte è in crescita. In uno studio che abbiamo fatto con il nostro ufficio studi a fine settembre con 4mila turisti italiani e stranieri avevamo visto che avevano apprezzato le misure governative e gli investimenti degli operatori per garantire il rispetto delle misure cautelari. L’85% aveva considerato sicura la destinazione Italia. Io penso che grazie a vaccini e investimenti ci sia una garanzia ancora maggiore visto che la sicurezza sarà la variabile cruciale per scegliere la meta delle vacanze».

Lotta all'over tourism

Da qui, l’occasione per conquistare turisti con misura. «Il fenomeno dell’over tourism - spiega Palmucci - è negativo per i turisti che dovevano affrontare code e lungaggini e per i residenti e gli operatori imbottigliati nel sovraffollamento. Il turismo in quel caso non è di qualità e non porta neanche particolari benefici economici perché non riesce ad offrire un’esperienza, che è quello che il turista cerca di più a oggi. Dovendo ripartire, sono fenomeni da evitare. A questo proposito destagionalizzare potrebbe essere la prima idea per valorizzare la varietà di offerta che vanta l’Italia e poi anche decentrare le destinazioni, proporre località meno conosciute in prossimità dei centri più noti. In ultimo, favorire l’allungamento della permanenza media così da evitare quel turismo che promette di vedere Roma in 2 giorni o addirittura 4 ore scendendo dalla crociera».

E se le città annoiassero? Non è che a forza di vivere le zone rosse sempre nel nostro quartiere, poi si abbia voglia di aria aperta? «Il desiderio di uscire dalla quotidianità c’è - risponde Palmucci - c’è voglia di turismo outdoor perché è mancato moltissimo. Io però penso che noi italiani conosciamo poco l’Italia, visitare Firenze, Roma, Siena, Pisa, Palermo, Napoli deve rappresentare comunque una scoperta di qualcosa di differente da quello che si vive quotidianamente. Ecco perché io credo ci saranno turismi che partiranno più velocemente di altri, ma non posso pensare che nostre città non attirino ancora turisti stranieri».

Occorrono strategie precise

In tutto ciò, il sostegno statale e una strategia per rilanciarsi non possono mancare. «Servono aiuti per le imprese - dice Palmucci - con queste che devono accelerare su principi cardini del piano nazionale del turismo: innovazione, sostenibilità e accessibilità. Rendere più facile possibile l’accesso a beni culturali, ai trasporti è doveroso, bisogna rendere la vita facile al turista. Diventa urgente fare ciò perché il turista che viene da periodi di lockdown almeno durante la vacanza non vuole dover affrontare i problemi quotidiani».

Ma riassumendo, che estate sarà? «Per quanto sta succedendo in Europa - chiude Palmucci - posso dire che possiamo sperare in un’estate migliore dell’anno scorso. Per vedere grandi risultati del 2018-2019 io penso che bisognerà attendere almeno fino al 2022-2023. Gradualmente si migliorerà».


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