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Altro che regole anti-Covid, in 12 a Milano protestano per bere al bar

Un gruppo di stranieri ha messo in scena una protesta dopo che gli era stato negato l'accesso al Nottingham Forest in base alle norme anti-contagio. Indispettiti, si sono sfogati su Google

di Nicola Grolla
06 luglio 2021 | 16:34

Altro che regole anti-Covid, in 12 a Milano protestano per bere al bar

Un gruppo di stranieri ha messo in scena una protesta dopo che gli era stato negato l'accesso al Nottingham Forest in base alle norme anti-contagio. Indispettiti, si sono sfogati su Google

di Nicola Grolla
06 luglio 2021 | 16:34

Seguire le regole, spiegarle ai clienti, essere costretti a dire qualche no causa “disposizioni ministeriali” in tema di sicurezza sanitaria non basta a evitare la maleducazione e una recensione negativa su Google che rischia di incrinare l’immagine (almeno quella digitale) di uno dei locali più conosciuti e apprezzati a Milano. Stiamo parlando del Nottingham Forest, cocktail bar dall’atmosfera intima in viale Piave, gestito da Dario Comini che ho dovuto scontrarsi con un gruppo di 12 persone che a tutti i costi volevano entrare. Tanto da mettere in scena un picchetto di fronte al locale dopo essersi visti vietare l’accesso.

Figlio di un dio minore è il titolo al post con cui Dario Comini ha raccontato lo spiacevole episodio occorso al Nottingham Forest Che effetto fa un

Figlio di un dio minore è il titolo al post con cui Dario Comini ha raccontato lo spiacevole episodio occorso al Nottingham Forest


Lo sfogo su Facebook di Dario Comini

Il fatto è stato raccontato dallo stesso Comini in un post sulla propria pagina Facebook dal titolo “Figli di un dio minore”. La genia a cui Comini fa riferimento è quella dei bar «che non ha diritti ma solo doveri, che deve pagare, tacere e chiudere a chiamata tanto è un lavoro non importante per la società». Una considerazione amara proprio mentre la ripresa del fuori casa va verso il recupero tanto atteso.

Dario Comini Che effetto fa un

Dario Comini


La diatriba davanti al Nottingham Forrest

A innescare l’incidente, il “no” alla richiesta di un gruppo di 12 persone straniere, accompagnate da un italiano, che nel bel mezzo della serata hanno chiesto di poter accedere al locale. «Al di là del fatto che il locale, in quel momento, era completo - racconta Comini raggiunto al telefono - i clienti non hanno sentito ragioni: volevano entrare, mi hanno chiesto di riservargli tavoli separati man mano che si liberavano così da poterci stare tutti sebbene anche sul nostro sito sia sconsigliato presentarsi in gruppi per il tipo di servizio e atmosfera che vogliamo offrire agli avventori. Qui ci sta bene una coppia, al massimo un piccolo gruppo di quattro persone. Non siamo fatti per le compagnie».

Eppure, tutto questo non è bastato per convincere gli avventori che, per ripicca, si sono recati nel bar di fianco, hanno comprato una bottiglia e dei bicchieri di plastica, e si sono piazzati davanti all’entrata del locale impedendo il passaggio dei clienti. Passaggio di cui, nella recensione (in francese) su Google, non c’è traccia: «Il personale non è educato con gli stranieri e non permette l’entrata a un grande gruppo di visitatori per poi imprecare e discutere nel mezzo della strada rovinando così l’impressione di Milano. Per fortuna esistono altri bar». Coda di paglia?

«Lockdown e restrizioni non giustificano la mancanza di rispetto verso lavoro e diritti»

Nonostante le forze dell’ordine, avvertite, non siano arrivate («Ma lo capisco perché Milano è una città grande e immagino fossero impegnate in situazioni ben più importanti di un alterco fuori da un locale»), l’episodio si è risolto dando il là a una riflessione sul rapporto fra clientela e titolari dei locali in un momento in cui la solidarietà e il rispetto delle regole dovrebbero essere sentimenti condivisi. O no? «I clienti sono diventati più insofferenti con la pandemia. Difficilmente accettano regole e limitazioni dopo un anno e mezzo di emergenza. Per fortuna, sono solo una piccola minoranza quelli i cui comportamenti sfociano in questa mancanza di empatia e rispetto per il lavoro e i diritti altrui. Per non parlare del rispetto verso i residenti», afferma Comini.

Il valore di qualche "no" mette al riparo dalla malamovida

Le cronache delle ultime settimane sono piene di episodi di malamovida in cui, a rimetterci, è sempre l’immagine del locale. Un’eventualità che Comini ha ben presente e contro cui combatte mettendo in campo gli strumenti a sua disposizione: «Solo distinguendosi un locale riesce a emergere dalla massa, a rendersi riconoscibile. Per riuscirsi l’unica strada è il rispetto delle regole e la qualità del servizio. Anche a costo di dire qualche “no” quando serve. Perché il guadagno poi non ha prezzo. Basti pensare che, proprio per come lavoriamo noi, per il tipo di servizio che offriamo e il rispetto che osserviamo, sono stati gli stessi condomini del palazzo in cui ha sede il bar a spingerci a installare un dehors così da poter sfruttare anche lo spazio esterno quando ancora era impossibilitato il servizio in sala», racconta Comini.


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