Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
martedì 18 gennaio 2022 | aggiornato alle 21:04 | 81102 articoli in archivio

Obbligo green pass nelle mense a scuola e nelle Rsa, accordo sul decreto

Nel Consiglio dei ministri del 9 settembre il Governo ha dato il via libera all'estensione graduale della certificazione verde. Si parte dalla ristorazione collettiva scolastica e nelle residenze per anziani. Rinviato l'obbligo per i lavoratori di bar e ristoranti. Intanto alla Camera il green pass è stato approvato con 259 sì e 34 no. Si allarga anche l'obbligo vaccinale

di Nicola Grolla
09 settembre 2021 | 15:47
Per gli operatori esterni delle mense scolastiche previsto l'obbligo di green pass Obbligo green pass nelle mense a scuola e nelle Rsa, accordo sul decreto
Per gli operatori esterni delle mense scolastiche previsto l'obbligo di green pass Obbligo green pass nelle mense a scuola e nelle Rsa, accordo sul decreto

Obbligo green pass nelle mense a scuola e nelle Rsa, accordo sul decreto

Nel Consiglio dei ministri del 9 settembre il Governo ha dato il via libera all'estensione graduale della certificazione verde. Si parte dalla ristorazione collettiva scolastica e nelle residenze per anziani. Rinviato l'obbligo per i lavoratori di bar e ristoranti. Intanto alla Camera il green pass è stato approvato con 259 sì e 34 no. Si allarga anche l'obbligo vaccinale

di Nicola Grolla
09 settembre 2021 | 15:47

Lestensione dell’obbligo del green pass fa un ulteriore passo avanti e coinvolge tutte quelle categorie di lavoratori che, per eseguire la propria mansione, entrano all’interno di scuole, università e residenze sanitarie. Detto diversamente, gli operatori delle mense, gli addetti alle pulizie e i dipendenti delle ditte di manutenzione dovranno munirsi della certificazione verde per lavorare all’interno di queste particolari strutture. Una prima tappa di un percorso già tracciato dal Governo guidato da Mario Draghi che punta, progressivamente, a inglobare all’interno dell’obbligo di green pass una platea di lavoratori sempre più ampia. Prossimo step? Le figure professionali delle attività a maggior contatto con il pubblico, a partire da bar e ristoranti.

Per gli operatori esterni delle mense scolastiche previsto l'obbligo di green pass Obbligo green pass nelle mense a scuola e nelle Rsa, accordo sul decreto

Per gli operatori esterni delle mense scolastiche previsto l'obbligo di green pass

 

Estensione del green pass, un passo alla volta

Mentre alla Camera si è conclusa la conversione in legge del decreto entrato in vigore il 6 agosto con cui si introducevano i primi obblighi di utilizzo del lasciapassare sanitario per accedere ad alcune attività e servizi (359 sì e 34 no), il Governo fa uno scatto in più. E dopo l’obbligo per tutto il personale scolastico e universitario (studenti universitari compresi), tocca agli operatori esterni di mense, aziende di pulizia e manutenzione esterni mostrare la certificazione verde per accedere al luogo dove svolgere la propria mansione. Obbligo di green pass anche per i genitori degli studenti.

La quadra è stata trovata durante il Consiglio dei ministri del 9 settembre dopo giorni di tensione all’interno della maggioranza, con la Lega di Matteo Salvini che alla Camera ha “strappato” due volte votando insieme a Fratelli d’Italia due emendamenti contrari al green pass.

 

Mense, primo banco di prova

Questa prima estensione riguarda, essenzialmente, il mondo della ristorazione collettiva scolastica: circa 40mila addetti che dal 13 settembre entreranno in servizio nei refettori scolastici e universitari. A questi si aggiungono anche i lavoratori che si occupano di preparare pranzi e cene all’interno delle Rsa a cui è chiesto anche il vaccino obbligatorio. Stessa cosa anche per i dipendenti delle residenze per anziani (amministrativi compresi). Dovere a cui finora sottostava solo il personale sanitario.

Nei giorni scorsi, le associazioni di categoria della ristorazione collettiva avevano già fatto sentire la propria voce sul tema: «Per noi è importante che ci sia sempre più chiarezza nelle modalità in cui possiamo svolgere il nostro servizio, lo abbiamo sempre fatto anche in pieno lockdown rispettando le regole che ci siamo dati tutti, aziende sindacati e PA. Siamo pronti a garantire che anche i nostri operatori abbiano il green pass nei servizi di ristorazione collettiva dedicati alla PA, chiediamo solo regole certe e che le nostre aziende non devono essere nuovamente disorientate, sarebbe dannoso per un settore già fortemente colpito dalla pandemia e che ci allontanerebbe da quel ritorno alla normalità tanto auspicato», aveva fatto sapere in una nota Anir-Confindustria, associazione che raggruppo alcuni dei maggiori player della ristorazione collettiva.

Stessa posizione già espressa anche da parte di Oricon, l'osservatorio sulla ristorazione collettiva nazionale: «Fare chiarezza sull'utilizzo del green pass per gli operatori delle mense ed evitare che ogni amministrazione si muova in autonomia è un atto di responsabilità per poter continuare a garantire la fornitura di un servizio essenziale, soprattutto per i più giovani», aveva dichiarato il presidente Carlo Scarsciotti. «Occorrono regole chiare e uniformi sul territorio, anche in merito alle modalità di controllo della certificazione tra i dipendenti: senza una eventuale piattaforma a disposizione di tutto il personale che lavora in una scuola senza distinzione tra insegnanti, personale amministrativo e delle mense, che proteggerebbe la privacy, il controllo da parte del datore di lavoro o un suo delegato sarebbe in contrasto con lo statuto dei lavoratori oltre ad essere complicato e costoso», aveva poi aggiunto.

 

Bar e ristoranti? Tutto rinviato

Tutto rinviato alla prossima settimana e a un altro decreto, invece, per quanto riguarda bar e ristoranti. La misura però è data per scontata. E da tempo richiesta anche dalle associazioni di categoria come Fipe e Confcommercio. D’altronde, diventa sempre più insostenibile la contraddizione per cui al cliente che vuole pranzare o cenare all’interno di un locale sia richiesto di dimostrare il green pass ma la stessa solerzia non sia applicata a camerieri, sommelier, direttori di sala, ecc. Un tema su cui Italia a Tavola si è spesa più volte. Estendere l’obbligo di certificazione verde anche ai lavoratori dell’Horeca, infatti, permetterebbe di prendere due piccioni con una fava: da un lato si potrebbero trasformare bar, ristoranti ma anche pasticcerie, caffetterie, pizzerie, ecc in presidi quanto più possibili covid-free; dall’altro si ripristinerebbe quel clima di fiducia e reciprocità su cui si basa il buon esito del business ristorativo.

 

 

Questo ulteriore passo, inoltre, permetterebbe al Governo di procedere spedito seppur con gradualità verso l’ulteriore estensione del green pass ad altri settori. Supermercati, parrucchieri, estetisti ma anche dipendenti della Pubblica Amministrazione (di cui il ministro Renato Brunetta ha inaugurato il ritorno in ufficio dopo lo smart working coatto causato dalla pandemia) e del settore privato; dalle grandi alle piccole aziende. Certo, soprattutto su quest’ultimo punto, di strada ce n’è ancora da fare e il tema si riallaccia a quello dell’obbligo vaccinale tout court. Argomento che nelle scorse settimane aveva già messo in rotta di collisione i rappresentanti degli imprenditori e quelli dei lavoratori.

E per la ristorazione sarebbe un grande nodo da sciogliere perchè due dipendenti su dieci non sono vaccinati, stando all'allarme lanciato da Tni Italia, nonostante siano ormai mesi che se ne discute e nessuna sigla sindacale si è mai opposta a questa soluzione.

«Siamo uno dei settori più penalizzati dell'era Covid - afferma Raffaele Madeo, portavoce del sindacato del mondo Horeca - molti dei nostri dipendenti ancora non si sono vaccinati. Rischiamo di perdere il 20% del personale in una fase caratterizzata dalla difficoltà di reperimento delle risorse umane a causa, in primis, del reddito di cittadinanza. Come potranno le aziende del settore continuare a dare un servizio? Non c'è la possibilità dello smart working, non possiamo rimandare una pratica al giorno dopo o chiudere anche solo per un giorno, come avviene nel settore pubblico: i clienti arrivano e noi li serviamo senza attese. Non possiamo rimandare un pasto al giorno dopo. Chiediamo perciò al governo di consentire una forma agevole per assunzioni temporanee, come i voucher, in attesa che possa essere trovata una soluzione per i dipendenti della ristorazione che non vogliono o non possono vaccinarsi».

«Va bene incentivare i vaccini - prosegue Madeo - ma il settore è in sofferenza. Si avvicina la stagione autunnale dove non sarà possibile il servizio all’aperto. I clienti diminuiranno e se le imprese non saranno in grado di garantire il servizio nei pochi giorni di lavoro, per alcune di loro sarà il tracollo. La reintroduzione dei voucher lavoro per il settore, con una regolamentazione che consenta un uso corretto dello strumento, potrebbe invece arginare il problema in attesa del completamento della campagna vaccinale». «Abbiamo riaperto - conclude Madeo - ma il governo deve consentirci di non chiudere più, non per decreto ma lasciandoci fare il nostro lavoro».

Una situazione sicuramente delicata che però deve partire da un principio: quello di garantire la salute pubblica, che innesca un circolo virtuoso ad ampio raggio e che comprende la ripresa dell'economia. Una ripresa stabile e solida che non costringa più le imprese a navigare a vista.

© Riproduzione riservata

 
Voglio ricevere le newsletter settimanali