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Dopo 11 anni da barista diventa commessa: “Ora ho stipendio e orari di lavoro certi”

Noemi Congiu ha abbandonato la professione che fin da ragazza sognava di intraprendere. La pandemia l'ha spinta verso il settore del commercio: “Almeno non lavoro più sette giorni su sette, ho ferie, permessi e malattia e finalmente posso pianificare il mio futuro. Nella ristorazione, invece, non si rispettano i contratti di lavoro”

di Martino Lorenzini
18 maggio 2022 | 13:00
Dopo 11 anni barista diventa commessa: “Ora ho uno stipendio e orari di lavoro certi”
 
Dopo 11 anni barista diventa commessa: “Ora ho uno stipendio e orari di lavoro certi”

Dopo 11 anni da barista diventa commessa: “Ora ho stipendio e orari di lavoro certi”

Noemi Congiu ha abbandonato la professione che fin da ragazza sognava di intraprendere. La pandemia l'ha spinta verso il settore del commercio: “Almeno non lavoro più sette giorni su sette, ho ferie, permessi e malattia e finalmente posso pianificare il mio futuro. Nella ristorazione, invece, non si rispettano i contratti di lavoro”

di Martino Lorenzini
18 maggio 2022 | 13:00
 

Ha iniziato da giovanissima, il suo sogno è sempre stato quello di stare dall'altra parte del bancone e di diventare un capo barman.

In undici anni si è fatta una dura gavetta, iniziando dapprima a servire ai tavoli e svolgendo i più svariati incarichi, fino a guadagnarsi l'agognata qualifica. Ma poi al termine del lockdown e della pandemia Noemi Congiu ha deciso di mollare l'impiego cambiando completamente settore. Ora è passata dal settore della ristorazione a quello del commercio. «Faccio la commessa in un supermercato. Non era quello che avrei voluto fare nella vita, ma almeno ho un impiego certo, lavoro in base a quanto è previsto dal contratto, ho le ferie, non lavoro più sette giorni su sette e posso pianificare al meglio il mio futuro». L'esperienza di Noemi Congiu è un chiaro esempio del perché tanti lavoratori stanno lasciando il mondo della ristorazione e dell'accoglienza. L'abbiamo quindi intervistata per capire cosa è accaduto in questi anni.

Dopo 11 anni barista diventa commessa: “Ora ho uno stipendio e orari di lavoro certi”

Dopo undici anni lascia il posto da barista e va a fare la commessa

Noemi Congiu ha 31 anni e vive in Sardegna; da quando ne aveva venti ha lavorato nel settore della ristorazione.

Cosa hai fatto in questi anni?
Ho iniziato come cameriera ai tavoli. Poi sono cresciuta professionalmente fino a diventare capo barman.

Hai lavorato sempre in Sardegna?
In prevalenza sì. Poi negli ultmi anni mi sono trasferita a Milano. Mi sono trovata fin da subito bene, ma purtroppo c'è stata l'emergenza pandemica e quindi sono stata in cassa integrazione fino a quando sono tornata in Sardegna.

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Come mai hai deciso di fare la commessa?
Soltanto a Milano mi garantivano uno stipendio congruo e riconoscevano la relativa qualifica lavorativa, ovvero quella di barman di ottavo livello. Ma avendo già investito 5mila euro in occasione del trasferimento, ho preferito non rischiare di tornare e di vivere un altro lockdown. Anche se a Milano erano pronti a darmi un terzo in più dello stipendio, ovvero sarei passata da 1.500 a 2mila euro al mese, ma ho optato per un salario più sicuro, che mi avrebbe garantito di lavorare anche se ci fosse stata una nuova ondata pandemica. Per questo ho deciso di passare al settore commerciale e di fare la commessa.

In Sardegna hai ricevuto altre proposte per lavorare nella ristorazione?
Ne ho ricevute parecchie, ma erano tutte fuori da ogni logica e al momento non sono assolutamente propensa a tornare a fare quello che facevo in passato. Magari ti capita di iniziare alle 15 e di arrivare a tirare le 2 e quando si è in piena stagione si finisce anche per tornare a casa alle 5. Il tutto per uno stipendio netto di 1.300 euro e lavorando sei giorni su sette. Ma non solo, ho ricevuto anche una proposta dove mi si diceva di lavorare pe 24 ore settimanali, ma poi quando ho iniziato il giorno seguente mi è stato chiesto di arrivare al lavoro un'ora prima e di saltare il giorno libero, nonché di lavorare ben oltre le ore concordate da contratto. Per cui l'ho subito rescisso. Tra l'altro non riconoscevano il mio livello di qualifica inquadrandomi come un livello 3 quando in realtà sono un 8. Queste sono tutte cose che ho scoperto quando ho potuto realmente mettere le mani sul contratto di lavoro, visto che prima di iniziare non mi è stato possibile vederlo.

 

 

Cosa ha significato per te cambiare il mestiere e iniziarne uno nuovo?
Tanto. Lavorare come capo barman era il sogno della mia vita. È quello che mi piace fare e che vorrei continuare a fare, ma ho preferito un'altra professione. Facendo la commessa ho anche la tredicesima e la quattordicesima, posso quindi pagare l'affitto senza patemi o chiedere anche solo un banale finanziamento da 2mila euro in banca. Inoltre ho un piano ferie e so che c'è qualcuno pronto a sostituirmi e a prendere il mio posto. Posso andare in malattia se mi succede qualche cosa e non ho problemi se devo prendere un permesso per una visita. Posso anche lavorare più ore del previsto, ma poi queste mi vengono riconosciute come straordinario in busta paga, oppure mi vengono scalate dai giorni successivi. In passato, invece, durante i lavori come stagionale mi è capitato di venire negato un permesso ferie chiesto con 3 mesi di anticipo perché non ci sarebbe stato nessuno a prendere il mio posto.

Come si può uscire da questa situazione?
Servono anzitutto maggiori controlli. Impedire che ci siano situazioni dove, come nel mio caso, in passato è successo che mi prorogassero di tre mesi in tre mesi il contratto da stagionale senza poi assumermi. Se provi a protestare o a ribellari ti dicono quella è la porta e ti mandano via. Anche per questo motivo sono fuggita dalla Sardegna. I titolari devono inoltre capire che bisogna dare il giusto peso alla professionalità e agli anni di esperienza riconoscendola in busta paga. Non possiamo tutti sempre essere equiparati a dei ragazzini senza esperienza. Infine, devono capire che i dipendenti devono potersi fare una vita al di là del lavoro, riconoscendo quindi le necessarie pause e i momenti di riposo. L'azienda non è del dipendente, ma semmai è del titolare.

Spesso si sente dire che i giovani d'oggi non vogliono più lavorare, è vero?
Non è così. Se si valorizza questa professione e la si tratta al pari delle altre, ovvero eliminando gli "impieghi farlocchi", garantendo i diritti e facendo rispettare i contratti di lavoro, la gente e in particolare i giovani, verranno a lavorare.

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