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Pentole Agnelli

Pinot nero, re dell’Alto Adige
Profumato, elegante e avvolgente

Pinot nero, re dell’Alto Adige 
Profumato, elegante e avvolgente
Pinot nero, re dell’Alto Adige Profumato, elegante e avvolgente
Pubblicato il 22 ottobre 2020 | 10:21

Considerato il vitigno più raffinato e antico di queste zone, la sua coltivazione vanta una storia di millenni. A livello mondiale, è una delle prime 10 varietà. Mazzon è una delle zone più importanti.

Il Pinot nero è forse considerato il più regale fra i rossi dell’Alto Adige. Qui, grazie al clima e al terreno, si veste di profumi finissimi e si distingue per un’eleganza fuori dal comune. È il vitigno più antico di queste latitudini. Il fatto che la sua coltivazione si sia protratta per millenni ha fatto sì che nei vari territori assumesse nomi locali diversi, ma dal 1894 il suo nome ufficiale in Francia diventò Pinot noir, mentre in Germania, dal Novecento, assunse la denominazione di Blauer Spätburgunder (“Pinot nero tardivo”). In Alto Adige, come pure in Austria, si è imposta la denominazione Blauburgunder.

Foto: IDM Alto Adige/Florian Andergassen - Pinot nero, re dell’Alto Adige Profumato, elegante e avvolgente
Foto: IDM Alto Adige/Florian Andergassen

A livello mondiale, il Pinot nero è una delle prime dieci varietà, con una forte presenza nel territorio francese, statunitense, neozelandese e italiano. La coltivazione in Alto Adige si concentra principalmente sui versanti occidentali della Bassa Atesina, in particolare nei comuni di Montagna ed Egna, ma è un vitigno che prospera bene anche sulle colline dell’Oltradige.

Il suo profumo intenso di bacche rosse e scure, le note olfattive di chiodi di garofano e violetta e l’eleganza piena con cui avvolge il palato ne fanno un vino di grande classe e presenza. Le guide enologiche italiane più importanti concordano nell’assegnare all’Alto Adige la palma d’oro dei Pinot nero prodotti a sud delle Alpi. È un vitigno molto sensibile, il più difficile da allevare anche in Alto Adige per la sua buccia sottile e delicata. Sa raccontare perfettamente il terroir, con una precisa stilistica altoatesina: c’è una parte di frutta molta matura, frutta rossa come fragolina di bosco e lampone, poi ginepro, acidità e tannini presenti ma morbidi. Sono vini tondi la cui bellezza è che sono buoni fin da giovani e, allo stesso tempo, invecchiano benissimo grazie alla grande longevità potenziale.

SUPERFICIE DI PRODUZIONE

494 ha (8,9% della superficie vitata in Alto Adige)

ALLEVAMENTO

prevalentemente a spalliera

POSIZIONE PREFERITA

terreni detritici calcarei

SINONIMI

Pinot noir, Blauburgunder, Spätburgunder

ABBINAMENTI CONSIGLIATI

selvaggina ungulata e da penna, agnello da latte, coniglio, arrosti, formaggi stagionati


Mazzon, il grand cru del Pinot nero in Alto Adige
«Mazzon - spiega Eros Teboni, certified sommelier della Court of Master Sommelier e miglior sommelier Wsa 2018 - è una piccola frazione del comune di Egna, situato nella Bassa Atesina, la parte più meridionale della provincia autonoma di Bolzano, che deve la sua notorietà al vigneto di Pinot nero che si trova sul suo territorio. Si colloca sulla prima fascia collinare (tra i 300 e i 425 metri di altitudine), sulla sinistra orografica dell’Adige. Protetto dalle montagne circostanti dai venti freddi provenienti da nord e da est, gode delle miti correnti dell’Ora, la brezza pomeridiana che soffia dal Garda, e di un’insolazione che, sebbene limitata nelle prime ore della mattina, si protrae invece a lungo la sera, portando a un repentino abbassamento della temperatura al calar del sole, condizione estremamente utile per la fissazione delle componenti aromatiche delle uve. Mazzon è sicuramente una delle zone più importanti per il Pinot nero in Alto Adige e ha come caratteristica la produzione di Pinot nero molto corposi, muscolosi con una parte di frutto molto più maturo rispetto alle altre. In bocca preminenti sono i sentori di lampone, fragolina di bosco molto matura e con un’acidità molto morbida e dei tannini vellutati e setosi. A livello di naso il Pinot nero di Mazzon è mediamente espressivo, con una parte di ginepro speziata che esalta sicuramente il varietale primario del Pinot nero. Nel bicchiere il Pinot nero di Mazzon si presenta leggermente più scuro, un po’ più rosso rubino intenso rispetto a un rosso rubino classico degli altri Pinot nero».

Questa varietà occupa più dei due terzi della superficie vitata della zona di Mazzon, che complessivamente ammonta a circa 65 ettari. Le vigne poggiano su un terreno di rocce calcaree con prevalenza di arenarie e siltiti, particolarmente adatto per un Pinot nero di grande qualità.

Foto: IDM Alto Adige/Florian Andergassen - Pinot nero, re dell’Alto Adige Profumato, elegante e avvolgente
Foto: IDM Alto Adige/Florian Andergassen

I piatti preferiti del Pinot nero
Versatilità: questa è la parola d’ordine del Pinot nero, che grazie alle sue note e alla finezza si presta ad accompagnare tantissimi piatti. L’agnello, per esempio, nelle sue preparazioni più delicate, è il compagno ideale di questo rosso, ma anche insieme ai funghi, al formaggio o allo speck ha molto da dire: da provare insieme al “risotto d’orzo con speck, mele e formaggio”, di cui riportiamo la ricetta.

Risotto d’orzo con speck, mele e formaggio
Ingredienti (per 4 persone): 300 g orzo perlato, 1 l brodo di carne o vegetale, cipolla, 30 ml vino bianco, 60 ml olio d’oliva, 150 g Speck Alto Adige Igp, 100 g formaggio Stelvio, mela altoatesina (es. Gala), 20 g burro
Preparazione: tagliare la cipolla a dadini e soffriggerla in olio di oliva. Aggiungere l’orzo perlato, lasciare rosolare per qualche minuto, sfumare con il vino, e continuare la cottura aggiungendo il brodo poco alla volta fino a quando l’orzo sarà al dente (circa 40 minuti). Tagliare lo speck a striscioline sottili e rosolarlo. Poco prima che l’orzo sia cotto aggiungere lo speck e terminare la cottura. Rosolare la mela nel burro e aggiungerla all’orzo. Regolare di sale e pepe e aggiungere un po’ di erba cipollina. Servire l’orzo in un piatto fondo, guarnire con striscioline di speck e infine aggiungere il formaggio grattugiato.

Per informazioni: www.vinialtoadige.com

© Riproduzione riservata


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Alberto Lupini


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