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Thomas Cook, è bancarotta
A rischio 22mila lavoratori

Thomas Cook, è bancarotta 
A rischio 22mila lavoratori
Thomas Cook, è bancarotta A rischio 22mila lavoratori
Primo Piano del 23 settembre 2019 | 10:10

Il tour operator britannico, fondato nel 1841, ha dichiarato nella notte di non aver trovato i creditori necessari per salvare la compagnia. 150mila turistici britannici rischiano di non tornare dalle vacanze. Uno scossone che rischia di coinvolgere l’intero comparto turistico anche fuori dai confini nazionali britannici.

Un evento che potrebbe avere un forte impatto non solo sul settore turistico inglese. Novemila sono i lavoratori britannici a rischio, 22mila quelli sparsi nel mondo, ma il problema più imminente è quello dei vacanzieri che avevano prenotato il volo di rientro dalle ferie con la compagnia che ora deve mettere in atto quella che la Bbc ha già definito “la più grande operazione di rimpatrio in tempi di pace”.

150mila viaggiatori britannici saranno rimpatriati dallo Stato (Thomas Cook, è bancarotta A rischio 22mila lavoratori)
150mila viaggiatori britannici saranno rimpatriati dallo Stato

Problema economico ovviamente che potrebbe costare fino a 600 milioni di sterline finanziati attraverso il fondo di garanzia Atol, il sistema di protezione amministrato dall'ente dell'aviazione civile britannico e finanziato dalle industrie del settore. I 150mila vacanzieri però - almeno stando a quanto ipotizza il Financial Times - non sarebbero i soli a trovarsi in difficoltà. Ce ne sarebbero altri 350mila stranieri (ma le stime potrebbero essere in difetto) che andrebbero riportati a casa con conseguenti costi.

Il neo premier britannico Boris Johnson non le ha mandate a dire: «C'è da chiedersi quanto i dirigenti di queste società fossero adeguatamente incentivati a risolvere i loro problemi - ha detto - è una situazione molto difficile e ovviamente i nostri pensieri sono rivolti ai clienti di Thomas Cook, i vacanzieri che ora potrebbero avere difficoltà a tornare a casa. Faremo del nostro meglio per riportarli a casa. In un modo o nell'altro lo Stato dovrà intervenire per aiutare i vacanzieri bloccati».

Uno scossone che rischia di coinvolgere l’intero comparto turistico anche fuori dai confini nazionali se si considera che la bancarotta è frutto di molti fattori comuni a molti altri Paesi, come la tendenza dei turisti ad organizzarsi le vacanze autonomamente e l’incognita Brexit che sta tenendo tutto il mondo sotto scacco.

Sul fallimento di Thomas Cook è intervenuta in giornata Federalberghi con una nota, in cui esprime la sua preoccupazione: «In poche ore - dice il presidente Bernabò Bocca - siamo stati contattati da molti alberghi, ciascuno dei quali vanta nei confronti del tour operator inglese crediti per decine di migliaia di euro, a volte centinaia di migliaia. Le istruzioni diffuse dalla compagnia si soffermano sulla tutela dei turisti, bloccando la partenza di coloro che stavano per mettersi in viaggio e coordinando il rimpatrio di coloro che sono attualmente in vacanza. Ma neanche una parola in relazione agli alberghi e agli altri partner, che si ritrovano con il cerino acceso in mano. Si conferma, ancora una volta, che la direttiva europea sui pacchetti di viaggio è una norma lacunosa, che non tiene conto del ruolo delle imprese turistico ricettive».
 
«Chiediamo al Governo italiano - aggiunge Bocca - di intervenire con urgenza presso le autorità inglesi e degli altri paesi in cui operano le altre società del gruppo di Thomas Cook, per tutelare la posizione delle imprese italiane. Nel contempo, suggeriamo ai nostri soci di informare eventuali clienti che hanno prenotato con Thomas Cook e che stanno per arrivare, affinché sappiano che dovranno saldare il conto in albergo, per poi chiedere alle competenti autorità inglesi il rimborso di quanto versato a Thomas Cook».

Per il presidente di Confesercenti Campania, Vincenzo Schiavo, il fallimento di Thomas Cook rappresenta «la spallata più forte che il mondo del turismo abbia ricevuto negli ultimi dieci anni. In Italia sono migliaia le imprese coinvolte: alberghi, ristoranti, agenzie di viaggio e operatori del trasporto, che perderanno centinaia di migliaia di euro».

«Solo in Campania  - prosegue Schiavo - ci sono almeno 200 aziende che lavoravano facendo affidamento sul gruppo: per anni Thomas Cook è stato una garanzia di qualità per il turismo, un partner fondamentale scomparso dalla sera alla mattina. Un danno nel lungo periodo, a cui si aggiunge quello immediato legato alla perdita delle prenotazioni e alle difficoltà che inevitabilmente sorgeranno con i clienti che hanno prenotato – e pagato – con il gruppo inglese».

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