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Onorato e le navi di Tirrenia
Mauro Pili: Blitz per farlo fallire

Onorato e le navi di Tirrenia 
Mauro Pili: Blitz per farlo fallire
Onorato e le navi di Tirrenia Mauro Pili: Blitz per farlo fallire
Pubblicato il 24 settembre 2019 | 12:46

Prosegue la battaglia dell’ex presidente della Sardegna contro l’armatore che aveva inglobato nel suo gruppo la compagnia di navigazione, colpevole a suo dire di aver venduto navi ormai in disuso a cifre gonfiate.

Stando alle ultime informazioni raccolte da Mauro Pili, sarebbe scattata un’operazione negli Stati Uniti per smascherare una possibile frode milionaria messa in atto dallo stesso Onorato. Secondo Pili questo sarebbe l’atto decisivo che dovrebbe portare alla fine di una vicenda che in precedenza aveva definito «vergognosa». La denuncia di Pili era passata anche dal lancio di una petizione proposta sul sito change.org. Questa la versione integrale dell’ultimo aggiornamento redatto dallo stesso Mauro Pili e pubblicato sul sito della petizione, cui hanno già aderito oltre 63mila persone:

Al centro della denuncia una trattativa tra lo Stato e Tirrenia (Onorato (Tirrenia) alle strette Pili: Blitz per farlo fallire)
Al centro della denuncia una trattativa tra lo Stato e Tirrenia

L'operazione è scattata nelle ultime ore, tra New York e Cheyenne, la capitale dello Stato del Wyoming negli Stati Uniti. La scintilla che ha acceso l'incendio internazionale sul gruppo Moby Tirrenia è stata l'operazione che ho denunciato in solitudine 15 giorni fa con la vendita di due navi nuove, in cambio di 70 milioni di euro e due vecchi catorci di oltre 30 anni di vita.

Un'operazione talmente incredibile che in pochi avevano creduto alla mia circostanziata denuncia. In realtà 72 ore dopo Onorato era stato costretto ad uscire allo scoperto e dichiarare l'intero pacchetto chiuso con la compagna danese Dfds.
La svendita di navi nuove e l'incasso di denaro liquido ha acceso i riflettori mondiali sull'intero sistema finanziario messo su da Onorato, compresa quella liquidità portata a casa senza alcuna destinazione dichiarata. Nonostante in Italia e in Sardegna i media sceglievano la strada del silenzio ignorando la mia denuncia a livello internazionale la partita era ben diversa.

I fondi internazionali si muovevano con una rapidità inaudita. La prima mossa la mette a segno la Prudential, uno dei gruppi finanziari più esposti che cede di botto la sua quota ad alcuni hedge fund, fondi speculativi: a farsi avanti ci sono quelli più scafati a livello mondiale, Cheyenne Capital, York Capital, Soundpoint Capital.

Intravvedono il tracollo finanziario e si buttano a capofitto considerato che il Bond lussemburghese di 300 milioni valeva ormai appena il 30% del suo valore iniziale. Un'occasione ghiotta per i fondi internazionali che rastrellano la maggioranza del titolo e attivano immediatamente l'azione di insolvenza prima che sia troppo tardi. A far scattare l'operazione congiunta sono le più grandi società specializzate in fondi in difficoltà a livello mondiale.

La prima a farsi avanti dovrebbe essere stata la Cheyenne Capital, società leader sul sistema finanziario con sede a Cheyenne, la capitale e più popolosa città dello Stato del Wyoming, e capoluogo della contea di Laramie. Segue la York Capital, con sede nella centralissima Fifth Avenue di New York, nel cuore di Manhattan. E infine delle società note e scese in campo c'è la Soundpoint Capital. Un altro colosso americano che gestisce attività finanziarie per oltre 21,1 miliardi di dollari. Sono loro che resesi conto di quanto stava accadendo con la vendita di navi e incassi di notevoli quantità di denaro liquido hanno deciso di bussare alla porta del tribunale di Milano per avviare le procedure concorsuali che in Italia vogliono dire insolvenza e fallimento.

Per portare i documenti nel palazzaccio milanese non si sono rivolti all'avvocato sotto casa. A firmare l'operazione legale dovrebbe essere uno dei più grandi studi legali finanziari al mondo, Dla Piper. Sedi in mezzo mondo, da quella di via dei Due Macelli 66 a Roma a quella in Luxembourg, in Avenue John F. Kennedy a poche centinaia di metri dalla Borsa internazionale dove Onorato ha chiesto e ottenuto nel 2016 un'obbligazione finanziaria da 300 milioni, un bond che oggi vale meno di un terzo del capitale iniziale.

DLA Piper, studio legale presente in oltre 30 Paesi, in America, Asia-Pacifico, Europa, Africa e Medio Oriente conosce bene il mondo finanziario mondiale e sa bene che quello che sta avvenendo mette a rischio il risarcimento di quegli investitori. E non è un caso che tra i loro clienti ci siano le principali multinazionali e società incluse nelle classifiche Global 1000 e Fortune 500. Oltre la metà sono società incluse nell’indice Fortune 250, mentre quasi la metà sono incluse nell’indice FTSE 350 o sono da queste controllate.

Non fanno in tempo a presentare l'avvio di procedura concorsuale e dunque d'insolvenza e conseguentemente fallimentare che Onorato in serata, alle 18.07, manda un avviso urgente alla Borsa di Lussemburgo con la quale informa di aver deciso di denunciare uno dei più grandi studi legali finanziari mondiali.

Almeno sono in buona compagnia. Per il gruppo Moby - Tirrenia l'avvio delle procedure sono del tutto prive di fondamento e, di conseguenza, intende contestare l'azione da essi intrapresa con tutti i mezzi appropriati. Comprensibile e anche scontato. In gioco c'è il fallimento del gruppo. Il Governo italiano, la Regione Sardegna stanno a guardare, complici e ignavi, tutti tutelano i propri capitali tra lo Stato e la Regione. Lo Stato se ne frega, sta per perdere 180 milioni di euro, e niente ha fatto dopo la condanna di 29 milioni di euro da parte dell'Autorità garante visto che si trattava di un fondato motivo per la revoca/risoluzione immediata della convenzione sulla continuità territoriale. Per non parlare della regione Sarda inutile, ignava e complice!

© Riproduzione riservata

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