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di Enrico Saravalle
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Il caso di Cantina Settesoli e Selinunte
Quando la burocrazia frena lo sviluppo

Il caso di Cantina Settesoli e Selinunte 
Quando la burocrazia frena lo sviluppo
Il caso di Cantina Settesoli e Selinunte Quando la burocrazia frena lo sviluppo
Pubblicato il 23 novembre 2015 | 17:32

Da più di un anno Cantina Settesoli cerca di finanziare il restauro del sito archeologico di Selinunte, inciampando nei lacci burocratici della Regione. L’ultimo riguarderebbe una legge sulla sponsorizzazione

Metti un parco archeologico che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) richiamare milioni di visitatori all’anno ma che sopravvive a stento tra incuria, mancanza di manutenzione e di restauri. E metti anche una cantina tra le più titolate dell’intera Sicilia che vorrebbe (anche qui il condizionale è d’obbligo) contribuire allo sviluppo del parco suddetto, con sponsorizzazioni e fund raising (raccolta fondi), ma non può, perché una burocrazia miope e ottusa glielo impedisce. Eccola un’altra storia made in Sicily, i cui protagonisti sono Selinunte (tra le più famose città della Magna Grecia sulla costa occidentale dell’Isola) e il suo parco da un lato e le Cantine Settesoli di Menfi (Ag) (tra i più grandi produttori del Belpaese vinicolo), dall’altro.



Una storia alla Ionesco, assurda e incredibile, se non esistesse un dossier (messo a punto con precisione teutonica dal presidente della Cantina Vito Varvaro) che racconta passo dopo passo una vicenda di buropazzia. Da più di un anno, infatti, Settesoli cerca disperatamente di finanziare il restauro del sito archeologico selinuntino (il più importante del Mediterraneo, a sentire esperti e studiosi), in particolare dell’area del Tempio C, sulla Acropoli a picco sul mare. E dire che Selinunte avrebbe un bisogno disperato di questo denaro: nel corso degli ultimi anni, i tagli dissennati alla spesa pubblica e un certo immobilismo gattopardesco di dirigenti e responsabili non hanno permesso di effettuare lavori di ordinaria manutenzione né tanto meno di straordinaria: le campagne di scavo vanno a rilento (o sono ferme del tutto), i restauri segnano il passo, la cartellonistica è gravemente deteriorata, illeggibile o assente, la pulizia... lasciamo perdere.

Ecco che, allora, Cantine Settesoli cercano di bypassare divieti incrociati, pastoie politiche, lacci e lacciuoli e nell’estate 2014 affermano: siamo pronti a finanziare la riqualificazione dell’area. Tutti applaudono il proposito mecenatistico e tutti si dicono, a parole, d’accordo: dice sì il direttore del Parco, Leto Barone, il comitato tecnico-scientifico approva, il sindaco di Castelvetrano (Tp), Felice Errante, acconsente come pure l’assessorato regionale ai Beni culturali. E allora cosa non funziona? Qual è il granello che blocca l’ingranaggio? Non è dato saperlo. O meglio, di cose che non funzionano e di granelli bloccatutto ce ne sono diversi, dicono e scrivono i burocrati della Regione, ovviamente in burocratese: manca, prima di tutto, una procedura a evidenza pubblica, poi bisogna preparare un bando di gara, quindi bisogna rispettare i tempi.



Il tutto si trascina per più di un anno e arriviamo ad oggi 2015, quando non sapendo come rendere inoffensivo il caparbio mecenate, i funzionari della Regione hanno pontificato che non si può accettare una sponsorizzazione in mancanza di un regolamento Regionale che non è mai (ancora) stato emanato dalla Regione. Nonostante esistano (e questo è l’ultimo dettaglio kafkiano dell’intera vicenda) una legge nazionale sulle procedure ad evidenza pubblica (il Codice dei contratti pubblici), una legge nazionale sui beni culturali (Codice dei beni culturali) e un dettagliatissimo regolamento attuativo sulle sponsorizzazioni di beni culturali.


Cantine Settesoli
Strada Statale 115 - 92013 Menfi (Ag)
Tel 0925 77111
www.cantinesettesoli.it
info@cantinesettesoli.it

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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