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Antinori nel Chianti Classico
Un tempio per vivere il vino

Pubblicato il 03 novembre 2018 | 16:50



Dal 2012 la famiglia Antinori ha voluto aprirsi al pubblico con una cantina integrata nel territorio, dove il vino rivive in tutta la sua più autentica filiera e coesiste con la ristorazione, l'arte e la natura.

Siamo nella casa del Chianti Classico, a Bargino, in provincia di Siena, in quella che dal 2012 è la dimora dei vini della famiglia Marchesi Antinori. Incastonata tra le colline della Val Pesa, a mezz’ora d’auto da Firenze, la Cantina Antinori nel Chianti Classico appare tutta d’un tratto, come una sottile incisione della collina. Una collina che custodisce un tempio dove il vino si vive e si respira.

Il sogno del Marchese Piero Antinori era di realizzare uno spazio in grado di raccontare tutte le sfumature del mondo del vino, dalla coltivazione alla produzione. Questa nuova cantina, però, avrebbe dovuto avere due requisiti fondamentali: essere aperta ai visitatori, come non era mai accaduto durante gli oltre 600 anni di storia dell’azienda, e divenire uno spazio perfettamente integrato con l’ambiente circostante, realizzato con materiali del luogo. Due richieste che sono state pienamente rispettate.

(Antinori nel Chianti Classico Un tempio per vivere il vino)

Futuro antico
Ad accoglierci è Sara Nieddu, dell’ufficio immagine e comunicazione, che subito ci accompagna nel grande auditorium, realizzato ad hoc per grandi conferenze e per presentare al pubblico il film “Gli Antinori: Vinattieri dal 1385”, che introduce la storia della famiglia. Omaggio della regista Cinzia Th Torrini, il racconto coinvolge in una decina di minuti tutti i membri della famiglia: Albiera, che oggi presiede l’azienda, le due sorelle Allegra e Alessia e Piero, presidente onorario della società. Ed è proprio il Marchese a riassumere quelle che, da generazioni, sono le tre qualità fondanti della famiglia, che le hanno permesso di diventare ciò che oggi: tradizione, passione ed intuizione.

(Antinori nel Chianti Classico Un tempio per vivere il vino)

Appena fuori dall’auditorium entriamo nello spazio museale in cui è racchiusa tutta la storia degli Antinori, raccontata dai ritratti di famiglia, dallo stemma realizzato dalla bottega del ceramista Giovanni della Robbia e dall’imponente torchio cinquecentesco costruito secondo i progetti di Leonardi da Vinci. Acquistato dal Marchese negli anni ‘90, qui ha finalmente trovato la sua dimora, con uno spazio modellato attorno alle sue dimensioni. Accanto alle maestose opere, ci viene indicato anche un libro, quello che è probabilmente il tesoro più prezioso della famiglia. «Si tratta del volume dell’Arte Fiorentina dei Vinattieri. Nel 1385 - ci spiega Sara - Giovanni di Piero Antinori entrò a far parte di questa corporazione, ufficializzando l’ingresso nella famiglia nel mondo del vino».

(Antinori nel Chianti Classico Un tempio per vivere il vino)

Nella cantina, le colline toscane
Per la costruzione della cantina venne coinvolto nel 2005 il giovane architetto fiorentino Marco Casamonti, che propose alla famiglia un disegno a matita, semplicissimo, ma in grado di esprimere perfettamente l’idea degli Antinori. Realizzata interamente con materiale locali dai colori caldi, come il ferro e il cotto, oggi la cantina sembra un’opera di Land Art, uno squarcio nel verde che si fonde perfettamente con la collina, quasi a completarla. L’amore della famiglia Antinori per il verde dei vigneti, che si stagliano contro il cielo azzurro dei colli fiorentini, è espresso perfettamente nell’architettura della loro dimora.

(Antinori nel Chianti Classico Un tempio per vivere il vino)

Nel cuore della collina, il vino
Così come l’architettura si svela improvvisamente agli occhi dei visitatori che passano nella sottostante via Cassia, lo stesso stupore si ritrova all’interno della cantina. Un piccolo ingresso di fronte al torchio si apre piano, come un portale segreto, rivelando le sue meraviglie: siamo nella barricaia. Le luci soffuse e le pareti in cotto rendono l’atmosfera surreale e l’architetto ha sfruttato pienamente il potenziale di questo ambiente, tanto da realizzarne ai lati due piccole sale degustazione, circondate da vetrate trasparenti e sospese sopra le botti.

(Antinori nel Chianti Classico Un tempio per vivere il vino)

La tradizione toscana, dal vino alla cucina
Una scalinata ci porta dalla barricaia al tetto della Cantina dove, incastonato nel verde delle colline circostanti, emerge il ristorante Rinuccio 1180, un omaggio al capostipite della famiglia Antinori. Il patio estivo e le grandi vetrate che circondano la sala permettono di immergersi in qualunque stagione nel più tipico paesaggio toscano. Una tradizione che ritroviamo anche a tavola, nei piatti semplici ma abilmente reinterpretati dallo chef Matteo Gambi.

(Antinori nel Chianti Classico Un tempio per vivere il vino)

Il ristorante è circondato da piccoli orti, in cui vengono coltivati molti dei prodotti proposti da Rinuccio 1180 e da un vigneto, che Sara ci spiega essere l’ultima, grande scommessa, di cui si sa ancora molto poco. Piantate in pochi centimetri di terra e pensate per mimetizzare definitivamente la cantina, queste vigne hanno rivelato un uvaggio particolare, che ha destato l’attenzione della famiglia e sul quale si sta iniziando a sperimentare proprio dalla vendemmia 2018.

(Antinori nel Chianti Classico Un tempio per vivere il vino)

Nel vino, l’arte
Sulla sommità della cantina, accanto alle sale dedicate ai primi processi di vinificazione, Sara ci presenta un progetto che la cantina sta sviluppando ormai da diversi anni, con grandi soddisfazioni: l’Antinori Art Project. Avviato nel 2012 e oggi curato da Allegra Antinori, l’Antinori Art Project porta avanti l’attività di collezionismo della famiglia, avvicinandola però all’arte contemporanea. Ecco allora che nel corso della visita in cantina ci imbattiamo nelle tre biosfere di Tomàs Saraceno, nella natura morta pop della mostra Still Life Remix e in diverse installazioni come le iconostasi di Yona Friedman e le anfore di Jorge Peris. Nella sala dedicata all’invecchiamento del Vin Santo troviamo invece gli altorilievi di Stefano Arienti, un progetto nato per omaggiare un altro importante pezzo del patrimonio artistico degli Antinori. Si tratta di una lunetta raffigurante la Resurrezione, commissionata a Giovanni della Robbia da Niccolò di Tommaso Antinori attorno al 1520, riportata all’antico splendore grazie ad un restauro interamente finanziato dalla famiglia, oggi al museo di Brooklyn.

(Antinori nel Chianti Classico Un tempio per vivere il vino)

La passione per il vino e la contemporaneità di queste forme artistiche, ha portato Allegra a pensare ad una cantina fruibile da un pubblico composto non solo di esperti e professionisti, ma anche da giovani e semplici curiosi. Ecco allora che l’ultimo dei progetti è una grande sala multimediale in cui rivivere, attraverso un maxischermo che circonda gli spettatori presentandogli tutti i processi di vinificazione che portano alla creazione dei vini Antinori.

(Antinori nel Chianti Classico Un tempio per vivere il vino)

Tutto questo è Antinori nel Chianti Classico. Una cantina, ma anche un museo dedicato al vino, un omaggio alla meravigliosa terra toscana e un diario che racconta la storia di una famiglia che, da generazioni e al passo con i tempi, esprime a tutto tondo il suo amore per questa “arte dei Vinattieri”.

Per informazioni: www.antinori.it

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