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di Giuseppe De Biasi
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Chianti Rùfina, con Marchesi Gondi
tutto il sapore della tradizione

Chianti Rùfina, con Marchesi Gondi 
tutto il sapore della tradizione
Chianti Rùfina, con Marchesi Gondi tutto il sapore della tradizione
Pubblicato il 03 dicembre 2018 | 15:18

Il Chianti Rùfina rappresenta la più piccola delle sette specificazioni del Chianti e forse la più sottovalutata, nonostante per diversi aspetti ne rappresenta l’anima più autentica, ancora connessa alla tradizione.

Una tradizione che già nel 1716 nell’editto di Cosimo III de’ Medici, Granduca di Toscana, la iscriveva nelle quattro aree d’eccellenza per la produzione vinicola. Atto lungimirante che, delimitando i confini delle zone enologicamente vocate del Granducato, si poneva come la prima, organica, classificazione territoriale, anticipando quelle del 1756 del Marques de Pombal per l’area di produzione del Porto e del 1855 di Napoleone III per i vini di Bordeaux e Borgogna.

(Chianti Rùfina, con Marchesi Gondi tutto il sapore della tradizione)

Un’area limitata racchiusa in un’enclave a sud-est di Firenze, stretta fra l’Arno e il Sieve e con una conformazione geologica fatta di galestro, calcare e alberese, terroir che dona al Chianti Rùfina eleganza e personalità, con peculiari note aromatiche di frutti di bosco e spezie, strutturata acidità capace, nelle riserve più blasonate, di sfidare decenni di invecchiamento.

Due vallate e 24 aziende produttrici di una Docg che vanta fra i protagonisti, a dispetto della limitata produzione (circa 50-60mila bottiglie annue) i Marchesi Gondi, storica casata fiorentina, il cui albero genealogico si perde nei secoli, arrivando addirittura ai cavalieri di Carlo Magno.

Il marchese Bernardo Gondi (Chianti Rùfina, con Marchesi Gondi tutto il sapore della tradizione)
Il marchese Bernardo Gondi

Una famiglia che ha scritto fin dal Medioevo un pezzo di storia del nostro Paese, con Palazzo Gondi, progettato nel 1490 dal Sangallo per Giuliano di Lionardo Gondi, a pochi metri da Palazzo Vecchio. Cappella di famiglia in Santa Maria Novella e (per il ramo francese) in Notre-Dame, giusto per dare conto della considerazione del casato in Italia e Francia, grazie ai prestigiosi incarichi di governo, militari ed ecclesiastici e al ruolo di rispettati banchieri con sedi a Firenze, Napoli, Lione, Lisbona, Varsavia, Siviglia e finanche Costantinopoli, a fianco di famiglie come gli Strozzi, i Medici e gli Este.

Nelle colline sopra Pontassieve, nella rinascimentale Tenuta Bossi, 315 ettari di cui 19 a vigneti e 30 ad oliveti, acquisita nel 1592 dall’illustre antenato Bartolomeo Gondi, 25 generazioni più tardi il Marchese Bernando Gondi e la moglie Vittoria, insieme ai loro due figli Gerardo e Lapo, (rispettivamente impegnati nel marketing e nella conduzione enologica), continuano ad apporre il loro stemma (contraddistinto da due mazze d’arme a croce di Sant’Andrea con l’emblematico motto “non sine labore”), come sigillo dell’immutato rapporto con la fertile terra natìa.

(Chianti Rùfina, con Marchesi Gondi tutto il sapore della tradizione)
La rinascimentale Villa Bossi, che fa parte del Circuito Dimore Storiche Italiane

Nelle antiche volte della cantina, situata nei sotterranei della villa, in botti grandi di rovere di Slavonia e barrique di secondo e terzo passaggio (per non impattare troppo sulla personalità dei vini) riposano i vini della tenuta, otto etichette, più due nuove in arrivo oltre ad una e una grappa ottenuta dalle vinacce del “Villa Bossi”. Fra le più rappresentative della gamma, a nostro avviso, il Villa Bossi, il Mazzaferrata e il Cardinale de Retz.

Il Villa Bossi, degustato nel millesimo 2012, rappresenta l’ammiraglia della tenuta con selezione di uve delle migliori parcelle. Un Gran riserva o Gran cru, da sempre il vino di punta dell’azienda, una riserva strutturata e longeva, prodotta con Sangiovese (80%) e piccole percentuali di Cabernet Sauvignon (10%) e Colorino (10%). Fermentazione in tini di cemento, poi affinamento di 12 mesi in botti di rovere di Slavonia e altrettanti in barrique usate prima di riposare due anni in bottiglia ed essere commercializzato in 5mila esemplari al prezzo (in cantina) di 19 euro. Al bicchiere si presenta con un bel rubino intenso che sprigiona profumi di mirtillo, pepe nero e chiodi di garofano. In bocca è suadente con bella spalla acida che sostiene la fitta trama tannica, di lunga persistenza. Già pronto da bere, si esprime al meglio con qualche anno di riposo in cantina. Da abbinare a uno spezzatino di manzo come al coniglio alla cacciatora.

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Il Mazzaferrata 2010, Cabernet Sauvignon in purezza (con un selezionato clone ormai da considerarsi autoctono) dopo la fermentazione affina anch’esso 12 mesi in botti di rovere di Slavonia e altrettanti in barrique usate per riposare poi in bottiglia prima di essere commercializzato, sempre in 5mila bottiglie al prezzo (in cantina) di 19 euro. Al calice offre un rubino profondo con impatto olfattivo di frutti di sottobosco e prugna in confettura, con note balsamiche e terziari di cuoio, cioccolato fondente e liquirizia. Si abbina al tradizionale cinghiale in umido o sella di capriolo con patate.

(Chianti Rùfina, con Marchesi Gondi tutto il sapore della tradizione)

Dulcis in fundo, il Cardinale de Retz 2005, vin santo del Chianti Rufina, passito con stoffa da vendere (proprio come l’illustre antenato transalpino a cui è dedicato), forse il vino di cui il Marchese Bernardo va più fiero. Le selezionate uve di Trebbiano vengono appassite su cannicci nel ventilato sottotetto per tre mesi prima di essere pressate in maniera soffice e passare alla lunga fermentazione di 9 anni in caratelli di rovere. Color ambra denso come il suo scorrere nel calice, trasmette un’immediata complessità olfattiva con sentori di albicocca disidratata, uva passa, miele di castagno, fico d’india, caramello e tabacco da pipa. In bocca è opulento, di lunga persistenza e bella sapidità.Vino da meditazione, al limite gradisce un’associazione extraterritoriale con un classico strudel di mele. La bottiglia da 375 ml, prodotta in meno di duemila esemplari, costa in cantina 25 euro.

(Chianti Rùfina, con Marchesi Gondi tutto il sapore della tradizione)

I Marchesi Gondi producono anche oltre 60mila bottiglie di pregiato olio extravergine d’oliva con cultivar Frantoio (80%) e Moraiolo (20%) (in parte dedicato al progetto d’eccellenza del “Laudemio”) sia nella fattoria di Volmiano a Calenzano, sulle pendici di Monte Morello, che nella Tenuta Bossi. Nella tenuta è possibile anche soggiornare in sette caratteristiche e ben ristrutturate case coloniche, immerse nel verde (prezzi a partire da 35 euro a persona prt notte) per poter degustare in tutta tranquillità e godersi al meglio la quiete della tenuta.

Fra le novità in cantiere, in presentazione al Vinitaly 2019, due chicche prodotte in edizione limitata, in poche centinaia di bottiglie: una Gran selezione da singolo vigneto di Sangiovese ed un’altra con uve, sempre da sole uve Sangiovese, in parte leggermente appassite, che si chiamerà Fiammae, dedicata a Fiammetta, primogenita di Gerardo Gondi e della baronessa Lucrezia Basile, nata appena tre anni fa. Nuovi progetti (e nuove generazioni) che proseguono la tradizione secolare dei Gondi nel mondo del vino in Toscana.

Per informazioni: www.gondi.com
www.tenutabossi.com

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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