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di Giovanni Berera
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Cave Mont Blanc
Le bollicine del Monte Bianco

Cave Mont Blanc 
Le bollicine del Monte Bianco
Cave Mont Blanc Le bollicine del Monte Bianco
Pubblicato il 09 dicembre 2019 | 15:51

Ottanta viticoltori producono ogni anno 160mila bottiglie, pari al 90% della produzione nei Comuni di Morgex e La Salle. Storico il legame con Luigi Veronelli.

C’erano una volta un prete viticoltore, un gastronomo filosofo e uno scrittore con la passione per la Tv.  Sembra l’inizio di una barzelletta, ma in realtà è l’incipit quasi romanzesco di un capitolo ancora poco noto della storia dell’enologia italiana, che narra la riscoperta e la valorizzazione del Prié Blanc, unico vitigno autoctono a bacca bianca della Valle d’Aosta. I tre protagonisti della vicenda sono l’abbé Alexandre Bougeat, parroco pro tempore di Morgex dal 1946 al 1971 e i più noti Luigi Veronelli e Mario Soldati, ambedue di casa nella canonica del piccolo villaggio alpino ai piedi del Monte Bianco, roccaforte di una viticoltura estrema ed eroica con vigneti posti tra i 900 e i 1.200 metri d’altezza.

Le vigne si trovano a Morgex e La Salle (Cave Mont Blanc Le bollicine del Monte Bianco)
Le vigne si trovano a Morgex e La Salle

Siamo in Valdigne nel nord-ovest della Valle d’Aosta, dove fino dal XIII secolo (ma c’è chi propende per l’VIII e chi addirittura per i primissimi secoli dopo Cristo) si coltiva il Prié Blanc, vitigno audace e tenace, che nel tempo ha adattato il suo ciclo vitale al clima severo di queste terre all’ombra del Monte Bianco, compiendo l’intero ciclo vegetativo in un periodo di tempo molto breve, in cui il germogliamento inizia più tardi e si raggiunge la maturazione prima degli altri vitigni. Cosi` da sfuggire alle gelate che in questo territorio possono facilmente sopraggiungere anche nei mesi di aprile e di maggio. Dall’eroico Prié Blanc si ottiene il Blanc de Morgex e de La Salle, oggi declinato in tutte le sue varietà: fermo, icewine, spumante e spumante metodo classico. Erede di questa grande e plurisecolare tradizione è Cave Mont Blanc con i suoi 80 vignerons, che con passione coltivano le loro vigne e conferiscono le loro uve alla Cave, che oggi produce più di 160.000 bottiglie, numeri impensabili fino a pochi decenni fa e che rappresentano oltre il 90% delle bottiglie prodotte nei Comuni di Morgex e La Salle.

I vitigni coperti di neve all'ombra del Monte Bianco (Cave Mont Blanc Le bollicine del Monte Bianco)
I vitigni coperti di neve all'ombra del Monte Bianco

Tutto ebbe inizio grazie all’intuizione del carismatico e visionario abbé Bougeat, uomo colto e appassionato di viticoltura, che a partire dagli anni Cinquanta, nella sua vigna, iniziò ad affinare la lavorazione del Prié Blanc. Nel 1964, realizzando il suo primo imbottigliamento, cominciò la commercializzazione del Blanc de Morgex al di fuori degli ambiti regionali, aprendo una via che poi percorreranno anche i suoi parrocchiani. Riuscì anche a riunire i vignaioli nell’ Association des Viticulteurs, da cui nel 1983 nacque la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, ora Cave Mont Blanc. Bougeat trovò un grande alleato in Luigi Veronelli.

La cave d'altitude al Pavillon di Skyway (Cave Mont Blanc Le bollicine del Monte Bianco)
La cave d'altitude al Pavillon di Skyway

In una lettera del celebre enologo, esposta - quasi come una reliquia - nella sede della Cave, datata 14 marzo 2001 e indirizzata al presidente della Cave, Veronelli con garbo rifiuta un invito degustazione del Chaudelune (il vin de glace vendemmiato al chiaro di luna quando la temperatura scende sotto i -6°C), ma ribadendo di esser stato “il primo – fuor dubbio il primo – a scrivere del Blanc de Morgex. Ant’anni fa” avendo “fraterna consuetudine con l’abbé Bourgeat”. Primato che Veronelli si contendeva con Soldati, che nel 1968, nel primo volume di Vino al vino da grande risalto al Blanc de Morgex e de La Salle, raccontando “una disputa non teologica conclusasi con la vittoria del vino di Morgex”.  Lo scrittore si immagina una sfida a colpi di bottiglie tra i vescovi di Biella, Ivrea e Aosta, vinta da quest’ultimo con il “secchissimo” Morgex, “eccelso alla radice e eccelso al gusto”, in grado di battere, senza ombra di dubbio il biellese Nebbiolo e l’eporediese Erbaluce.

In modo diverso e secondo le loro possibilità, Bougeat, Veronelli e Soldati riaccesero l’attenzione sul Blanc de Morgex e La Salle. Il loro impegno continua nei vigneron di oggi. “I nostri valori e la nostra storia – afferma Mauro Jaccod storico presidente di cave Mont Blanc - fanno della qualità e della genuinità le essenze prime della nostra cantina. Consentire al Prié Blanc, biotipo autoctono, di esprimersi con la massima autenticità ed originalità, costituisce l’obiettivo che cerchiamo di raggiungere da sempre”. Anche attraverso progetti nati sperimentali e ora entrati a pieno titolo nella storia della cantina. Come la vinificazione in alta quota, esperimento unico nel suo genere nel panorama nazionale e giunto dopo 30 anni di esperienza nella produzione di vino spumante a metodo classico.

La sboccatura d'alta quota (Cave Mont Blanc Le bollicine del Monte Bianco)
La sboccatura d'alta quota

Da ormai 10 anni Cave Mont Blanc produce spumante. Una realtà resa proprio sul monte da cui prende il nome, grazie a una collaborazione tra la cantina e la società delle Guide di Courmayeur. Il 20 luglio 2009 venne picozzata (qua si usa così… niente sciabole per i vigneron alpini) in vetta al Monte Bianco la prima bottiglia di Blanc de Morgex et de La Salle Metodo Classico Extrabrut “Cuvée des Guides”, nome che rende omaggio alla montagna ed alle sue guide.

Inizialmente la lavorazione della Cuve´e des Guides venne svolta interamente al Rifugio Monzino al cospetto della sontuosa Aiguille Noire de Peuteurey, uno dei simboli dell’alpinismo della valle. Oggi, invece, è effettuata alla cave d’altitude di Cave Mont Blanc, ospitata nel Pavillon/The Mountain di Skyway Monte Bianco) a quota 2173 metri. Una cantina unica in Italia circondata da panorami mozzafiato e inserita nella stazione intermedia della funivia che porta dalla stazione di Courmayeur/The Valley (1.300 metri) fino a quella di Punta Helbronner/The Sky (3.466 metri).

Il “tirage” di Cuve´e des Guides viene fatto nella cantina del Pavillon, dove, dopo 24 mesi, avviene anche la sboccatura. L’altitudine, la pressione atmosferica, la temperatura dei 2.173 metri e le particolari attenzioni richieste durante lavorazione determinano un Metodo Classico con caratteristiche peculiari, date soprattutto da un perlage più fine, cremoso e persistente. Bollicine estreme, degne della vetta più alta d’Europa.

Per informazioni: www.cavemontblanc.com

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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