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Alla scoperta del Nebbiolo tra vini, cantine ed esperienze

Nuovo format per la manifestazione del Consorzio Tutela nebbioli Alto Piemonte: oltre alla degustazione di 47 vini rappresentativi delle 10 denominazioni del territorio, i pacchetti esperienziali

di Piera Genta
05 luglio 2021 | 12:55

Alla scoperta del Nebbiolo tra vini, cantine ed esperienze

Nuovo format per la manifestazione del Consorzio Tutela nebbioli Alto Piemonte: oltre alla degustazione di 47 vini rappresentativi delle 10 denominazioni del territorio, i pacchetti esperienziali

di Piera Genta
05 luglio 2021 | 12:55

L’edizione 2021 della manifestazione Taste Alto Piemonte, organizzata dal Consorzio Tutela nebbioli Alto Piemonte, si è svolta con un nuovo format. Oltre alla degustazione tecnica di 47 vini rappresentativi delle 10 denominazioni del territorio, che ha avuto luogo nel Grand Hotel des Iles Borromèes a Stresa (Vb), le cantine aderenti all’iniziativa hanno proposto un programma di pacchetti esperienziali con il coinvolgimento di ristoranti ed altre strutture ricettive. Uno stimolo per conoscere una parte del territorio piemontese ricca di bellezze naturali ed artistiche e per valorizzare il vino e la gastronomia locale.

La manifestazione Taste Alto Piemonte è organizzata dal Consorzio Tutela nebbioli Alto Piemonte Alla scoperta del Nebbiolo, tra vini, cantine ed esperienze

La manifestazione Taste Alto Piemonte è organizzata dal Consorzio Tutela nebbioli Alto Piemonte


Ottime le interpretazioni dei giovani viticoltori

I vini degustati portano nel bicchiere una beva mai scontata, grande finezza, complice le interpretazioni dei nuovi giovani viticoltori che stanno valorizzando la potenzialità dei territori caratterizzati da fattori geografici, pedoclimatici e storici. Prima degli effetti negativi della filossera, delle devastanti grandinate (ultima in ordine di tempo quella del 29 giugno a Gattinara che ha distrutto quasi il 70% delle coltivazioni proprio in una fase delicata del ciclo vegetativo) e dell’esodo dalle campagne causata dall’industrializzazione della zona, il vigneto dell’alto Piemonte contava 40mila ettari, passati a 600 nel dopoguerra. La superficie odierna arriva a 400.

Nebbiolo, vitigno autoctono per eccellenza

Le aree principali sono tre: Valli Ossolane, le Colline Novaresi (sulla sinistra orografica del fiume Sesia con Boca, Ghemme, Sizzano e Fara) e le Coste della Sesia sulla sponda destra con Lessona, Gattinara e Bramaterra). Il Nebbiolo con cloni e biotipi qui chiamato Spanna, Picotendro e Prunent è senza dubbio il vitigno autoctono per eccellenza con alcune varietà quasi sconosciute, coltivate su un fazzoletto di ettari: la Vespolina, l’Erbaluce e l’Uva Rara o Bonarda Novarese, tutti vitigni che possono essere vinificati in purezza o concorrere a diversi uvaggi. Grande biodiversità e forme di allevamento uniche, come la Maggiorina di Boca, la Topìa su antichi terrazzamenti.

Alcune curiosità dei territori. Nella zona di Boca e Maggiora troviamo ancora qualche impianto a maggiorina, adatto per coltivare la vite su terreni in pendenza e con forti venti. Un quadrato, un palo centrale a sorreggere le piante, i tralci si allungano verso i punti cardinali, sostenuti da otto pali di legno conficcati nel terreno. Fu l’architetto Antonelli, progettista della Mole di Torino e originario di Maggiora, a modificare la forma della maggiorina considerando l’inclinazione dei terreni e del peso dei tralci carichi d’uva, definì il giusto grado d’inclinazione dei pali di sostegno, in modo che potessero sostenere le viti senza rischi. Nello stesso quadrato convivono diverse varietà di vitigni, insieme al nebbiolo si può trovare vespolina, uva rara e croatina.

Nelle Valli ossolane alla scoperta del Prünent

Nelle Valli ossolane, estremo lembo settentrionale del Piemonte, tra i cantoni svizzeri del vallese e del Ticino il vino si chiama Prünent, espressione locale dei vitigno Nebbiolo. Fino a qualche anno fa un solo produttore, le cantine Garrone.

Oggi l’Associazione Viticoltori Ossolani all’interno del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte raccoglie sei giovani produttori con una cinquantina di ettari vitati che arrivano fino ai 600 metri di altitudine. Allevamento tipico a pergola, con costi di manutenzione molto alti, con pali di sostegno di castagno (tagliati in luna calante) o di pietra locale, legature con rami di salici coltivati vicino al vigneto, ma si tratta di un sistema di allevamento che si adatta sia al surriscaldamento sia come protezione dalle gelate tardive. Tra di loro due enologi Matteo Garrone ed Edoardo Patrone, titolare dell’azienda che porta il suo nome. In Ossola oltre al vino troviamo i formaggi d’alpeggio, tra cui il Bettelmatt, il prosciutto crudo della Val Vigezzo, il pane nero di Coimo e il miele.

Il Nebbiolo è senza dubbio il vitigno autoctono per eccellenza Alla scoperta del Nebbiolo, tra vini, cantine ed esperienze

Il Nebbiolo è senza dubbio il vitigno autoctono per eccellenza


Nel cuore del territorio, dove la storia sa di vino

Nel ricetto di Ghemme, un borgo medioevale fortificato, troviamo l’azienda Rovellotti, viticoltori da oltre seicento anni. Negli anni settanta hanno deciso di collocare proprio all’interno le proprie cantine.

Altro luogo storico nel comune di Cossato (Biella) il Castello di Castellengo, dove la tradizione vinicola risale alla seconda metà del Seicento. Oggi ospita l’azienda Centovigne dove Magda e Alessandro Ciccioni hanno recuperato gli antichi vigneti, adottando anche quelli che gli anziani del posto non erano più in grado di gestire.

Vigna Gaja di Massimo Clerico, una famiglia di vignaioli dal 1700, è stato il primo vigneto iscritto all’albo della Doc Lessona. È interamente piantato a Nebbiolo con ceppi risalenti al 1970.


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