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Tasca d’Almerita, un impero enologico siciliano votato alla sostenibilità

Tasca d’Almerita, un impero enologico siciliano votato alla sostenibilità
Tasca d’Almerita, un impero enologico siciliano votato alla sostenibilità
Pubblicato il 07 aprile 2021 | 09:30

Si inizia nel 1830: tra nuove tenute, cambi generazionali e attenzione all'ambiente, oggi l'azienda conta 467 ettari vitati, una grande attenzione per l'ospitalità e vini autoctoni di livello

Se ci chiedessimo quale fosse l’azienda che ha rappresentato la storia enologica della Sicilia la risposta sarebbe unica e sola: Tasca d’Almerita.

RegalealiRegaleali


La storia, dal 1830 ad oggi

La sua storia inizia indietro nel tempo, nel 1830, quando i fratelli Lucio e Carmelo Mastrogiovanni Tasca acquistano i feudi di Regaliali e d’Almerita “a corpo e con tutto ciò che vi esiste”, nelle campagne a cavallo delle province di Palermo e Caltanissetta. Erano 1.200 ettari e i fratelli iniziarono a coltivare la terra con metodi moderni ed efficaci per il tempo. Tasca è una famiglia di
senatori, deputati e sindaci che ha fatto anche la storia dell’Isola, una famiglia di nobili che contrariamente ai loro pari dell’epoca non dissipò le ricchezze, ma anzi accrebbe nel tempo l’attività e il successo. Già nel 1854 Regaleali venne premiata come “azienda modello” negli annali dell’agricoltura ed allora le vigne erano poca cosa. Una prima svolta a cavallo dei due secoli dopo che la fillossera decimò i vigneti che furono reinnestati su viti americane.

Nasce nel 1901 la prima etichetta di Villa Tasca: Camastra con Catarratto, Insolia e uvaggi Sauternes. Ottenne tanti premi e riconoscimenti in Italia e Francia. La riforma agraria del dopoguerra ridusse da 1.200 a 500 ettari le terre. Successivamente una nuova pagina del libro, quando la famiglia decise di dedicarsi del tutto alla vite e al vino, in un periodo in cui la Sicilia enologica era nulla, soltanto vino forte, venduto sfuso a navi intere, con lo scopo di rendere "potabili" tanti vini continentali.

Alberto TascaAlberto Tasca

Allora parlare di Nero d’Avola e di Insolia era un’impresa ardua ed allora spazio anche agli Chardonnay e ai Cabernet che piantati con passione e competenza hanno aperto la strada anche agli autoctoni. Nel 1960 nasce il Regaleali Bianco, vero simbolo dell’azienda che diventa protagonista in tutti i ristoranti dell’isola e non solo; è del 1970 il primo Regaleali Riserva del Conte, che negli anni successivi diventa Rosso Del Conte.

L'ultima generazione e le nuove tenute: un impero enologico in Sicilia
Poi, nel 1979, Lucio Tasca, che prende le redini aziendali, continua a piantare anche gli internazionali. Oggi sono i figli di Lucio - che rimane presidente - a portare avanti la bandiera di famiglia: Alberto, ceo, e Giuseppe, vicepresidente. Piccola curiosità: è da 15 generazioni che in famiglia si alternano discendenti di nome Lucio e Giuseppe.

Nel frattempo, a Regaleali si sono aggiunte le tenute Capofaro, 12 ettari a Salina e Vulcano; Tascante, 20 ettari sull’Etna; Sallier de La Tour, 45 ettari nella Doc Monreale. A queste aggiungiamo la ciliegina della vinificazione delle uve sull’isola di Mozia. Quindi oggi i Tasca, più che conti sarebbero imperatori, perché la loro azienda può definirsi ormai un impero enologico siciliano: 467 ettari vitati su un totale di 647.

Vigna San LucioVigna San Lucio

Particolare cura anche per l’ospitalità, a Regaleali, poi un lussuoso resort a Salina, il Relais & Chateaux Capofaro.

Sviluppo sostenibile e rispetto per l'ambiente

Da oltre 10 anni Tasca ha addirittura superato il concetto di coltivazione e di vini biologici ed assieme all’azienda Planeta ha iniziato ad operare secondo SOStain, “il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura siciliana, per valorizzare tutto ciò che vive intorno al sistema produttivo, come la terra, il paesaggio, la flora e la fauna, chi lavora e infine chi consuma il vino, con l’obiettivo di perseguire uno sviluppo rispettoso dell’ambiente”. Per ottenere la certificazione SOStain, che trovate nelle retroetichette - da parte di un ente terzo indipendente - le aziende devono soddisfare 10 criteri minimi che descrivono l’insieme di azioni volte allo sviluppo sostenibile aziendale e del territorio.

Tra questi requisiti è inclusa anche la verifica dei quattro indicatori - Aria, Acqua, Vigneto e Territorio - sviluppati nell’ambito di Viva, il programma del ministero dell’Ambiente che ha il compito di valutare l’impatto del sistema vitivinicolo italiano.

Degustando...

Degustiamo il vino icona di Tasca d’Almerita (e della Sicilia), il Rosso del Conte 2016 Doc Sicilia Contea di Sclafani, e il Buonsenso 2020 Doc Sicilia Catarratto.

Rosso del ConteRosso del Conte

Il Rosso del Conte è una Riserva di Nero d’Avola e Perricone, vinificato non in tutti gli anni, giunto alla 41° edizione. Proviene sempre dalla vigna San Lucio piantata nel 1959, 8 ettari ad Alberello di Perricone e Nero d’Avola. In cantina si effettua una selezione dei singoli acini, vendemmiati a perfetta maturazione; la fermentazione da 10 a 15 giorni in acciaio; dopo svinatura, travasi e malolattica va in barrique nuove di rovere francese per almeno 18 mesi; si effettua una selezione delle botti migliori e
dopo filtrazione grossolana riposa in bottiglia per non meno di 12 mesi.

Nel calice, colore rubino intenso tendente al granato con bordi vivacemente viola; al naso un coacervo di sensazioni, profumi, di sentori dalla frutta fresca e sotto spirito di ciliegia, amarena, prugna che si accompagnano a note di caffè, liquirizia, pepe, resina, cacao e tanto altro, in un equilibrio puntuale e una franchezza perfetta. Dal fascino olfattivo si passa al palato con una tessitura complessa e armoniosa, tannini già vellutati e acidità al punto giusto, che lo arricchisce di freschezza tanto da non far avvertire il grado alcolico di 14 gradi; tanto caffè tostato e cioccolato e un austero e lunghissimo gusto, insomma una fama ben meritata. Accompagnatelo a piatti importanti di carne suggerendo di assaporarlo a solo per apprezzarne tutte le sfumature. Sono 33mila le bottiglie annata 2016 che si possono trovare al prezzo di 40 euro, veramente un affare.

BuonsensoBuonsenso

Passiamo al Buonsenso, nuovo nome dall’annata 2020 dell’Antisa; anch’esso è un cru di Catarratto proveniente dalla stessa vigna a quota 600 metri; la selezione dei grappoli maturi a fine vendemmia ad ottobre si fa in vigna, in cantina diraspatura, pressa in gas inerte e il mosto riposa per 24 ore sulle fecce prima della fermentazione che dura 12 giorni; resta nelle fecce fini per 2 mesi poi chiarifica con bentonite; poi filtrazione e almeno 15 giorni in bottiglia.

Nel calice colore paglierino chiaro; un naso profumatissimo e intenso di pompelmo, ananas, cedro, pesca e tanti fiori - rosa, viola, zagara -, pulito ed elegante; in bocca si avvertono in evidenza i profumi olfattivi sorretti da mineralità ed acidità equilibrate, una bella beva che vira alla fine in un retrogusto con un leggero amarognolo che pulisce il palato. Ottimo vino da aperitivo, perfetto per accompagnare molluschi e crostacei. Sono 30mila bottiglie in uscita che trovate nell’Horeca a 12 euro.

Per informazioni: www.tascadalmerita.it

© Riproduzione riservata


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Alberto Lupini


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