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Oltrepò Pavese, altro strappo?
Si discute sui piani di rilancio

Oltrepò Pavese, altro strappo? 
Si discute sui piani di rilancio
Oltrepò Pavese, altro strappo? Si discute sui piani di rilancio
Pubblicato il 30 aprile 2019 | 18:33

Nuovo scisma nell’Oltrepò Pavese? Mentre è in fase di approvazione un discusso bilancio del Consorzio Tutela Vini tornano le frizioni avanzate da un gruppo di produttori locali.

Tra questi spicca Ottavia Giorgi di Vistarino. Passo indietro al bilancio come premessa: si parla di una perdita di 140mila euro dovuta, pare, ad una serie di servizi offerti da una nota testata di enogastronomia. Cifra ripianata grazie alla solidità del consorzio stesso.

(Oltrepò Pavese, altro strappo? Si discute sui piani di rilancio)

Poi, i fatti. Regione Lombardia ha tentato di ricucire, riuscendoci, seppur in parte, lo strappo con il Distretto del Vino e ha aggregato all’interno del Consorzio anche il Club del Buttafuoco Storico. Ora però si apre una falla sul territorio che vede concretamente attivi una serie di cantine che non vedono in queste scelte la ricetta per rilanciare il territorio sotto il profilo vitivinicolo.

Quindi si potrebbe aprire nuovamente una frizione non da poco. Con un progetto concreto e condiviso, saranno le aziende agricole stesse a rientrare nel Consorzio dei vini dell’Oltrepò, tuttora a rischio di perdere, dopo anni, l’erga omnes, ovvero il diritto di riscuotere un contributo per ogni bottiglia prodotta.

Parola di chi, come Ottavia Giorgi Vistarino, Roberto Lechiancole, Travaglino e Giorgio Perego, ha appena lasciato lo storico ente di tutela. Si esce per ricostruire, ma partendo da un progetto condiviso. Come dire che “se trovare soluzioni all’interno del sistema è impossibile, forse è meglio cambiare il sistema stesso”. Quando ha pronunciato questa frase durante un incontro in Polonia, la eroina bambina dello sviluppo sostenibile Greta Thunberg pensava al futuro del mondo e non certo alle beghe, infinite ed estenuanti, dell’Oltrepò del vino.

Eppure sembrerebbe proprio questo il senso di questa nuova ma significativa diaspora di aziende dal Consorzio: cambiare prospettiva e pensare prima a un progetto che parli di territorio e qualità e poi a chi lo dovrebbe mettere in pratica. «Non pensiamo assolutamente a niente di sovversivo - ha detto Ottavia Giorgi di Vistarino alla stampa locale - o costituire altre realtà alternative. Noi crediamo nel lavoro della Regione e in un Consorzio che ci rappresenti però visto che per tanti anni non ha funzionato è molto difficile oggi convincere le aziende che tutto cambierà. I produttori per avere segnali credibili hanno bisogno di fatti ed uno di questi potrebbe essere non chiedere alle aziende di entrare per cambiare le cose, ma prima cambiare le cose e poi chiedere di entrare. Oggi l’Oltrepò è conosciuto unicamente per il cosiddetto primo prezzo, non esiste nella fascia più alta. Per questo sarebbe bello che ci fosse un organo che stimolasse questa crescita qualitativa con dei controlli e la promozione».

Le soluzioni, secondo questa “frangia” ci sarebbero. A partire dalla fascia base dei prodotti dove si parla di una doc con un nome differente rispetto alla Doc Oltrepò Pavese generica che racchiude un po’ tutto. Poi la zonazione e successivamente un investimento importante sulla qualità del prodotto con una figura all’interno del consorzio in grado di fare una consulenza enologica e viticola.

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