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di Vincenzo D’Antonio
di Vincenzo D’Antonio

Il Primitivo di Manduria
vitigno poderoso in terra messapica

Pubblicato il 11 novembre 2015 | 14:14

Abitare la storia e in essa contemplare e vivere l'emblema del paesaggio mediterraneo: l'olivo e la vite. Succede quando si fa un viaggio in Puglia e ne si apprezzano le meraviglie del territorio, tra queste il Primitivo


Solerti, garbati, volenterosi, gli addetti al settore sanno ben spiegare il perché del nome Primitivo. Facile da capire. È stato il primo vitigno a essere vendemmiato. E beffardamente, ludico l'approccio, qui vogliamo inizialmente far finta di non credere alla dotta versione. In seguito si vedrà il perché.



Siamo in terra Messapica. Coacervo non sempre belligerante di popoli: i Messapi, i Greci, in seguito i Romani. Passavano le popolazioni egemoni, restavano, piantati da quel dì, gli alberelli di Primitivo. E le piante di ulivo. Lontano, se ne avverte l'alitare forte nelle frequenti giornate ventose, l'Adriatico; vicinissimo, a lambire vigneti e uliveti, il placido Jonio. L'ospitalità è resa confortevole e gradevolissima grazie alla saggia riattazione delle Masserie. Tante, ben funzionali, marcano con il loro candore le ampie zone di variegato verde.

Poniamo base alla Masseria Potenti, in tenimento di Manduria (Br). Maria Grazia, avvocato, è la suadente padrona di casa. Il marito Paolo, medico, è valido supporto. Pochi attimi, le parole e i gesti, schietta e perciò graditissima l'ospitalità, ci si sente a casa propria. Camere molto confortevoli, ampie, bene arredate, in sintonia allegra con lo spessore della Masseria. Bellissima la mise en place per cena sontuosa. Nei calici, in meditata successione, giammai casuale, il Primitivo. E così per giorni. In visita ad aziende vitivinicole che stanno celermente imparando l'arte difficile dell'accoglienza.



Qui si degusta meditatamente il Primitivo dell'azienda vitivinicola Jorche. A condurre l'azienda le sorelle Gianfreda. Emanuela enologa e Dalila marketing. Di notevole interesse, per concezione e per eleganza, il calice di Primitivo Di Manduria Dop 2011 Linea Trulli. Invecchia 9 mesi per metà in botte grande e per metà in barrique. Intrigante, non da Primitivo, bensì da Bianco di Alessano e da Minutolo, il loro spumante metodo classico.

A Massafra, l'indomani, si visita l'azienda Amastuola. Qui si rivive, così lodevolmente attuato, il concetto di landscape. Filari non rettilinei ma posti a disegnare onde: una grande e bella armonia. Un emozionante rapporto empatico tra vite e vita campestre. In primavera 2016, la rinnovata struttura sarà pienamente funzionante, atta ad accogliere ospiti da tutto il mondo.
Le degustazioni hanno inizio con Onda del Tempo, vendemmia 2010. Qui il Primitivo è comprimario; il suo apporto è paritetico ad altri tre vitigni: Aglianico, Cabernet Sauvignon e Merlot.



È quartetto con sua armonica spartitura: il frutto, la spalla, l'eleganza (un po' ruffiana), la carezza. Vinifica in acciaio e affina 18 mesi in botte di rovere. 13,5°. Giunge il Primitivo, vendemmia 2011. 14°, ha sentore forte di prugna, una civettuola nuance di cannella. Vinifica in acciaio per poi affinare 6 mesi in botte di rovere. Il trittico si compie con il Centosassi, vendemmia 2011. Primitivo in purezza, appaga occhio con il suo colore rosso rubino con riflessi violacei, appaga il naso con la sua firma originale: il frutto prorompente. La visciola, soprattutto. Superbo il finale.

Là, dove la Messapia cede al Salento, proprio là, alle porte di Taranto, ha sede una tra le più interessanti realtà vitivinicole dell'area: Cantina Vetrère. Qui, a nostro avviso, una delle più originali e intriganti interpretazioni del Primitivo vinificato in purezza: Barone Pazzo. Si palesa vigoroso senza asperità, voglioso di duttilità in abbinamenti che ad ogni modo privilegiano le carni rosse ed i formaggi stagionati. Sorta di consapevole "fuori tema", menzione al Cre’, un bianco da uve Minutolo in purezza. Non vede legno (!) e si abbina favolosamente ai crudi di pesce.

Le dolci ore dell'imbrunire ci conducono prima a Grottaglie, la città delle ceramiche e poi a cena a Crispiano (Ta): ristorante La Cuccagna. È evoluzione dei tipici fornelli, le macellerie dove la carne appena acquistata dall'avventore veniva cucinata per asporto o per immediato consumo in predisposto spartano attiguo locale. Paola in cucina, il fratello Gianni, sommelier, in sala. La di lui sorella Rosa è la pasticciera. Ne sortiscono proposte molto appetitose. Memorabili il Tortino di tarallo con cicoria e scamorza e dovizioso arrosto misto.

Nei calici il Primitivo della giovane azienda Trullo di Pezza. E molto bene alle suddette pietanze si è abbinato un gagliardo primitivo in purezza: Licurti. Attrae la complessità al naso: prugna e ciliegia, un bel finale di liquirizia. Affina sei mesi in barrique. Sorta di suo gemello che non ha visto legno il lodevole Mezza Pezza. Il sole risorge a Oriente e il nuovo giorno splendente comincia. Si va a Lizzano, in visita a Tenute Eméra.

Claudio Quarta, scienziato, una vita tra Europa e Stati Uniti, non è insensibile al richiamo del suo Salento e rientra nella sua amatissima terra, vitivinicoltore appassionato, talentuoso e competente divenendo. Piccolo diadema la sua realtà, con gemma irpina e con due gemme pugliesi. Tenute Emèra è diretta dalla giovane Alessandra Quarta. Il viso gioioso, vivissima intelligenza, contagioso entusiasmo, competenza che cresce di giorno in giorno.

Interpretazioni lodevoli del Primitivo, con tradizione che non àncora. Lode al Primitivo Oro Dop. Primitivo in purezza, vigneti di 50 anni, ad alberello. È coacervo di emozioni in calice. Alessandra, di calembour giocando tra il suo nome ed il suo cognome, ha esitato il Qu.Ale. È vino che potrà concorrere ad una svolta nell'avvicinamento consapevole al vino da parte dei giovani, Ne sentiremo parlare presto. In Manduria ha sede il Consorzio produttori vini, di tutte, la più antica realtà della zona del Primitivo. Poderosa, bellissima la sede, con piccolo museo amorevolmente curato, che merita visita non frettolosa. Accurata l'ospitalità.

È mondo antico che dalla sua età trae giovamento per un continuo mai artificioso rinvigorimento. Qui si esitano bottiglie di grande pregio. Diamo menzione dei memorabili tra i Primitivo. Sonetto, Primitivo di Manduria Dop Riserva. Da vigneti di oltre 50 anni, con affinamento in barrique per ben due anni. 14,5°. Prorompe per calore ed eleganza. Suo quasi gemello, differisce per durata di affinamento in barrique, qui dodici mesi, e per gradazione alcolica, qui 15°, il prode Elegia, con il suo elegante finale di note balsamiche. A chiudere, il Madrigale, Primitivo di Manduria Dolce Naturale Docg. Vigneti di 80 anni. Marasca, confettura di frutti rossi, nota di cacao. Un grandissimo vino.

Si resta a Manduria e si visita l'azienda vitivinicola Felline. Originale, prezioso ed intrigante, l'approccio al Primitivo, secondo il concetto della zonazione. Vigneti piantati in terre differenti: la terra rossa, la terra bianca, la terra nera e la sabbia. Dalla terra nera sortisce un Primitivo che è geneticamente pressoché identico allo Zinfandel. È la sabbia, nostra opinione, a donare un grande vino Primitivo: Dunico, nome che sta a indicare "Unico nelle Dune". Potente, concentrato, dopo un affinamento in barrique si esprime con un interessante susseguirsi di note complesse che vanno dalla frutta matura ai fichi secchi, dalla mandorla ai chiodi di garofano, In bocca denota eleganza. Si avverte la ciliegia sotto spirito. Lungo e piacevolissimo il finale.

E arriva il nuovo giorno e si visita a Leporano (Ta) l'azienda vitivinicola Vigne & Vini. Grandi numeri, poderosi investimenti. Affiatata e molto efficace la conduzione della coppia Maria Teresa e Cosimo Varvaglione. Di grande interesse il Primitivo Di Manduria Papale 2013. Al naso, piacevole e netta, la prugna matura. In bocca la sensazione del vino frutto: equilibrio perfetto. È vino importante e duttile negli abbinamenti. Primitivo dunque, in quanto primo ad essere vendemmiato. Va bene. E va bene aggiungere che Primitivo, facciamo finta che invenzione dell'istante essa non sia, anche per indicare la forza primitiva sgorgante da una cultura sedimentatasi nei millenni.



Perciò: Primitivo a indicare la radice forte di questa terra nobile, dal Mediterraneo baciata e, stante la laboriosità delle genti, Primitivo ad indicare non soltanto il passato ma anche il futuro di questa terra. E si va via, perché poi arriva pur sempre il giorno che si deve andare via. Ma se è vero, perché è vero, che dalla Puglia si va via; mai più la Puglia andrà via da noi.

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COMMENTI

17/11/2015 16:48:39
1) Barone Pazzo
Grazie! Che dire di piu? Annamaria
Annamaria Bruni


Tomatopiu
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