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di Lucio Tordini
di Lucio Tordini

Vite ad alberello di Pantelleria
Un anno dal riconoscimento Unesco

Primo Piano del 27 dicembre 2015 | 10:28

La “perla nera del Mediterraneo” celebra l’ingresso della pratica agricola nel Patrimonio dell’umanità e lancia l’itinerario turistico sulla vite ad alberello, viaggio alla scoperta del territorio e del lavoro agricolo. Elementi caratteristici dell'isola sono il “giardino pantesco”, i “dammusi” e le coltivazioni di capperi




Territorio, turismo, tradizioni, tipicità: le ricchezze dell’isola di Pantelleria possono essere declinate in queste quattro “T”. Ed è proprio da qui che si deve ripartire per ridare dignità e nuova linfa vitale a quella che molti chiamano “perla nera del Mediterraneo”. Le caratteristiche territoriali e paesaggistiche della piccola isola di origine vulcanica situata tra la Sicilia e la Tunisia sono uniche. Ma il merito è anche dell’uomo, che ha modellato il territorio grazie ad un’attività agricola che si può definire “eroica”: da un lato, infatti, gli abitanti di Pantelleria, nel corso dei secoli, hanno saputo adattarsi a condizioni ambientali e climatiche sfavorevoli (pensiamo solo alla forte pendenza dei terreni, ai costanti venti marini e all’assenza di sorgenti d’acqua); dall’altro, hanno saputo mettere a punto pratiche agricole faticose (come la vite ad alberello o il giardino pantesco), che oggi rappresentano l’elemento caratterizzante, emblematico, dell’isola stessa.



Vite ad alberello e riconoscimento Unesco
La principale tecnica agricola praticata sull’isola è la Vite ad alberello, che più di ogni altra cosa testimonia la capacità di adattamento dell’uomo ad un ambiente “estremo” (il nome arabo di Pantelleria significa ”figlia del vento”), tanto che un anno fa, nel novembre 2014, l’Unesco ha inserito questa pratica tra i beni immateriali diventati Patrimonio dell’umanità. Nata al tempo dei Fenici e perfezionata nel corso dei secoli, si tratta di una pratica “sostenibile”, poiché interamente manuale e perfettamente integrata con l’ambiente naturale, e “creativa”, in quanto la vite viene potata in modo da assumere la caratteristica forma ad alberello, alloggiato all’interno di una conca scavata nel terreno che protegge dal vento, raccoglie l’acqua piovana e mantiene l’umidità.

I vigneti di Pantelleria (così come i cappereti) sono disposti sui tipici terrazzamenti delimitati da muri a secco di pietra lavica, che richiedono un grande lavoro di manutenzione e che oggi a livello paesaggistico rappresentano uno degli elementi di maggiore riconoscibilità per l’isola. Le uve Zibibbo ricavate da questi vigneti unici al mondo sono utilizzate per la produzione del pregiato Passito di Pantelleria, che ha ottenuto importanti riconoscimenti dalla critica enologica internazionale.



«Il riconoscimento Unesco della Dieta mediterranea e dell’Alberello pantesco - spiega Dario Cartabellotta, commissario unico del Cluster Bio-Mediterraneo di Expo 2015, tra i promotori del riconoscimento Unesco - hanno segnato una svolta epocale per la Sicilia e l’Italia e l’area del Mediterraneo. L’agricoltura ha assunto il valore che riteniamo qualificante il nostro stile di vita, il nostro approccio al futuro che resta ancorato però alla nostra cultura e a ciò che la rappresenta. Nel vino abbiamo storia, cultura, territorio, uomini e da questi elementi deriva il miglior marketing in grado di avere successo. Pantelleria è quindi un prodotto dell’uomo e della cultura».

«Occorre che tutti facciano la loro parte - afferma Salvatore Gabriele, sindaco di Pantelleria - il nostro futuro passa dalla capacità di esprimere una nuova “consapevolezza” del valore della nostra identità rurale, culturale e del paesaggio. Pantelleria può giocarsi una partita di esemplarità senza eguali. Questo passaggio storico è fondamentale per trasferire ciò che ci viene dal passato in un presente e, soprattutto, in un futuro dove le nuove generazioni trovino condizioni di qualità della vita allineate ad altri territori “felici e carichi d’identità”, dove la viticoltura d’eccellenza è diventata un fattore attrattivo di successo, qualificante, riconosciuto».

Aziende come Donnafugata, Salvatore Murana, Coste Ghirlanda, Marco De Bartoli, Dietro L’Isola e Azienda agricola Emanuela Bonomo hanno accettato la sfida di dare continuità alla tradizione della vite ad alberello, preservando il valore e l’immagine del territorio di Pantelleria.



La Strada dei saperi della vite ad alberello
Tra le iniziative previste dal Comune di Pantelleria per la promozione e la diffusione della pratica agricola Patrimonio dell’Umanità c’è la recente realizzazione di un percorso culturale-naturalistico che si propone di collegare punti di vista privilegiati sul paesaggio agricolo che a Pantelleria è stato modellato nei secoli dall’agricoltura “eroica”. La Strada della vite ad alberello di Pantelleria, presentato dall'assessore all'Agricoltura Graziella Pavia nel corso dell'ultima edizione di Passitaly, è un racconto che evidenzia le relazioni tra agricoltura, raccolta dell’acqua, lotta all’erosione e colture tradizionali.

L’itinerario carrabile è lungo circa 30 km e dal centro cittadino di Pantelleria si addentra nelle zone più interne dell’isola, toccando tutte le aree a maggiore vocazione vitivinicola. All’itinerario carrabile si collegano anche due anelli di approfondimento ciclopedonale, che danno la possibilità di capire la complessità del territorio. La Strada della vite ad alberello è un progetto a basso impatto ambientale e paesaggistico: prevede un uso moderato di segnaletica verticale collocata in prossimità dei punti di sosta.



Molte informazioni sono disponibili online su una piattaforma digitale interattiva in cui è visibile in tempo reale l’itinerario su varie scale, la propria posizione lungo il percorso e vari temi di approfondimento, anche attraverso i QR code stampati sulla segnaletica. Percorrendo l’itinerario si possono per esempio visualizzare sul proprio cellulare le foto storiche che ritraggono (negli anni ‘60 circa) lo stesso paesaggio che si sta osservando in quel preciso punto, dando così la possibilità all’osservatore di fare un confronto a 50 anni di distanza.

«Un modo per scoprire le ricchezze del paesaggio dell’entroterra - sottolinea Giorgia De Pasquale, architetto paesaggista che ha curato il progetto - ma anche un’occasione per comprendere le difficoltà e la complessità di una pratica agricola eroica, portata avanti da coloro che con difficoltà continuano a lavorare la terra e che, facendolo a Pantelleria, si prendono cura di un patrimonio che è dell’umanità intera e soprattutto delle future generazioni di panteschi».

Altre tipicità di Pantelleria
Chi è stato anche solo una volta a Pantelleria, porta con sé il ricordo non soltanto della vite ad alberello, ma anche di altre straordinarie bellezze, come il “giardino pantesco”, i tipici “dammusi” e le coltivazioni di capperi.

Per fronteggiare una natura “ostile” come quella di Pantelleria, il contadino pantesco ha dato vita in tempi antichi ad un particolare tipo di giardino: una costruzione circolare in pietra lavica murata a secco, alta 4 metri e con diametro oltre i 10. Come una torre-fortezza, il “giardino pantesco” assicura un microclima ideale ad un singolo albero da frutto: lo protegge dal vento, crea un cono d’ombra che ne riduce la traspirazione, raccoglie la rugiada e la rilascia nel terreno. Un sistema agronomico autosufficiente dal punto di vista idrico, che è diventato a livello paesaggistico un vero e proprio capolavoro dell’ingegno umano.

Assolutamente peculiari del territorio isolano sono poi i celebri “dammusi”, antiche abitazioni rurali alcune delle quali oggi sono state trasformate in comodi e suggestivi alloggi a scopo turistico. La pianta è generalmente quadrangolare ed è sormontata da una copertura a cupola o a botte, imbiancata a calce e usata per la raccolta delle acque piovane, raccolte in cisterne.



Infine, non si possono non citare i capperi di Pantelleria (varietà Capparis spinosa, varietà Inermis, cultivar Nocellara), gli unici capperi riconosciuti di qualità superiore grazie al marchio Igp (Indicazione geografica protetta). La caratteristica peculiare del cappero pantesco è l’assenza di spine e un bottone fiorale più ricco di stami, perciò con caratteristiche aromatiche più intense. La Cooperativa dei produttori di capperi di Pantelleria, nata nel 1971, è leader del settore in Italia. Ogni anno i 250 soci produttori conferiscono circa 1.500 quintali di capperi, selezionati accuratamente con un attento esame qualitativo. Il 90% della produzione viene venduto nel centro-nord Italia, il 5% nel centro-sud, mentre il restante 5% all’estero.


Foto servizio e gallery: Riccardo Melillo

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COMMENTI

28/12/2015 01:17:14
1)
Un articolo interessantissimo e soprattutto ben scritto. Bravo Lucio Tordini e viva Pantelleria!
Francesca Marino


Sky
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