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di Renato Andreolassi
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Allarme siccità in Lombardia
A rischio corsi d’acqua e vitigni

Allarme siccità in Lombardia 
A rischio corsi d’acqua e vitigni
Allarme siccità in Lombardia A rischio corsi d’acqua e vitigni
Pubblicato il 27 marzo 2019 | 10:09

Gli unici che si salvano, al Nord, sono il lago di Garda, grazie alle montagne trentine, e il fiume Mincio, che da Peschiera fornisce acqua alla bassa veronese, mantovana e bresciana.

Per il resto la siccità imperversa. L'elenco dei bacini e dei corsi d'acqua in secca è un rosario di criticità: i laghi Maggiore e Iseo, i fiumi Po, Oglio, Adda, Serio, Brembo e Chiese sono una landa desolata, anzi spiagge. E il mondo agricolo lancia i primi segnali di allarme per una delle più grandi crisi idriche degli ultimi decenni. Angelo Divittini e Marco Tonni del gruppo Sata raccontano la siccità dal punto di vista della Viticoltura.

(Allarme siccità in Lombardia A rischio corsi d’acqua e vitigni)

Da nord a sud la vite sta vincendo la sfida della scarsità di oro blu. Se ne accorge anche il consumatore andando a fare la spesa quotidianamente al mercato; gli esperti del settore, invece, faticano ancora a decodificare questi fenomeni, tra cambio climatico e riflessioni legate ad andamenti sinusoidali delle stagioni. Tutta l'agricoltura, o quasi, è a rischio: dalla frutta agli ortaggi, fino ad arrivare al mais. «O quasi - sottolineano i tecnici del Sata - perché anche nel mondo della natura ci sono campioni che resistono e combattono tenacemente».

È il caso della vite, una delle più antiche piante coltivate dall'uomo ha una particolare resilienza e predisposizione per ovviare a condizioni climatiche difficili. Come quelle attuali. Da mesi non si registrano piogge consistenti al Nord e scarsissime precipitazioni si sono verificate fino alla Toscana, tanto che nelle falde, ad oggi, le riserve risultano di migliaia di metri cubi inferiori alla norma. «La situazione è quindi d’allarme, ma nei vigneti i giochi sono ancora solo all'inizio», dichiarano all'unisono Angelo Divittini e Marco Tonni del gruppo Sata, una delle più importanti realtà agronomiche ed enologiche d'Italia, fondata da Leonardo Valenti e da Pierluigi Donna.

(Allarme siccità in Lombardia A rischio corsi d’acqua e vitigni)

«La vite è ancora a riposo in molte zone d'Italia. Pertanto le gemme sono appena appena gonfie, in rarissimi casi aperte, e in generale si trovano in una fase fenologica in cui sono ancora dormienti, il che implica che i giochi devono ancora farsi. Certo, più ci si sposta verso sud e più la situazione è “avanzata”, ma è altrettanto vero che il contesto d'emergenza idrica è, incredibilmente, più problematico al Nord che nel meridione. Nel Centro Italia, nelle Marche, per esempio, la situazione è molto diversa dalla fascia Prealpina: le gemme sono già aperte, in alcuni casi sono presenti già i primi abbozzi forali, quindi si tratta di una condizione già piuttosto progredita e diversa», proseguono i due esperti di potature e coltivazioni della vite a tutte le latitudini.

(Allarme siccità in Lombardia A rischio corsi d’acqua e vitigni)

L'analisi della situazione climatica nazionale da parte di Tonni e Divittini si basa però anche su «spiegazioni scientifiche: in quanto coltura arbustiva, la vite ha radici profondissime, tanto che affondano, per il suo corretto mantenimento, a vari metri di profondità, dove le riserve idriche sono ancora ottimali ovunque. Ed è utile anche ricordare che, contrariamente ad altre coltivazioni, nella maggior parte dei casi non si ricorre ad irrigare la vite proprio perché la ricerca dell'acqua è la lotta che questa pianta sviluppa in tutti i terreni. Ma non solo: magicamente, la vite, più combatte e più produce frutti meravigliosi! Il tutto senza sottovalutare un ulteriore fatto, ovvero: la carenza di piogge nei mesi di marzo e aprile tendenzialmente riduce il rischio di sviluppo della Peronospora che di solito dilaga a maggio».

In un contesto come quello attuale diventano ancora di più stringente attualità le riflessioni e le ricerche in ambito vitivinicolo relativamente alla resilienza della vite. In un recente convegno in provincia di Treviso, promosso dal Centro di ricerca viticoltura ed enologia con il Consorzio del Collio in collaborazione con l'Università di Firenze e altri partner, Angelo Divittini ha fatto il punto della situazione della ricerca scientifica orientata anche per conseguire «viti più tolleranti agli stress biotici e abiotici ottenendo, attraverso tecniche vivaistiche, anche maggiore variabilità genetiche e aumentando così la resilienza delle giovani barbatelle».

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