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Vigneti storici ed eroici ora tutelati
Soddisfatti i Consorzi campani

Vigneti storici ed eroici ora tutelati 
Soddisfatti i Consorzi campani
Vigneti storici ed eroici ora tutelati Soddisfatti i Consorzi campani
Pubblicato il 06 luglio 2020 | 10:32

Il ministro Bellanova ha firmato il Decreto che riconosce e disciplina i vigneti storici ed eroici. Coro unanime dei Consorzi di tutela campani: «Strumento che sostiene e valorizza territori e vignaioli».

Valorizzare i vigneti eroici e storici per produrre effetti positivi non solo in termini economici, ma anche dal punto di vista ambientale e sociale. È questo il principale obiettivo del Decreto che riconosce e disciplina tali vitigni, che è stato firmato dal ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova di concerto con i ministri Dario Franceschini (Beni e attività culturali) e Sergio Costa (Ambiente e tutela del territorio e del mare). Il Decreto stabilisce, con un maggiore livello di dettaglio rispetto a quanto previsto dal Testo unico del vino, regole e criteri operativi utili per individuare i vigneti eroici e storici, i potenziali destinatari degli interventi di ripristino, recupero e manutenzione che saranno finanziati con una parte del budget dell’Ocm (Organizzazione comune del mercato vitivinicolo).

Vigneti storici ed eroici ora tutelati Soddisfatti i Consorzi campani
Stefano Di Marzo, Cesare Avenia, Andrea Ferraioli, Nicola Matarazzo (consulente per i Consorzi dei vini campani), Ciro Giordano, Libero Rillo, Giuseppe Iannaccone (collaboratore Consorzio Vini d’Irpinia)

Il Decreto rappresenta per molte regioni un nuovo strumento per tutelare e valorizzare il mosaico vitivinicolo, in particolare per la Campania, una regione che custodisce antichi vitigni e pratiche agricole millenarie: caratteristiche che sono alla base di un’offerta enologica di spiccata tipicità.



I cinque Consorzi di tutela vini che operano in Campania hanno accolto positivamente questo strumento che potrebbe produrre effetti positivi nel comparto campano. «La Campania - ha dichiarato Cesare Avenia, presidente del Consorzio di Tutela Vini Caserta “Vitica” - costituisce uno dei più antichi nuclei di insediamento della vite. È una terra generosa, sapientemente modellata e lavorata dagli uomini. Il nostro ager Falernus, come Pithecusa, il monte Somma e il Vesuvio, il Taburno, sono da sempre scrigni di vitigni unici da cui si ottengono vini inimitabili, decantati fin dall’antichità da Cicerone, Plinio, Marziale, Virgilio... Il Decreto rappresenta sicuramente uno strumento unico per creare valore aggiunto, mettendo in risalto il legame storico, simbolico e culturale con i luoghi di produzione viticola».

«Il riconoscimento dei vigneti storici ed eroici - ha sottolineato Ciro Giordano, presidente del Consorzio di Tutela Vini “Vesuvio” - rappresenta un mezzo per garantire la coltivazione di quei vitigni che coltiviamo da secoli e che costituiscono la forza della viticoltura campana. Nelle diverse aree di produzione della nostra regione si aprono scenari interessanti per quelle varietà che costituiscono un unicum, come ad esempio i vitigni caprettone e catalanesca allevati sulle falde del vulcano più famoso al mondo e il forastera e il biancolella dell’isola di Ischia. Varietà che sono in grado di proporre un’offerta enoica ed una narrazione diversa ed interessante per i consumatori. Ma il Decreto rappresenta anche una grande possibilità per la difesa delle vigne eroiche dell’area flegrea e sorrentina, che tenaci viticoltori hanno difeso dall’invasione del cemento».

«I paesaggi viticoli - ha affermato Andrea Ferraioli, guida del Consorzio “Vita Salernum Vites” - sono il frutto di tecnica, conoscenza, tradizione e amore per la propria terra. Opere costruite, come nel caso dei terrazzamenti della Costiera Amalfitana, nel corso dei secoli da veri e propri architetti paesaggisti, che hanno trasformato queste alture che vanno ad affondare nel mare in magnifici giardini pensili. Si tratta di un vero e proprio monumento, costruito pietra su pietra da viticoltori mossi dalla speranza di un futuro migliore. Questo scenario incantevole potrà sicuramente beneficiare delle opportunità che il Decreto metterà in campo, al pari delle vigne cilentane, le cui radici affondano in un territorio che ha fatto della protezione e dell’integrità ecologica un proprio fiore all’occhiello».

«Grazie al Decreto - ha aggiunto Stefano Di Marzo, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Irpinia - si potrà rafforzare la tutela di quei vigneti la cui coltivazione è caratterizzata dall’impiego di pratiche e tecniche tradizionali, vale a dire legate agli ambienti fisici e climatici locali, che mostrano forti legami con i sistemi sociali ed economici. Il pensiero corre subito al metodo di allevamento delle “tennecchie”, ancora in uso in alcune aree della nostra provincia. Queste vigne monumentali non solo raccontano dell’antichissimo legame che corre tra la terra irpina e la coltivazione della vite, ma costituiscono l’esempio dell’efficienza raggiunta da chi ci ha preceduto in termini di gestione del vigneto, al fine di migliorare lo sviluppo vegetativo e produttivo della vite. Tutelare e valorizzare tutto questo significa affrontare con maggiore fiducia la sfida di rendere la produzione più sostenibile, optando per quelle soluzioni più adatte al clima che va cambiando».

«L’atto adottato - ha concluso Libero Rillo, presidente del Sannio Consorzio Tutela Vini - costituisce uno strumento importante se visto in prospettiva. Si tratta senza dubbio di un concreto aiuto per la rinascita del mondo del vino, non solo campano, chiamato ad affrontare le critiche conseguenze dovute all’emergenza Covid-19. Il Decreto prevede un ulteriore provvedimento per un marchio nazionale per la viticoltura eroica o storica. Il riconoscimento di questi generi di vigneti offrirà alle aziende la possibilità di poter fruire di una parte dei fondi previsti dal Programma Nazionale di sostegno al settore vitivinicolo che sarà indirizzata al ripristino, al recupero, alla manutenzione e alla salvaguardia dei vigneti eroici e storici che utilizzano vitigni autoctoni. Una grande opportunità che può legarsi anche alla promozione turistica delle aree a grande vocazione viticola. Soprattutto per quelle aree che, come il Sannio, non sono state mai meta di flussi enoturistici considerevoli».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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