Vino, pochi i produttori italiani che si sono messi in gioco a Palermo
Con la creazione di una logica itinerante il Concours Mondial de Bruxelles ha assunto oggi un deciso carattere di internazionalità e maggiore credibilità a livello mondiale. Credibilità non recepita dai produttori nostrani che non hanno voluto rimettersi al giudizio di 275 degustatori da 45 Paesi
I migliori vini del mondo parlano spagnolo. Conferma il primato tra le regioni italiane la Sicilia, padrona di casa di questa edizione: è grazie a lei se dal più importante pulpito mondiale in materia di valutazione di vini si è sentita 'anche” la voce dell'Italia. Quest'anno, per la prima volta, fra i circa 275 giudici assaggiatori in rappresentanza di 40 nazionalità, divisi in 45 giurie e chiamati a degustare i circa 7mila campioni ricevuti da ogni angolo del globo terracqueo, 'c'ero anch'io”. A conferma dell'assoluta equità nella composizione delle giurie basti dire che quella di mia appartenenza (la n. 37) era composta da cileni, portoghesi, statunitensi, canadesi e italiani: ad essa sono state affidate - naturalmente nel più assoluto anonimato - ben 14 batterie di vini provenienti da Spagna (Navarra, Aragon e Castilla-Léon), Francia (Bordeaux, Languedoc-Roussillon, Loira), California, Sicilia, Australia (sud e ovest), Nuova Zelanda, Svizzera, Cile, Moravia e Veneto.

I risultati
I risultati del Concours Mondial de Bruxelles 2010 rappresentano, oltre che un prestigioso fregio per le aziende produttrici premiate, un'utile mappa per orientarsi tra quelle che sono le affermate eccellenze dell'enologia mondiale e tra gli sviluppi e le nuove tendenze del gusto internazionale.
La composizione del podio è rimasta invariata rispetto all'edizione 2009 di Valencia. La Francia anche quest'anno si è confermata primatista assoluta del Concours con 606 medaglie (401 Argento, 191 Oro, 14 Gran medaglia d'oro) ottenute da 2.277 campioni presentati. Una performance considerevole, quindi, quella del secondo produttore mondiale di vino, sia per il numero di campioni presentati che per la qualità riscontrata e premiata dalle giurie. Al secondo posto la Spagna con 378 medaglie (225 A, 136 O, 17 Gmo) su 1394 etichette presentate. è spagnola anche la più abbondante collezione di Gran medaglie d'oro, ben 17, superando di una medaglia il primato, sempre spagnolo, dell'anno scorso. L'Italia ospite del Concours 2010 si è confermata al terzo posto con 228 medaglie (134 A, 89 O, 5 Gmo) aggiudicate su 949 etichette inviate per le degustazioni.
Ben 45 medaglie in più rispetto al 2009, si potrebbe dire, ma in realtà un risultato assai scarso se paragonato a quelli delle nazioni che ci hanno preceduto. Basta infatti fare due conti!
Se partiamo dall'eccellenza notiamo che la Spagna ha avuto 17 Gran medaglie d'oro su 1.394 etichette presentate, pari all'1,22 % e non male si colloca la Francia che con 14 Gran medaglie su 2.277 campioni raggiunge lo 0.615 %, mentre l'Italia con 5 Gmo (lo stesso numero del Portogallo che però ha presentato solo 434 vini) su 949 vini, arriva a uno scarno 0.527 %. Non approfondiamo sulle performance di altre Nazioni - come Cile, Sud Africa ed Australia - che, in proporzione al numero di campioni presentati, hanno ottenuto risultati a dir poco éclatanti e anzi lasciamo al lettore l'approfondimento numerico di quanto stiamo affermando.
Con queste prestazioni collettive è stato difficile rispettare il regolamento generale del Concorso che prevede che il totale dei vini medagliati non possa superare, in nessun caso, la quota del 30% dei vini in concorso. Ma non certo per merito dell'Italia! Infatti, se per i vini che hanno ricevuto la massima onorificenza sono state distinte le cinque etichette che hanno ottenuto il punteggio più alto in assoluto nella loro categoria - Miglior Spumante: Champagne Baron-Fuenté Grand Cru Brut (Francia); Miglior Bianco: Viu Manent Chardonnay Reserva 2009 (Cile); Miglior Rosé: Casal da Coelheira Rosé 2009 (Portogallo); Miglior Rosso: Michel Torino Don David Tannat 2008 (Argentina); Miglior Vino Dolce: Lustau Solera Reserva Pedro Ximénez San Emilio (Spagna) - si può notare che non compare alcun vino italiano! Miglior Rosso, Miglior Bianco e Miglior Dolce parlano tutti spagnolo, il Miglior Rosé portoghese; usciamo dai domini delle lingue della penisola iberica solo con il Miglior Spumante che invece, con il suo perlage, parla francese.
L'Italia, la nazione ospitante questa edizione del Concours e prima produttrice mondiale di vino, si colloca al terzo posto in classifica per il numero di vini presentati ma non certo per i riconoscimenti ricevuti se visti in un serio rapporto comparativo!
Il podio italiano del 2010 conferma sulle stesse posizioni le regioni protagoniste della scorsa edizione: sul gradino più alto la Sicilia con 77 medaglie, segue il Veneto con 41 e la Toscana con 28. Non sono una sorpresa quindi l'appassionata partecipazione e gli ottimi risultati di queste tre regioni che, messe insieme, hanno presentato ai banchi di degustazione di Palermo, ben 653 etichette e cioè il 69,39% di tutti i campioni italiani pervenuti.
Risultato sorprendente per l'Abruzzo che rispetto alla scorsa edizione scala di una posizione la classifica delle regioni più medagliate: tesaurizzando in premi il 40% dei campioni presentati con 23 riconoscimenti complessivi. Altrettanto bene la Puglia, con poche medaglie in meno, ma con il vanto di una Gran Medaglia d'Oro, attribuita al Terragnolo Primitivo Salento IGT Rosso dell'azienda Apollonio Casa Vinicola Srl, che segna il record assoluto in punteggio ottenuto tra le etichette italiane premiate.
La Gran medaglia d'oro siciliana è stata vinta da Antonello Cassarà Kilim Rosso 2007(Sicilia Igt). Le Medaglie d'oro che completano la 'top four” siciliana 2010 dei premiati con i punteggi più alti relativi ad ogni categoria, sono:
Miglior Bianco: Donnafugata Chiarandà Bianco 2007 (Contessa Entellina Doc)
Miglior Vino Dolce: Az. agr. D'Ancona Cimillya 2007 (Passito di Pantelleria Doc)
Miglior Rosè: Società Agricola de Gregorio Rosa di Nero 2009 (Sicilia Igt)
Conclusioni
Che il Concours Mondial de Bruxelles sia una creatura della produzione francese non è un mistero per nessuno; come non è un mistero che il Concorso, se avesse continuato e rimanere in territorio belga dove è nato nel 1994 con un migliaio di campioni per la maggior parte francesi, sarebbe stato destinato a una prematura scomparsa. Ma con la creazione di una logica itinerante - Lisbona, Maastricht, Bordeaux, Valencia e ora, Palermo - ha assunto oggi un deciso carattere di internazionalità e maggiore credibilità a livello mondiale.
Credibilità che, evidentemente, non è stata recepita dai molti produttori nostrani - piemontesi, lombardi, friulani, emiliani e campani - che non hanno voluto rimettersi al giudizio di ben 275 degustatori provenienti da 45 nazioni sparse nei 5 continenti i quali, se non altro per la legge dei grandi numeri, hanno espresso giudizi che vanno inequivocabilmente in parallelo con le scelte di un mercato sempre più globalizzato.
Le 949 etichette inviate dalla produzione nostrana sono una cifra indicibilmente ridicola se paragonate con i grandi numeri sbandierati dai nostri uffici di statistica: 2.500/3.000 vini ci avrebbero dato una ben diversa dignità e avrebbero assegnato un ben diverso riconoscimento agli amici siciliani e al loro Istituto Regionale Vite e Vino che hanno dato prova di una maturità organizzativa che ha lasciato senza parole tutte le delegazioni straniere che certo non si aspettavano un'accoglienza così precisa e particolareggiata.
E se in Lussemburgo, nel 2011, saremo il triplo o il quadruplo, lo dovremo anche e soprattutto a questi laboriosi isolani che non hanno lasciato nulla al caso e hanno sofferto, anche in silenzio, certe scelte lobbistiche e snobistiche di vasti strati della produzione di qualità dell'Italia centro-settentrionale.
Senza tema di essere smentiti potremmo azzardare che molti winemakers nostrani temono - forse a ragion veduta - il giudizio che può giunger loro al di fuori dei confini alpini: specialmente se tale giudizio viene in buona parte da 'gente della strada” spalmata nelle più disparate contrade di tutti i continenti; da gente che modestamente vive tutti i giorni il consumo quotidiano ed è abituata a paragonare implacabilmente qualità e prezzo, senza lasciarsi andare a spericolati voli pindarici così come gli attori di certa produzione nostrana hanno la pretesa di fare.
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Concours Mondial de Bruxelles Italia terza con 228 medaglie

I risultati
I risultati del Concours Mondial de Bruxelles 2010 rappresentano, oltre che un prestigioso fregio per le aziende produttrici premiate, un'utile mappa per orientarsi tra quelle che sono le affermate eccellenze dell'enologia mondiale e tra gli sviluppi e le nuove tendenze del gusto internazionale.
La composizione del podio è rimasta invariata rispetto all'edizione 2009 di Valencia. La Francia anche quest'anno si è confermata primatista assoluta del Concours con 606 medaglie (401 Argento, 191 Oro, 14 Gran medaglia d'oro) ottenute da 2.277 campioni presentati. Una performance considerevole, quindi, quella del secondo produttore mondiale di vino, sia per il numero di campioni presentati che per la qualità riscontrata e premiata dalle giurie. Al secondo posto la Spagna con 378 medaglie (225 A, 136 O, 17 Gmo) su 1394 etichette presentate. è spagnola anche la più abbondante collezione di Gran medaglie d'oro, ben 17, superando di una medaglia il primato, sempre spagnolo, dell'anno scorso. L'Italia ospite del Concours 2010 si è confermata al terzo posto con 228 medaglie (134 A, 89 O, 5 Gmo) aggiudicate su 949 etichette inviate per le degustazioni.
Ben 45 medaglie in più rispetto al 2009, si potrebbe dire, ma in realtà un risultato assai scarso se paragonato a quelli delle nazioni che ci hanno preceduto. Basta infatti fare due conti!
Se partiamo dall'eccellenza notiamo che la Spagna ha avuto 17 Gran medaglie d'oro su 1.394 etichette presentate, pari all'1,22 % e non male si colloca la Francia che con 14 Gran medaglie su 2.277 campioni raggiunge lo 0.615 %, mentre l'Italia con 5 Gmo (lo stesso numero del Portogallo che però ha presentato solo 434 vini) su 949 vini, arriva a uno scarno 0.527 %. Non approfondiamo sulle performance di altre Nazioni - come Cile, Sud Africa ed Australia - che, in proporzione al numero di campioni presentati, hanno ottenuto risultati a dir poco éclatanti e anzi lasciamo al lettore l'approfondimento numerico di quanto stiamo affermando.
Con queste prestazioni collettive è stato difficile rispettare il regolamento generale del Concorso che prevede che il totale dei vini medagliati non possa superare, in nessun caso, la quota del 30% dei vini in concorso. Ma non certo per merito dell'Italia! Infatti, se per i vini che hanno ricevuto la massima onorificenza sono state distinte le cinque etichette che hanno ottenuto il punteggio più alto in assoluto nella loro categoria - Miglior Spumante: Champagne Baron-Fuenté Grand Cru Brut (Francia); Miglior Bianco: Viu Manent Chardonnay Reserva 2009 (Cile); Miglior Rosé: Casal da Coelheira Rosé 2009 (Portogallo); Miglior Rosso: Michel Torino Don David Tannat 2008 (Argentina); Miglior Vino Dolce: Lustau Solera Reserva Pedro Ximénez San Emilio (Spagna) - si può notare che non compare alcun vino italiano! Miglior Rosso, Miglior Bianco e Miglior Dolce parlano tutti spagnolo, il Miglior Rosé portoghese; usciamo dai domini delle lingue della penisola iberica solo con il Miglior Spumante che invece, con il suo perlage, parla francese.
L'Italia, la nazione ospitante questa edizione del Concours e prima produttrice mondiale di vino, si colloca al terzo posto in classifica per il numero di vini presentati ma non certo per i riconoscimenti ricevuti se visti in un serio rapporto comparativo!
Il podio italiano del 2010 conferma sulle stesse posizioni le regioni protagoniste della scorsa edizione: sul gradino più alto la Sicilia con 77 medaglie, segue il Veneto con 41 e la Toscana con 28. Non sono una sorpresa quindi l'appassionata partecipazione e gli ottimi risultati di queste tre regioni che, messe insieme, hanno presentato ai banchi di degustazione di Palermo, ben 653 etichette e cioè il 69,39% di tutti i campioni italiani pervenuti.
Risultato sorprendente per l'Abruzzo che rispetto alla scorsa edizione scala di una posizione la classifica delle regioni più medagliate: tesaurizzando in premi il 40% dei campioni presentati con 23 riconoscimenti complessivi. Altrettanto bene la Puglia, con poche medaglie in meno, ma con il vanto di una Gran Medaglia d'Oro, attribuita al Terragnolo Primitivo Salento IGT Rosso dell'azienda Apollonio Casa Vinicola Srl, che segna il record assoluto in punteggio ottenuto tra le etichette italiane premiate.
La Gran medaglia d'oro siciliana è stata vinta da Antonello Cassarà Kilim Rosso 2007(Sicilia Igt). Le Medaglie d'oro che completano la 'top four” siciliana 2010 dei premiati con i punteggi più alti relativi ad ogni categoria, sono:
Miglior Bianco: Donnafugata Chiarandà Bianco 2007 (Contessa Entellina Doc)
Miglior Vino Dolce: Az. agr. D'Ancona Cimillya 2007 (Passito di Pantelleria Doc)
Miglior Rosè: Società Agricola de Gregorio Rosa di Nero 2009 (Sicilia Igt)
Conclusioni
Che il Concours Mondial de Bruxelles sia una creatura della produzione francese non è un mistero per nessuno; come non è un mistero che il Concorso, se avesse continuato e rimanere in territorio belga dove è nato nel 1994 con un migliaio di campioni per la maggior parte francesi, sarebbe stato destinato a una prematura scomparsa. Ma con la creazione di una logica itinerante - Lisbona, Maastricht, Bordeaux, Valencia e ora, Palermo - ha assunto oggi un deciso carattere di internazionalità e maggiore credibilità a livello mondiale.Credibilità che, evidentemente, non è stata recepita dai molti produttori nostrani - piemontesi, lombardi, friulani, emiliani e campani - che non hanno voluto rimettersi al giudizio di ben 275 degustatori provenienti da 45 nazioni sparse nei 5 continenti i quali, se non altro per la legge dei grandi numeri, hanno espresso giudizi che vanno inequivocabilmente in parallelo con le scelte di un mercato sempre più globalizzato.
Le 949 etichette inviate dalla produzione nostrana sono una cifra indicibilmente ridicola se paragonate con i grandi numeri sbandierati dai nostri uffici di statistica: 2.500/3.000 vini ci avrebbero dato una ben diversa dignità e avrebbero assegnato un ben diverso riconoscimento agli amici siciliani e al loro Istituto Regionale Vite e Vino che hanno dato prova di una maturità organizzativa che ha lasciato senza parole tutte le delegazioni straniere che certo non si aspettavano un'accoglienza così precisa e particolareggiata.
E se in Lussemburgo, nel 2011, saremo il triplo o il quadruplo, lo dovremo anche e soprattutto a questi laboriosi isolani che non hanno lasciato nulla al caso e hanno sofferto, anche in silenzio, certe scelte lobbistiche e snobistiche di vasti strati della produzione di qualità dell'Italia centro-settentrionale.
Senza tema di essere smentiti potremmo azzardare che molti winemakers nostrani temono - forse a ragion veduta - il giudizio che può giunger loro al di fuori dei confini alpini: specialmente se tale giudizio viene in buona parte da 'gente della strada” spalmata nelle più disparate contrade di tutti i continenti; da gente che modestamente vive tutti i giorni il consumo quotidiano ed è abituata a paragonare implacabilmente qualità e prezzo, senza lasciarsi andare a spericolati voli pindarici così come gli attori di certa produzione nostrana hanno la pretesa di fare.
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