Greco di Bianco, un vino da meditazione in equilibro fra dolcezza e acidità
Colore giallo dorato con riflessi ambrati, il Greco di Bianco ha un profumo di zagara, gusto persistente, piacevolmente dolce, vellutato con un’avvolgente sensazione di miele, mallo di noce, fichi e mandorle
Famoso e raro in egual misura, il Greco di Bianco è riconosciuto come uno dei più prestigiosi ed antichi vini prodotti in Italia, espressione originale della Locride in provincia di Reggio Calabria. Le origini risalgono alla colonizzazione greca della costa ionica calabrese nel VII e VI secolo a.C. Tante leggende e testimonianze s’intrecciano attorno al prezioso nettare, capace di poteri rigeneranti per il fisico e per la mente. La vittoria dei Locresi sul numeroso esercito dei Crotoniati nella battaglia del fiume Sagra intono al VI secolo a.C. fu attribuita, oltre alla comparsa di Zeus e dei Dioscuri Castore e Polluce, a questo vino che infondeva coraggio.

In epoca romana era particolarmente gradito agli imperatori ed apprezzato dalle donne per le sue proprietà afrodisiache, un vero nettare come attestano le citazioni di Virgilio e di Plinio il Vecchio e l’iscrizione muraria rinvenuta a Pompei. Nel XV secolo era presente sulle tavole dei Marullo e dei Carafa, feudatari di Bianco e descritto in un rapporto inviato al governatore del Regno di Napoli. In secoli più recenti nell'Ottocento dosi di Greco di Bianco erano consigliate come ricostituente nelle convalescenze, nelle malattie acute, nelle febbri malariche e negli esaurimenti nervosi. Non mancano i riconoscimenti, già nel 1912 ottenne una medaglia d’oro nell’esposizione internazionale di Parigi a riprova che la storia del vino ha sempre tenuto in grande considerazione i vini passiti.
Il paese di Bianco e parte di Casignana sulla costa dei gelsomini sono i soli territori vocati per la sua produzione. Si tratta di un’area ristretta, ideale per le caratteristiche del terreno con la presenza di marne bianche di natura calcareo-argillosa, ricche di minerali ed oligoelementi che assicurano una certa riserva d’acqua e per il microclima con forte insolazione e brezza marina che elimina l’umidità dalle uve.
Colore giallo dorato con riflessi ambrati, particolare profumo di zagara, gusto persistente, piacevolmente dolce, vellutato con una piacevole e avvolgente sensazione di miele, mallo di noce, fichi e mandorle. Grande equilibrio fra dolcezza, acidità. Il “Greco” è ottenuto dall'uva lasciata seccare al sole su graticci di canne o su basi in legno oppure lasciata appassire direttamente sulla pianta, previo schiacciamento o torsione del rachide ad opera dell'uomo. Non può essere messo in commercio prima di un anno dalla vendemmia nella caratteristica bottiglia arrotondata, la “pulcianella”.
Possiede una carica zuccherina molto gentile, che tende a diminuire con il trascorrere degli anni. Per essere gustato in maniera ottimale, va consumato dopo 5-8 anni dalla vendemmia anche oltre e servito ad una temperatura di 10-12 gradi in calici di media capacità a tulipano. Può essere degustato senza accompagnamento, come vino da meditazione, abbinato a dolci strutturati e consistenti come quelli di pasta di mandorle, il panforte di Siena o con i fichi secchi “dottati” della Calabria; esalta il sapore dei formaggi cremosi o piccanti a pasta dura, ma può accompagnare anche piatti a base di fegato d'oca.
Il ristretto territorio di produzione lo rende un vino praticamente introvabile presso i classici canali di distribuzione. La produzione molto limitata ne fa una preziosità di gusto e le bottiglie spesso sono soggette a raccolta da collezione per estimatori. Un vino penalizzato da una scarsa valorizzazione al di fuori di un ambito strettamente locale. Ha rischiato l’estinzione attorno agli anni Sessanta, sia perché il vitigno richiede grandi cure, sia per la resa minima dovuta alla tipologia dell’acino ed alla successiva essicazione e conseguente riduzione del volume. In seguito a cura del Dipartimento dell’agricoltura della Calabria furono messe in atto una serie di iniziative atte a valorizzare e standardizzare la produzione con il risultato del riconoscimento della Denominazione di origine controllata ottenuta nel 1980. Attualmente rimane l’unico passito calabrese con il marchio Doc.

In epoca romana era particolarmente gradito agli imperatori ed apprezzato dalle donne per le sue proprietà afrodisiache, un vero nettare come attestano le citazioni di Virgilio e di Plinio il Vecchio e l’iscrizione muraria rinvenuta a Pompei. Nel XV secolo era presente sulle tavole dei Marullo e dei Carafa, feudatari di Bianco e descritto in un rapporto inviato al governatore del Regno di Napoli. In secoli più recenti nell'Ottocento dosi di Greco di Bianco erano consigliate come ricostituente nelle convalescenze, nelle malattie acute, nelle febbri malariche e negli esaurimenti nervosi. Non mancano i riconoscimenti, già nel 1912 ottenne una medaglia d’oro nell’esposizione internazionale di Parigi a riprova che la storia del vino ha sempre tenuto in grande considerazione i vini passiti.
Il paese di Bianco e parte di Casignana sulla costa dei gelsomini sono i soli territori vocati per la sua produzione. Si tratta di un’area ristretta, ideale per le caratteristiche del terreno con la presenza di marne bianche di natura calcareo-argillosa, ricche di minerali ed oligoelementi che assicurano una certa riserva d’acqua e per il microclima con forte insolazione e brezza marina che elimina l’umidità dalle uve.
Colore giallo dorato con riflessi ambrati, particolare profumo di zagara, gusto persistente, piacevolmente dolce, vellutato con una piacevole e avvolgente sensazione di miele, mallo di noce, fichi e mandorle. Grande equilibrio fra dolcezza, acidità. Il “Greco” è ottenuto dall'uva lasciata seccare al sole su graticci di canne o su basi in legno oppure lasciata appassire direttamente sulla pianta, previo schiacciamento o torsione del rachide ad opera dell'uomo. Non può essere messo in commercio prima di un anno dalla vendemmia nella caratteristica bottiglia arrotondata, la “pulcianella”.
Possiede una carica zuccherina molto gentile, che tende a diminuire con il trascorrere degli anni. Per essere gustato in maniera ottimale, va consumato dopo 5-8 anni dalla vendemmia anche oltre e servito ad una temperatura di 10-12 gradi in calici di media capacità a tulipano. Può essere degustato senza accompagnamento, come vino da meditazione, abbinato a dolci strutturati e consistenti come quelli di pasta di mandorle, il panforte di Siena o con i fichi secchi “dottati” della Calabria; esalta il sapore dei formaggi cremosi o piccanti a pasta dura, ma può accompagnare anche piatti a base di fegato d'oca.
Il ristretto territorio di produzione lo rende un vino praticamente introvabile presso i classici canali di distribuzione. La produzione molto limitata ne fa una preziosità di gusto e le bottiglie spesso sono soggette a raccolta da collezione per estimatori. Un vino penalizzato da una scarsa valorizzazione al di fuori di un ambito strettamente locale. Ha rischiato l’estinzione attorno agli anni Sessanta, sia perché il vitigno richiede grandi cure, sia per la resa minima dovuta alla tipologia dell’acino ed alla successiva essicazione e conseguente riduzione del volume. In seguito a cura del Dipartimento dell’agricoltura della Calabria furono messe in atto una serie di iniziative atte a valorizzare e standardizzare la produzione con il risultato del riconoscimento della Denominazione di origine controllata ottenuta nel 1980. Attualmente rimane l’unico passito calabrese con il marchio Doc.


