L’Amarone viaggia spedito verso il riconoscimento Unesco. Tre anni dopo l’annuncio ufficiale - dato ad Amarone Opera Prima 2023 -, nell’edizione di quest’anno filtra ottimismo per l’approvazione della candidatura del rituale della messa a riposo delle uve della Valpolicella a patrimonio immateriale dell’Unesco da parte del Ministero della Cultura, atteso per marzo. A Verona, nell’ambito dell'edizione 2026 della manifestazione, il Consorzio ha presentato l’Amarone 2021, avviato il piano promozione 2026 e intrecciato il racconto del vino con Cucina italiana Unesco e Olimpiadi Milano Cortina 2026, senza dimenticare la certificazione sostenibile per il 53% dei propri vigneti.

Rituale dell'appassimento delle uve in Valpolicella: si attende l'ok del Ministero per la candidatura Unesco
Un confronto al femminile tra vino, cultura e grandi eventi
A Verona la 22ª edizione di Amarone Opera Prima, appuntamento promosso dal Consorzio vini Valpolicella che si è chiuso domenica 2 febbraio, ha riunito 67 aziende, circa 400 operatori e 1.500 enoappassionati. Al centro della tre giorni l’Amarone 2021, annata che si presenta sui mercati con un profilo equilibrato, improntato all’eleganza e con prospettive di evoluzione coerenti con lo stile della denominazione.

L'edizione 2026 di Amarone Opera Prima ha riunito 67 aziende, circa 400 operatori e 1.500 enoappassionati
A fare da filo conduttore, l’Amarone, protagonista anche di un podio tutto al femminile che ha messo a confronto Maddalena Fossati, direttore de La Cucina Italiana e presidente del Comitato promotore della candidatura Unesco, Deborah Compagnoni, ambassador delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026, e Cristina Bowerman, chef di Glass Hostaria a Roma, una stella Michelin. Un dialogo che ha toccato il valore culturale del cibo e del vino italiani, il ruolo dei grandi eventi sportivi e la centralità del consumo consapevole, inserendo l’Amarone in un racconto più ampio che guarda oltre il perimetro strettamente enologico.
Un riconoscimento per raccontare un “saper fare” secolare
Uno dei temi centrali emersi ad Amarone Opera Prima riguarda la candidatura Unesco del rituale dell’appassimento delle uve in Valpolicella, tecnica alla base dell’Amarone e del Recioto. Il dossier è stato completato e inviato nei giorni scorsi, con il coinvolgimento delle comunità locali, del Comitato scientifico e del Comitato promotore. «Siamo messi direi bene perché quindici giorni fa abbiamo trasmesso tutta la documentazione», ha spiegato il presidente del Consorzio vini della Valpolicella Christian Marchesini, sottolineando il lavoro condiviso che ha portato alla definizione di un percorso non solo tecnico, ma anche culturale.

Il rituale dell'appassimento riflette la storia sociale, politica ed economica della Valpolicella
Il dossier, composto da dieci pagine, sintetizza anni di studi, analisi e raccolta di materiali documentali e audiovisivi. Al centro, i quattro capisaldi identitari individuati dal Comitato scientifico, formato da enologi, giuristi e antropologi, che attribuiscono all’appassimento una funzione educativa, ambientale, sociale ed enologica. Una pratica che coinvolge circa 8mila persone nei 19 comuni della denominazione e che, senza soluzione di continuità, definisce il legame tra viticoltura, architettura rurale e identità territoriale. Pier Luigi Petrillo, primo coordinatore del Comitato scientifico e titolare della Cattedra Unesco sui Patrimoni culturali immateriali all’Università Unitelma Sapienza di Roma, al momento dell'annuncio aveva sottolineato: «Si tratta di una tecnica che riflette la storia sociale, politica ed economica della Valpolicella e ne accompagna l’evoluzione da oltre 1.500 anni».
Sostenibilità per oltre la metà dei vigneti e segnali di tenuta per la Valpolicella
Come detto, la Valpolicella ha chiuso il 2025 con un risultato significativo sul fronte ambientale: il 53% della superficie vitata della denominazione è oggi certificata sostenibile, superando per la prima volta la metà del totale. In un solo anno gli ettari ecocompatibili sono aumentati di circa mille unità, grazie soprattutto alla diffusione della certificazione ministeriale Sqnpi, che valorizza pratiche sostenibili in vigneto e in cantina. Secondo il Consorzio tutela vini Valpolicella, la superficie certificata interessa 4.666 ettari su circa 8.600 ettari complessivi. Il biologico copre 1.100 ettari, in lieve flessione, mentre quasi 3.500 ettari adottano il protocollo Sqnpi, oggi asse portante del percorso di sostenibilità. «In uno scenario sempre più competitivo, la sostenibilità è un valore territoriale ma anche una leva di mercato», ha ricordato il presidente Marchesini, citando l’interesse crescente di Nord Europa e Nord America.

Il presidente del Consorzio vini della Valpolicella Christian Marchesini
Sul piano economico, il 2025 è stato un anno complesso ma con segnali di tenuta, sostenuti da una ripresa nell’ultimo trimestre. I volumi imbottigliati hanno registrato cali contenuti - Amarone a -2,4%, Valpolicella a -2,7% e Ripasso a -3,7% - mentre l’export ha mostrato una resilienza superiore alla media nazionale, con buone performance in mercati come Germania, Regno Unito, Canada e Paesi Bassi, nonostante l’impatto dei dazi negli Stati Uniti.
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