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Che cosa sono i vini dealcolati e qual è la situazione in Italia?

A Vinitaly i vini dealcolati sono stati argomento di dibattito. Da un lato, cresce l'interesse dei consumatori, soprattutto tra i giovani. Dall'altro, la produzione in Italia è ancora ferma a causa di vincoli normativi

Piera Genta
di Piera Genta
22 aprile 2024 | 15:28

Il tema caldo della 56esima edizione del Vinitaly sono i dealcolati. Al momento in Italia la dealcolazione è vietata e chi vuole farla deve andare all'estero. Il prodotto però può circolare nel nostro paese come in tutta l'Unione europea. La motivazione sta  nella bozza del decreto del ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste: il processo di dealcolazione è autorizzato esclusivamente presso stabilimenti dotati di licenza di deposito fiscale per la produzione di alcol, che oggi le cantine non hanno, concedendo questa possibilità solamente alle distillerie. In Italia perchè un prodotto possa chiamarsi vino deve avere una gradazione alcolica di almeno 9%. Il vino dealcolato ha un tasso di alcol superiore a 0,5% vol mentre il vino parzialmente dealcolizzato ha un tasso alcolometrico compreso tra 0,5% e 9%.

Che cosa sono i vini dealcolati e qual è la situazione in Italia?

Tutto quello che c'è da sapere sui vini dealcolati

Che cosa c'è da sapere sui vini dealcolati?

Il vino dealcolato deriva da un vino sottoposto ad un processo di dealcolazione parziale o totale. Si tratta di un procedimento che avviene solitamente tramite osmosi, grazie a membrane con le quali si separa l'alcol dal vino, oppure, per distillazione a freddo sottovuoto, grazie all'evaporazione dell'alcol. Da non confondere con bevande, spesso fermentate, che cercano di ricordare alcuni sapori del vino, ma sono prodotte a partire da materie prime completamente diverse. In questo caso la gradazione alcolica, seppur minima, è comunque presente per via della fermentazione degli zuccheri.

Vini dealcolati, le alternative in Italia

Per rispondere alle esigenze del mercato in Italia si sta profilando una via alternativa, ovvero produrre vini che hanno un elevato contenuto alcolico cioè compreso tra i 9,5 e gli 11,5% in maniera del tutto naturale e senza interventi esterni. Tra le aziende che storicamente producono vini low alcol l'azienfda Bosca di Canelli, Santero di Santo Stefano Belbo. Girando per i padiglioni abbiamo notato tanti gruppi che stanno investendo in ricerca per arrivare ad un prodotto zero alcol.

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