Anche il cuoco è un lavoro usurante, ma manca un riconoscimento professionale ad hoc

Allargare la platea di professioni gravose per dare la possibilità ai lavoratori di andare in pensione prima sfruttando l'Ape sociale potrebbe valere anche per la ristorazione. Federazione italiana cuochi si è già mossa

21 settembre 2021 | 18:35
di Nicola Grolla

Domata, grazie ai vaccini, la crisi pandemica, si torna a parlare di pensioni e del superamento di Quota 100 che a fine 2021 terminerà la sua sperimentazione triennale. A muovere i primi passi oltre questa data è stata la Commissione sui cosiddetti lavori gravosi che ha presentato un’istruttoria per ampliare l’elenco delle professioni particolarmente pesanti (da 15 a 27 gruppi per un totale di 203 mansioni) che potranno richiedere la pensione a partire dai 63 anni utilizzando l’indennità garantita dall’Ape sociale (al massimo 1.500 euro lordi al mese). A patto di aver messo insieme 36 anni di contributi e aver svolto la stessa mansione usurante per sei anni negli ultimi sette di lavoro oppure per sette anni negli ultimi 10 di lavoro. Una prospettiva che alletta alcune figure professionali delle ristorazione (a partire dai cuochi) che per lavoro sono costretti a turni lunghi, spesso in piedi, ma allo stesso tempo pronti e scattanti per servire il cliente.

 

Una trattamento pensionistico migliore per attirare nuovo personale in cucina

Dagli elenchi circolati nelle ultime ore, la platea di nuove professioni usuranti potrebbe includere cassiere e pasticceri. Un indizio che lascia intedenre anche l'estensione a camerieri, cuochi e barman? «Di testi ufficiali non ne abbiamo visti. Ma il tema di sicuro c’è. Già in passato avevamo provato a porre l’accento su alcune categorie del mondo della ristorazione come barman, cuochi e camerieri costretti per lavoro a rimanere lunghe ore in piedi», afferma Silvio Moretti, responsabile area lavoro di Fipe-Confcommercio.

Insomma, per avere qualche certezza bisogna aspettare ancora. Toccherà infatti al ministro del Lavoro, Andrea Orlando e a quello dell’Economia, Daniele Franco fare i conti e decidere quali lavoratori includere e quali no. «Spero che anche le figure professionali legate alla ristorazione possano rientrare nell'elenco - aggiunge Moretti - Potrebbe essere una bella leva per migliorare l’incontro fra domanda e offerta in un settore è severamente colpito da una penuria di personale qualificato successiva alla crisi pandemica. Detto diversamente, con questa estensione a livello di trattamento pensionistico, si potrebbe rendere attrattive professioni molto impegnative, sia a livello fisico che sociale dal momento che chi lavora nella ristorazione di fatto lavora mentre gli altri fanno festa», sottolinea Moretti.

 

 

I cuochi della Fic hanno già presentato il loro progetto

In attesa di capirci di più, la Fic - Federazione italiana cuochi non è stata con le mani in mano e sul tema del lavoro usurante si è mossa in tempi non sospetti: «Un paio di mesi fa abbiamo presentato una nostra proposta al ministero del Lavoro, ossia riconoscere, attraverso l'istituzione di una sorta di albo con tanto di patentino, la figura del cuoco professionale. Certo, sappiamo bene che al momento le priorità sono altre ma da qui si potrebbe partire per arrivare a una maggiore tutela dei lavoratori della ristorazione», afferma Giuseppe Ferraro, responsabile del dipartimento lavoro di Fic. Detto diversamente, nel caso in cui la proposta della Fic fosse accetata e divenisse attuativa, la questione del lavoro usurante sì o no per i cuochi non si porrrebbe. «Già negli scorsi anni abbiamo affrontato il tema della salute dei nostri colleghi sul posto di lavoro. Attraverso diversi studi, alcuni anche pubblicati su riviste scientifiche, abbiamo accertato le sollecitazioni a cui è sottoposto chi lavora in cucina: gambe, schiena, ma anche bocca, circolazione sanguinea e stress sono tutti aspetti sensibili», ricorda Ferraro.

 

Riconoscere la professione del cuoco per ottenere contratti migliori

Oltre al beneficio di essere riconosciuta come categoria usurante, il progetto della Fic ha l'ambizione di portare in doto altri vantaggi. Il più grande dei quali è il riconoscimento di una professionalità che, lontana dai palcoscenici televisivi, rischia di essere lasciata in secondo piano. «Nel caso in cui il nostro progetto diventasse realtà sarebbe più semplice tutelare chi si approccia a questo lavoro. Non solo dal punto di vista del lavoratore, ma anche del datore di lavoro. Per questo chiediamo che venga presto messo mano al contratto nazionale per ristabilire da un lato la dignità del lavoro sia dal punto di vista economico che sociale; dall'altro, la sostenibilità di imprese messe in difficoltà dalla pandemia», afferma Ferraro. Un caso di specie? I turni di lavoro spesso molto lunghi e che spesso richiederebbero dei doppi turni. «Ma questo non avviene perché, magari, assumere un altro cuoco è costoso a livello fiscale e burocratico. E alllora ci si organizza come si può sacrificando, alla fine, le tutele. Insomma, un cane che si morde la coda», conclude Ferraro.

 

L'estensione dei lavori usuranti coinvolge 500mila lavoratori

A presentare la proposta di allargare lo spettro delle professioni usuranti è stato il presidente della Commissione sui lavori gravosi, Cesare Damiano. L’obiettivo è permettere un’uscita dal mondo del lavoro a una vasta platea di lavoratori: circa 500mila unità. A loro lo Stato riserverebbe un trattamento pensionistico ad hoc fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia, al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la pensione di vecchiaia. In questo modo, si darebbe anche maggior impulso allo strumento dell’Ape che, negli ultimi quattro anni, ha bocciato il 61% delle richieste perché non rientranti nell’elenco delle mansioni gravose. In totale, dall’istituzione nel 2017, solo 4.300 lavoratori hanno potuto usufruirne perché riconosciuti come categoria a rischio. Tanto che lo stesso Damiano propone di abbassarne la soglia: 30 anni di contributi, per esempio, per gli edili.

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