Royale porta in tavola l’unicità Continua il successo di Diva e Bonna

09 aprile 2017 | 13:18
È un momento di grande crescita per Royale. Il 2016 si è chiuso con un importante traguardo: l’acquisizione delle porcellane a marchio Bonna, di cui l’azienda comasca è diventata importatore esclusivo per il mercato italiano. E non è tutto. Il 2017 è cominciato all’insegna delle novità, con il lancio della linea Diva, caratterizzata da forme eleganti e raffinate. Insieme ad Angelo Fanfarillo, direttore generale di Royale, facciamo il punto su questa fase così positiva.



Angelo, come si sta muovendo Royale?
Sono davvero soddisfatto, il trend è decisamente positivo. Con la collezione Bonna oggi siamo in grado di offrire un prodotto con caratteristiche al di sopra di ogni standard di produzione medio. L’altissima qualità della “fine porcelain” si traduce in un materiale trasparente, leggero, ma che riesce a coniugare anche l’aspetto della robustezza. Stiamo parlando di prodotti garantiti a vita contro le sbeccature, un vero e proprio “plus” nel mercato attuale degli articoli professionali per uso intensivo, con in più un ottimo rapporto tra qualità e prezzo. Bonna ha incarnato perfettamente lo stile casual rustico e la tendenza più attuale del colore, adattandosi così a tutte le tavole e le cucine contemporanee. Parallelamente abbiamo sviluppato il progetto della nuova linea Diva, il cui punto di forza sta nel rappresentare una collezione per uso professionale al 100% realizzata a mano in Italia. Bisogna considerare che di articoli fatti a mano ce ne sono molti sul mercato, ma quelli di tipo professionale sono davvero pochi al mondo. Diva è un prodotto delicato ma al tempo stesso adatto ad un uso intensivo, realizzato con materie prime di alta qualità. Con le forme abbiamo davvero “fatto centro”, grazie anche all’originale gioco di texture tra il grezzo e il lucido. Il design di Diva ha davvero una marcia in più, costituisce un elemento di grande novità per il nostro settore. Quello che abbiamo ottenuto è un prodotto unico, con un risultato di lavorazione mai visto prima. Oggi 47 chef stellati nel mondo usano già questo prodotto, un risultato non da poco per una realtà “artigianale” come la nostra!



Come sono state accolte Diva e Bonna dagli operatori italiani del settore Horeca?
Bonna ha avuto un grandissimo riscontro grazie alla sua capacità di soddisfare tutti i format della ristorazione moderna, collocandosi in tutte le tipologie di locali, dalle trattorie ai bistrot, ma anche le aziende di catering. Basta pensare che in pochi mesi abbiamo già una statistica di 60mila pezzi venduti nel settore Horeca. Attorno a Diva, invece, si era creata una grande attesa, e quando ha fatto il suo debutto ha ottenuto un successo strepitoso per l’originalità del prodotto. La ristorazione di oggi sta andando proprio in questa direzione, vuole piatti realizzati ad hoc.

Come sta vivendo questo momento di successo? Lo considera più un traguardo raggiunto oppure una spinta verso nuove sfide?
È una grandissima spinta verso nuove sfide. Per quanto riguarda Bonna, stiamo già pensando alla fiera Host di ottobre, in occasione della quale presenteremo nuove forme, nuovi colori e nuove collezioni. Non dimentichiamo che si tratta di una fabbrica relativamente giovane, che dopo soli 5 anni di vita vanta esportazioni in 45 Paesi del mondo. Per quanto concerne Diva, e quindi la nostra produzione, lavoreremo sempre di più con locali di livello, portando avanti la ricerca e la modellazione di nuove forme, sviluppando un design sempre più originale.



Abbiamo più volte ricordato quanto sia importante il confronto con i cuochi, per capire le loro esigenze e cogliere per tempo le tendenze nel mondo della ristorazione. Su quali fronti sta proseguendo questo rapporto di collaborazione?
Il rapporto di collaborazione con i cuochi è sempre più stretto. Fondamentale in questo senso la possibilità che offriamo di personalizzare il piatto a seconda delle esigenze. Mettiamo a frutto le nostre conoscenze e amicizie per capire quali sono i prodotti più adatti alla tavola di oggi e accertarne la praticità nel momento del servizio: solo un cuoco, un maitre o cameriere possono darci delle indicazioni precise a questo proposito. Ciò che più ci riempie di soddisfazione è la crescente richiesta da parte di cuochi e ristoratori di linee personalizzate sulla base di loro idee e progetti.

Possiamo quindi affermare a ragion veduta che la mise en place gioca un ruolo importante nell’esperienza che il commensale vive al ristorante?
Decisamente sì. Sarà forse superfluo ricordarlo, ma sono convinto che prima di tutto si mangia con gli occhi. Il modo di preparare la tavola e la cura per l’ambiente sono degli elementi vincenti in grado di conquistare il commensale. Non basta puntare solo sulla qualità del cibo, ci vuole anche il giusto “contorno”. Tutto deve essere in equilibrio armonico, non solo nel piatto. Viviamo in una fase in cui vanno per la maggiore colori e forme diverse, e questo ci permette di creare per ogni ricetta la giusta presentazione. Un po’ come accade per il vino, dove ogni tipologia richiede un differente calice per il servizio.



Angelo, sappiamo che è sempre in movimento alla ricerca di nuove idee e nuovi progetti. Cosa bolle in pentola?
Sono in partenza per il Giappone, dove mi accingo a studiare nuovi trend e raccogliere nuovi spunti. Nei prossimi mesi poi ci sarà Host, che per noi è un punto di riferimento, dove presenteremo le nuove collezioni e organizzeremo eventi collaterali a cui faremo partecipare anche i nostri distributori e clienti. La tendenza per Bonna sarà puntare sempre di più sul colore. Con Diva invece realizzeremo piatti di altissimo livello per grandi nomi della cucina mondiale.

Per informazioni: www.royale.it

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Alberto Lupini


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