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di Andrea Radic
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Dolcetto di carattere ed espressività
La passione della famiglia Abrigo

Pubblicato il 07 dicembre 2017 | 17:30



Langhe, Diano d'Alba (Cn), dove la passione e la cura delle uve Dolcetto caratterizza l'azienda Abrigo Giovanni. Notevoli sentori ed espressività di vini che valorizzano la tradizione di una terra Patrimonio Unesco.

Una famiglia piemontese e l'amore per il Dolcetto di Diano d'Alba (Cn) è il binomio presentato a Milano con una degustazione delle etichette di Abrigo Giovanni, un'azienda nata cinquant'anni fa ed evoluta fino alla qualità decisamente alta, in particolare dei Dolcetti, con il superiore Garabei e il Docg Sorì del Crava, del Nebbiolo, della Favorita e della prima annata 2013 in bottiglia, di Barolo Ravera, che compongono un bouquet di 70mila bottiglie prodotte.

Paola Morando è la moglie di Giorgio, titolare dell'azienda agricola Abrigo Giovanni. Giovanni, padre di Giorgio era un allevatore di mucche razza piemontese, ma il figlio Giorgio non vuole proseguire questa attività e preferisce dedicare il lavoro in azienda al vino. Così nel 1987 trasforma la cantina che produceva solo vino sfuso che Giovanni portava alle famiglie di Cuneo quando andava alla fiera del bestiame a comprare i vitelli, in una realtà più moderna e inizia a imbottigliare, per ampliare nel 1995 con una nuova parte per affinamento in botte e stoccaggio. Nel 2013 ai tredici ettari se ne aggiungono due, nel comune di Novello, dove parte il progetto Barolo.

(Dolcetto di carattere ed espressività La passione della famiglia Abrigo)

Giulio e Sergio, figli di Paola e Giorgio, sono appassionati di vino: il primo, enotecnico, è entrato in azienda fin da subito, il secondo sta studiando da enologo. Una famiglia che sente molto i valori del vino che sono passione, ricerca continua della qualità, rispetto della terra e dei suoi frutti.

«Non abbiamo consulenti esterni - racconta Giulio Abrigo descrivendo i Dolcetti in degustazione - ci dividiamo i compiti in famiglia, spesso le idee non sono le stesse, ma siamo capaci di confrontarci e fare sintesi per decidere. Tutto ciò che sentite nel bicchiere è frutto del nostro lavoro, per il Dolcetto è fondamentale centrare il momento giusto per imbottigliarlo. È un vitigno delicato, senza tannini sulla buccia ma sui noccioli e va curato con attenzione».

Grande attenzione anche alle etichette sulle quali spicca il profilo di un uomo con la gerla (contenitore tipico da trasporto a spalla). «È un omaggio al nonno - aggiunge Giulio - che vendemmiava così». È bello vedere un ragazzo di 24 anni con questa passione legata alla tradizione e al territorio, anche se era un bambino vivace, tanto che la Barbera Doc a lui dedicata si chiama Marminela, che in piemontese significa appunto "monello". Ora Giulio è impegnato a realizzare una versione di Barbera Superiore.

Giulio Abrigo e Paola Morando (Dolcetto di carattere ed espressività La passione della famiglia Abrigo)
Giulio Abrigo e Paola Morando

Da notare anche una Favorita, leggermente mossa a un punto di effervescenza davvero ben equilibrato e mantenuta così dalla prima vendemmia quando i bianchi non erano così popolari. Un vino che strizza l'occhio alla mondanità, un insieme di tecniche vecchie e nuove senza contatto con la buccia. La fermentazione lenta e lunga parte con mosto pulito e tenuto a bassa temperatura e le fecce nobili restano a contatto con il vino per un mese e mezzo.

Infine viene presentata una chicca che si chiama Inverno. Un passito di Favorita di piccolissima produzione, da provare, in particolare abbinato alle nocciole caramellate o ricoperte di cioccolato che gli Abrigo coltivano accanto ai vigneti.

Per informazioni: www.abrigo.it

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