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Sanpellegrino e Panna: Nestlè dà ufficialmente il via alla vendita

Nestlé avvia la vendita di una quota della divisione acque minerali, valutata circa 5 miliardi di euro e comprendente marchi iconici come Perrier e Sanpellegrino. Le offerte preliminari devono essere presentate entro gennaio. L’operazione coinvolge leveraged loan tra 2 e 3 miliardi e si colloca in un mercato M&A dinamico, tra sostenibilità e reputazione dei marchi

di Redazione Italia a Tavola
23 gennaio 2026 | 16:18
Sanpellegrino e Panna: Nestlè dà ufficialmente il via alla vendita

Entra nella fase calda il processo di vendita di una quota della sua divisione acque di Nestlé, valutata circa 5 miliardi di euro, che comprende marchi storici come Sanpellegrino e Acqua Panna. La società franco-svizzera ha chiesto agli investitori di presentare le offerte preliminari entro la fine di gennaio, secondo quanto riportato da fonti vicine alla vicenda a Bloomberg. L’operazione viene seguita da Rothschild & Co., mentre tra i fondi già interessati figurano Pai Partners, Blackstone, KKR & Co., Bain Capital e Clayton Dubilier & Rice.

Un progetto avviato a fine 2024

Per sostenere l’operazione, i consulenti finanziari stanno predisponendo finanziamenti a debito compresi tra 2 e 3 miliardi di euro, strutturati come leveraged loan e denominati sia in euro sia in dollari. Secondo fonti vicine alla vicenda, l’indebitamento previsto si colloca tra quattro e sei volte l’Ebitda della divisione acque, stimato intorno a 500 milioni di euro. Al momento non sono state definite né la dimensione della quota da cedere né i tempi finali dell’operazione, che resta in fase di trattativa.

Sanpellegrino e Panna: Nestlè dà ufficialmente il via alla vendita

Nestlé pronta a vendere la sua divisione acque

La decisione di separare la divisione acque risale a fine 2024, quando Nestlé aveva annunciato la volontà di ristrutturare il settore per valorizzare al meglio asset premium e marchi storici. Il rilancio del processo segue il cambio di leadership con l’arrivo del nuovo ceo Philipp Navratil a settembre, il quale ha confermato la volontà di aprire la partecipazione agli investitori internazionali pur mantenendo la divisione come un asset di qualità.

Contesto M&A e private equity

L’apertura della cessione della divisione acque si colloca in un contesto di mercato favorevole alle fusioni e acquisizioni, con i fondi di private equity in cerca di opportunità per impiegare la propria liquidità. Nel 2025 il settore ha registrato una ripresa delle operazioni, mentre il numero di trattative in pipeline continua a crescere. Alcuni banchieri indicano che il 2026 potrebbe rivelarsi un anno record per le M&A, soprattutto in asset riconosciuti e con marchi consolidati come Perrier e Sanpellegrino.

La partita finanziaria e i nomi sul tavolo

La vendita della divisione Nestlé Waters si muove su un terreno di valutazioni strategiche e finanziarie importanti. Sul tavolo si parla di un valore complessivo attorno ai cinque miliardi di euro, cifra che ha suscitato l’interesse di diversi fondi internazionali, in particolare statunitensi. Tra i nomi più ricorrenti emergono CD&R, che gestisce asset per oltre 80 miliardi di dollari, e One Rock Capital, già esperta del perimetro Nestlé dopo l’acquisizione nel 2021 dei marchi d’acqua nordamericani.

Tuttavia, in un primo momento, il profilo più credibile sembrava essere quello di Pai Partners, già socio al 50% di Froneri, la joint venture dei gelati che controlla marchi come Häagen-Dazs, Maxibon e Coppa del Nonno. L’operazione potrebbe seguire un modello simile a quello dei gelati, con un’alleanza paritetica che permetterebbe a Nestlé di mantenere una presenza nella divisione acque, condividendo rischi e strategie con il fondo francese. «Si tratta di un approccio che consente di alleggerire l’impegno diretto pur restando protagonista nel mercato», spiegano fonti vicine alla trattativa.

Performance dei marchi: Sanpellegrino in crescita, Perrier in difficoltà

Tra gennaio e settembre 2025 Nestlé Waters ha registrato ricavi per circa tre miliardi di euro, sostanzialmente in linea con l’anno precedente. Tuttavia, dietro la stabilità complessiva emergono andamenti molto differenti. Le acque italiane, Sanpellegrino e Acqua Panna, hanno messo a segno «una solida crescita», consolidando quote e reputazione e divenendo una presenza fissa nei ristoranti di alta gamma.

Sanpellegrino e Panna: Nestlè dà ufficialmente il via alla vendita

Il marchio Perrier vive un momento complicato

Di segno opposto è Perrier, che affronta «problemi produttivi» e una reputazione compromessa a causa dell’uso di trattamenti vietati per disinfettare acque vendute come minerali in Francia, vicenda sfociata in azioni legali. Nei mesi scorsi Nestlé aveva valutato anche una cessione mirata di Sanpellegrino, ma l’ipotesi ha perso forza, mentre oggi è centrale l’idea di valorizzare complessivamente l’intera divisione, bilanciando punti di forza e criticità per presentarsi con un quadro ordinato agli investitori.

Questioni ambientali e reputazione

Gli investitori dovranno confrontarsi anche con questioni legate alla sostenibilità e alla reputazione del gruppo. Nel corso del 2024 Nestlé era finita esame per l’uso di metodi di filtraggio non conformi per alcune acque minerali e sta affrontando problematiche crescenti legate alla contaminazione dei latti infantili. «Si tratta di fattori che non possono essere ignorati nella valutazione della divisione», spiegano fonti vicine alla trattativa.

L’impatto economico di Nestlé in Italia

Il Bel Paese resta uno snodo strategico per il gruppo, non solo a livello industriale ma anche economico. Nel 2024 Nestlé ha generato 953 milioni di euro di ricavi diretti, a cui si aggiungono 2,011 miliardi di ricadute indirette e 1,479 miliardi di indotto, per un valore complessivo di circa 4,4 miliardi di euro, pari allo 0,2% del PIL nazionale, secondo uno studio commissionato ad Althesys.

Montasio Cattel

Ogni euro prodotto nella fase industriale genera 3,3 euro lungo l’intero sistema economico italiano. La contribuzione fiscale al bilancio dello Stato si è attestata a 1,4 miliardi di euro, mentre sul fronte occupazionale Nestlé stima che per ogni dipendente diretto vengano attivati indirettamente 11 posti di lavoro, per un totale di circa 60mila addetti, pari allo 0,22% degli occupati italiani nel 2024. Completano il quadro 1,3 miliardi di euro in salari lordi e contributi distribuiti lungo la filiera, in crescita del 6% rispetto al 2022. Numeri che evidenziano come la partita Sanpellegrino non sia solo una cessione di marchi, ma un elemento significativo dell’economia italiana.

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