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proposta di legge

Stop alla carne di cavallo? A rischio filiera e ricette tradizionali italiane

di Redazione Italia a Tavola
19 febbraio 2026 | 14:42

Il dibattito parlamentare sulla carne equina in Italia entra nel vivo, e le prime reazioni degli operatori del settore sono critiche. La proposta di legge bipartisan, firmata dalle deputate Susanna Cherchi (M5S) e Luna Zanella (Avs) e sostenuta da Michele Brambilla (Noi Moderati), vieta la macellazione di cavalli, asini, muli, pony e bardotti, considerati animali da affezione.  Secondo Fiesa-Confersercenti, un divieto di questo tipo rischia di colpire un patrimonio gastronomico radicato nei territori. «Bloccare la macellazione equina significherebbe interrompere filiere storiche e regolamentate, con effetti immediati sulla distribuzione, sulla ristorazione e sulla conservazione di specialità come la pastissada veronese o la cavallina del Basso Lodigiano», sottolineano dall’associazione. Una scelta, spiegano, che mixa ideologia e impatto economico, mettendo a rischio produzioni locali inserite nel patrimonio culinario italiano riconosciuto dall’Unesco.

Stop alla carne di cavallo? A rischio filiera e ricette tradizionali italiane

In Senato una proposta per vietare la carne equina

Cosa dice la proposta per vietare la macellazione dei cavalli (e non solo)

Arriva in Senato una nuova proposta di legge bipartisan che mira a vietare la macellazione di cavalli, asini, muli, pony e bardotti, considerati animali da affezione e quindi non destinati alla produzione alimentare. L’iniziativa è firmata dalle deputate Susanna Cherchi del Movimento Cinque Stelle e Luna Zanella di Avs, con il sostegno di Michele Brambilla di Noi Moderati.

Stop alla carne di cavallo? A rischio filiera e ricette tradizionali italiane

La pastissada veronese

La proposta, incardinata in commissione Ambiente a Palazzo Madama, prevede sanzioni pecuniarie e penali per chi alleva equidi con finalità alimentari: da tre mesi a tre anni di reclusione e multe fino a 100 mila euro, aumentate di un terzo in caso di immissione della carne nel commercio. Ogni animale dovrà essere identificato tramite microchip entro due mesi dall’entrata in vigore della legge, garantendo tracciabilità e controllo.

Impatto sul settore e supporto agli allevatori

La legge prevede anche un fondo da sei milioni di euro destinato agli allevatori per favorire la riconversione delle attività, con alternative come centri di recupero o turismo equestre. Secondo l’ultimo report di Animal Equity Italia, l’Italia è tra i primi Paesi europei per consumo di carne equina, con circa 17.000 equidi macellati nel 2024, e detiene il primato mondiale per importazioni. Nonostante questi numeri, solo il 17% dei consumatori italiani include carne di cavallo nella propria dieta. Le regioni con maggior consumo risultano la Lombardia e la Puglia, seguite da Emilia-Romagna e Veneto, dove piatti come la pastissada de caval del Veronese e la cavallina del Basso Lodigiano rappresentano tradizioni consolidate.

Tradizione gastronomica e tutela culturale

L’iniziativa ha suscitato reazioni tra gli operatori del settore e le associazioni di categoria. Fiesa-Confersercenti evidenzia come un divieto generalizzato possa incidere su decine di specialità locali e sull’intera filiera economica, dalla produzione alla ristorazione. «Parliamo di produzioni storiche e regolamentate, inserite in un sistema di controlli consolidato - spiegano -. Interrompere questa filiera significherebbe mettere a rischio un equilibrio produttivo ed economico, con effetti immediati sui territori e sulle imprese locali». L’associazione sottolinea inoltre che molte preparazioni legate alla carne equina fanno parte del patrimonio gastronomico italiano riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. 

Stop alla carne di cavallo? A rischio filiera e ricette tradizionali italiane

Il 17% dei consumatori italiani include carne di cavallo nella propria dieta

Anche Federcarni sottolinea come una norma di questo tipo ridurrebbe la libertà di scelta dei consumatori e metterebbe a rischio un comparto che rappresenta non solo una fonte di occupazione per numerosi lavoratori e reddito per imprese della filiera - dai macellai agli allevatori, fino ai distributori - ma anche un elemento consolidato della cultura e della gastronomia italiana. Secondo l'associazione, un divieto generalizzato potrebbe avere impatti significativi sulle abitudini di consumo e sull’economia territoriale legata alla carne equina. L’associazione si dichiara pronta a un confronto costruttivo con il legislatore, auspicando l’esame di soluzioni alternative o correttive in grado di rispettare le specificità produttive e territoriali, senza compromettere la sostenibilità delle imprese coinvolte.

Montasio Cattel

Altri commentatori osservano come la misura, pur puntando alla tutela degli animali, dovrà considerare l’impatto su culture culinarie locali radicate da secoli. L’equilibrio tra rispetto della sensibilità pubblica, conservazione delle tradizioni e sostenibilità economica delle filiere locali appare oggi centrale nel dibattito parlamentare. Alcuni esperti di economia alimentare stimano che un divieto totale potrebbe generare effetti immediati sulla distribuzione e sulla ristorazione, con ripercussioni su occupazione ed economia diffusa in specifiche aree del Paese.

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