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L’olio extravergine diventa esperienza: il turismo cresce del 37%

L’oleoturismo in Italia cresce del 37% tra il 2021 e il 2024, con Toscana e Puglia in testa. Le esperienze evolvono verso un turismo multisensoriale che combina degustazioni, visite ai frantoi e attività creative legate al benessere. Aziende, ristorazione e musei contribuiscono a valorizzare olio extravergine e territori, attirando anche la Generazione Z

di Redazione Italia a Tavola
25 febbraio 2026 | 15:21
olio

Loleoturismo in Italia è cresciuto del 37% tra il 2021 e il 2024, con oltre 619 mila imprese olivicole e più di 500 cultivar coinvolte. Toscana e Puglia guidano le preferenze dei viaggiatori, seguite da Sicilia, Umbria e Liguria. L’esperienza si evolve: dalle degustazioni ai frantoi alle cene in uliveto e itinerari multisensoriali, integrando benessere, cultura e territorio. Il settore coinvolge ristorazione, musei e strutture ricettive, attirando anche la Generazione Z. Sul mercato interno il 70% sceglie degustazioni con abbinamenti gastronomici, mentre i turisti internazionali, soprattutto da Germania, Francia, Svizzera e Stati Uniti, mostrano maggiore propensione al segmento premium (fino a 100 euro per esperienza). L’oleoturismo diventa così leva di valorizzazione del territorio, identità culturale e sostenibilità, confermando l’olio extravergine come simbolo del patrimonio italiano.

Oleoturismo, cresce in Italia l’interesse per esperienze tra ulivi e frantoi

L’oleoturismo si conferma tra i segmenti più dinamici del turismo enogastronomico italiano. Tra il 2021 e il 2024 la partecipazione alle esperienze legate all’olio extravergine di oliva è aumentata del 37,1%, mentre sette italiani su dieci lo considerano un simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale. A rilevarlo è il secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio, promosso dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, insieme a Coldiretti e Unaprol, con la curatela scientifica di Roberta Garibaldi. Il trend si inserisce nell’espansione globale del turismo del gusto, un mercato da 11,5 miliardi di dollari destinato a superare i 40 miliardi entro il 2030.

L’olio extravergine diventa esperienza: il turismo cresce del 37%

La partecipazione alle esperienze legate all’olio extravergine di oliva è aumentata del 37,1%

«La crescita dell’interesse per le esperienze turistiche a tema olio è stata importante, pari a +37% tra i viaggiatori italiani tra il 2021 e il 2024», spiega la prof.ssa Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e docente all’Università di Bergamo. «Questo trend nasce dal desiderio crescente di scoprire e vivere appieno il patrimonio enogastronomico del Paese, con l’olio evo tra i prodotti più rappresentativi subito dopo il vino».

Esperienze multisensoriali e turismo creativo

Secondo Garibaldi, l’oleoturismo si avvia verso una dimensione più multisensoriale, dove le tradizionali degustazioni e visite ai frantoi vengono affiancate da esperienze legate al benessere, alla scoperta e al coinvolgimento dei sensi, in modalità creative, immersive e sostenibili, capaci di attrarre anche la Generazione Z. Accanto al piacere del gusto, quindi, il turismo dell’olio valorizza il contatto con la natura e la conoscenza del territorio, rafforzando l’esperienza culturale e identitaria del visitatore.

Imprese e territori protagonisti

L’evoluzione dell’oleoturismo interessa anche le aziende olivicole italiane, che ampliano l’offerta accogliendo i visitatori in modo esperienziale e raccontando il proprio territorio attraverso l’olio. Un percorso che coinvolge ristorazione, strutture ricettive, musei e agenzie di viaggio, costruendo una rete integrata tra agricoltura, turismo e accoglienza.

L’olio extravergine diventa esperienza: il turismo cresce del 37%

La prof.ssa Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e docente all’Università di Bergamo

«Il settore si sta dimostrando proattivo», aggiunge Garibaldi. «Negli ultimi anni si è osservata una significativa evoluzione delle proposte, dalle aziende olivicole agli operatori turistici, fino alla ristorazione e ai musei. Le prospettive sono positive: il dinamismo dei territori può favorire la diffusione di esperienze capaci di valorizzare i valori e le peculiarità dell’olio italiano».

Destinazioni e preferenze dei viaggiatori

Lo studio segnala che Toscana e Puglia guidano le preferenze, rispettivamente con il 29% e il 28%, seguite da Sicilia, Umbria e Liguria, mentre cresce l’interesse per territori meno noti ma di alta qualità produttiva. Sul fronte della spesa emergono differenze tra mercati: in Europa prevale una fascia tra 20 e 40 euro, mentre i turisti statunitensi mostrano maggiore propensione al segmento premium, con quote rilevanti disposte a spendere tra 60 e 100 euro. Gli italiani manifestano forte interesse per gli aspetti salutistici (65%), varietali (60%) e culturali (60%) dell’olio, ma solo il 43% conosce concretamente la produzione del proprio territorio o ha visitato frantoi e uliveti. Meno della metà sa indicare almeno una cultivar.

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