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C’è un paese in Sicilia dove a Pasquetta si cucina una “ciambella” con 101 uova

Enzo Raneri
di Enzo Raneri
31 marzo 2026 | 15:11

La Valle d’Agrò, situata nel Messinese ionico, prende il nome dal torrente che la attraversa: “Agrò” deriva dal termine greco agròs, che significa terra coltivata, campo. Un’origine che restituisce immediatamente il legame profondo tra questo territorio e la sua vocazione agricola. La valle vanta una storia antica, segnata dalle dominazioni greche, romane e bizantine, evolvendosi nel tempo da avamposto rurale a terra di castelli normanni e insediamenti monastici basiliani. Nel XII secolo, l’area vide la nascita del Monastero dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò, restaurato nel 1172 e considerato uno dei prototipi dell’architettura normanna in Sicilia. Simbolo storico del territorio è Forza d’Agrò che, con il suo castello quattrocentesco e le architetture religiose, domina ancora oggi la vallata medievale.

C’è un paese in Sicilia dove a Pasquetta si cucina una “ciambella” con 101 uova

Vista su Forza d’Agrò (Me)

Forza d’Agrò e la Valle: tra storia, territorio e tradizioni

Un’area che comprende diversi comuni - Antillo, Casalvecchio Siculo, Forza d’Agrò, Furci Siculo, Limina, Roccafiorita, Santa Teresa di Riva e Sant’Alessio Siculo - oggi riuniti in una Unione dei Comuni. Tra le tradizioni più radicate dei paesi della Sicilia, nella Valle d’Agrò ne sopravvive una particolarmente suggestiva legata al periodo pasquale e al simbolo per eccellenza di questa festività: l’uovo. L’uovo di Pasqua incarna da sempre il concetto di rinascita e di inizio della primavera, con la natura che si risveglia.

Regalare un uovo è dunque, storicamente, un gesto augurale legato alla nuova vita, alla prosperità e alla fertilità. Prima dell’avvento delle uova di cioccolato, si utilizzavano uova sode decorate con pasta di pane e cotte insieme all’impasto: una tradizione che nei paesini siciliani è ancora viva e facilmente riscontrabile nei panifici. Vale la pena ricordare che l’usanza moderna di inserire una sorpresa nelle uova di cioccolato ha origini in Russia, legata alle celebri creazioni di Peter Carl Fabergé per gli zar alla fine del XIX secolo.

La cuddura di centu ova: il rito di Pasquetta a Forza d’Agrò

A Forza d’Agrò, il lunedì dopo Pasqua prende forma una celebrazione particolarissima, con al centro una preparazione tipica: la “cuddura di centu ova”, ovvero la ciambella delle cento uova. Si tratta di una vera e propria struttura gastronomica circolare, simile a un torrione, composta da oltre 100 uova sode - solitamente 99 o 101, numeri dispari per scaramanzia - e decorata come un dolce. Il termine “cuddura” deriva dal greco kollura e indica un piccolo pane dalla forma circolare. La cuddura siciliana affonda le sue radici nella tradizione contadina e nella cristianità bizantina.

Come si prepara e si condivide la “ciambella”

Questo pane votivo viene preparato nei giorni precedenti la Pasqua e decorato con intrecci di pasta. Il giorno di Pasquetta viene poi portato in piazza, dove viene condiviso: è il sindaco a rompere il primo uovo, gesto simbolico e propiziatorio. La preparazione segue una tecnica precisa: si parte da una base di impasto semplice - acqua, farina e sale - su cui vengono disposte circa 30 uovaSi aggiunge quindi un altro strato di pasta, poi 24 uova, e si prosegue così, riducendo progressivamente il numero di uova a ogni livello, fino a creare una struttura piramidale a più strati, con un totale rigorosamente dispari.

C’è un paese in Sicilia dove a Pasquetta si cucina una “ciambella” con 101 uova

La cuddura di centu ova

La cuddura viene poi decorata con cordoncini di pasta che assumono forme simboliche - cuori, cestini, campane, animali, uccellini - e talvolta arricchita con cartine decorative. L’intera struttura viene infine cotta in un grande forno a legna per circa quindici minuti. La cerimonia si svolge nel pomeriggio della Pasquetta: le uova vengono distribuite ai presenti, trasformando l’evento in una festa collettiva, fatta di condivisione e identità locale. Questa preparazione rappresenta prosperità e carità, inserendosi anche nel contesto dellaFesta dell’Alloro”, o festa du ’ddauru, durante la quale le cuddure vengono distribuite alla comunità.

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