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nel pavese

Lomellina Terra di Riso, nasce il marchio che unisce sette aziende

Stefano Calvi
di Stefano Calvi
13 aprile 2026 | 19:23

In Lomellina il riso non è mai stato soltanto una coltura. È paesaggio, memoria agricola, selezione varietale, lavoro quotidiano e anche cultura materiale. Da questa consapevolezza prende forma un nuovo passaggio per uno dei territori risicoli più rilevanti d’Europa: debutta infatti il marchio collettivo Lomellina Terra di Riso, un marchio ombrello con cui sette aziende scelgono di presentarsi al mercato con un’identità condivisa, leggibile e riconoscibile.

Lomellina Terra di Riso, nasce il marchio che unisce sette aziende

In Lomellina il riso è più di una semplice coltura (Foto Mesturini Morelli)

Le aziende coinvolte

A compiere questo passo sono Cascina Alberona di Mortara, Cascina Mora Bassa di Vigevano, Cascina Bosco Fornasara di Nicorvo, Marta Sempio Riso di Valeggio, Azienda Agricola Zerbi di Pieve Albignola, Azienda Agricola Massino di Sartirana e Azienda Agricola Santa Maria di Mede e Lomello, realtà diverse per dimensioni, storia e impostazione produttiva, ma unite da un’idea precisa di filiera e dalla volontà di restituire valore alla biodiversità lomellina. Un progetto che punta a rafforzare la riconoscibilità commerciale del prodotto e, insieme, a rendere più chiara al consumatore l’origine di ogni chicco.

Lomellina Terra di Riso, nasce il marchio che unisce sette aziende

I rappresentanti delle aziende che hanno aderito al progetto Lomellina Terra di Riso

Più di un marchio sulla confezione

Il punto non è solo mettere un segno grafico sulle confezioni. Il punto è dichiarare che qui il riso non si presenta come materia indistinta, ma come espressione di luogo. Non a caso Luigi Ferraris, presidente dell’associazione, mette subito a fuoco la posta in gioco: «Se a livello globale il riso è spesso una commodity, in Italia - primo produttore europeo con oltre il 50% della produzione UE - e in particolare in Lomellina, dove si concentra circa il 30% del riso nazionale, diventa un prodotto di valore». E il valore, in questo caso, nasce dall’incontro tra «qualità certificata, biodiversità varietale, pratiche agricole attente e forte identità territoriale». È una presa di posizione netta, che arriva da un territorio dove il riso occupa una parte decisiva del paesaggio agricolo e dell’economia locale. La Lomellina concentra una quota molto rilevante della produzione nazionale e che qui il tessuto produttivo è ancora composto in larga parte da aziende storiche e medio-piccole, custodi di un sapere che non può essere ridotto a semplice volume produttivo.

Dal Carnaroli al Rosa Marchetti: il patrimonio varietale

Il nuovo marchio parte da una prima selezione di sette risi rappresentativi, quasi un manifesto varietale della zona: Carnaroli Classico, Carnaroli Biologico, Carnaroli Tradizionale, Carnaroli Semilavorato, Vialone Nano Classico, Rosa Marchetti e Lomello. Da una parte ci sono le grandi varietà da risotto, dall’altra il recupero di materiali genetici identitari e storici, in una logica che guarda già oltre questa prima fase: sotto l’egida del marchio potranno infatti rientrare progressivamente anche altre tipologie coltivate in Lomellina, da Apollo a Iarim, fino ai risi pigmentati come Ermes, Risrus, Venere e Penelope.

Lomellina Terra di Riso, nasce il marchio che unisce sette aziende

Una confezione di esempio col nuovo marchio

Così il presidente Ferraris: «È qui che il progetto diventa interessante anche per chi osserva il cibo dalla tavola e non solo dal campo. In Lomellina il riso non è una materia prima, ma un linguaggio». Il Carnaroli, nelle sue diverse declinazioni, viene raccontato come un riso dal chicco corposo, capace di assorbire lentamente e restare integro; il Vialone Nano porta con sé il peso della storia del risotto italiano; il Rosa Marchetti e il Lomello rilanciano il tema delle varietà storiche e del legame strettissimo con il territorio d’origine.

Un packaging che racconta paesaggio e storia

A rendere immediatamente riconoscibile questa nuova fase contribuisce anche il packaging, essenziale e contemporaneo. “La confezione - spiega Ferraris - lavora su due simboli fondanti della Lomellina: da un lato la risaia, evocata attraverso i colori delle stagioni, dall’altro i castelli, presenza diffusa che ha fatto guadagnare a quest’area l’appellativo di “Piccola Loira”. Sul pack compare anche la dicitura “Fatto con passione in Lomellina”, pensata per ribadire con immediatezza l’origine in un mercato dove, troppo spesso, la provenienza del riso resta generica o poco leggibile”.

Il disciplinare: regole, sostenibilità e qualità

Ma il marchio, da solo, non basterebbe senza una struttura produttiva capace di sostenerlo. Per questo uno dei passaggi più rilevanti del progetto riguarda la definizione di un vero e proprio disciplinare. A spiegarlo è Giovanni Nipoti, socio dell’associazione: «Abbiamo messo a punto cinque linee guida di produzione che, di fatto, costituiscono un disciplinare vero e proprio. La prima è l’areale: la produzione è circoscritta alla Lomellina. La seconda riguarda il metodo di coltivazione, con l’agricoltura rigenerativa assunta come riferimento tecnico. La terza comprende gli interventi colturali e ambientali, come lavorazioni ridotte o non lavorazione, cover crops, colture intercalari, fertilizzanti organici certificati, rotazione quinquennale, sommersione invernale, mantenimento delle stoppie e inserimento di elementi utili alla biodiversità. La quarta è la scala sociale, con l’impegno sul lavoro di qualità e sulla valorizzazione culturale anche attraverso le fattorie didattiche. La quinta è la centralizzazione della trasformazione e del controllo qualità presso Cascina Alberona, per ottenere un prodotto superiore, standardizzato, tracciabile e con meno dell’1% di chicchi rotti».

Lomellina Terra di Riso, nasce il marchio che unisce sette aziende

Il disciplinare fissa regole anche per la produzione (Foto Mesturini Morelli)

È un passaggio decisivo, perché sposta il progetto dal piano del racconto a quello della garanzia. Non si tratta soltanto di associare più nomi sotto un unico marchio, ma di dichiarare un sistema di regole condivise: origine definita, pratiche agronomiche precise, sostenibilità ambientale e sociale, trasformazione controllata. In altre parole, un’idea di qualità che si costruisce lungo tutta la filiera. Ferraris torna infatti sul punto con parole che sintetizzano bene il senso dell’operazione: «In agricoltura la semina richiede tempo per trasformarsi in raccolto». È una frase che suona come una premessa, ma anche come una chiave di lettura. Perché Lomellina Terra di Riso, nata nel 2024 come associazione di imprese, arriva oggi alla sua forma più concreta proprio dopo un percorso di costruzione lenta, condivisa, paziente. «Ci auguriamo - aggiunge il presidente - che questo marchio ombrello possa diventare un riferimento per il territorio, coinvolgendo nel tempo anche altre aziende. In una realtà ampia e frammentata come la Lomellina, fare rete è il modo per dare riconoscibilità, visione comune e attrattività territoriale a una pluralità che altrimenti rimarrebbe senza voce». Ed è probabilmente questa l’immagine più efficace per raccontare il progetto: non la ricerca di un riso unico e indistinto, ma la scelta di mettere ordine, voce e direzione a una molteplicità. Lo dice bene lo stesso Ferraris quando osserva che «la Lomellina è terra di risi, non di riso». Una formula che vale come manifesto culturale prima ancora che commerciale.

Dal lancio agli eventi: il racconto che passa dal territorio

Il lancio del marchio, ospitato nella suggestiva cornice di Lomello, capitale storica della Lomellina, alla presenza di rappresentanti del mondo agricolo, della politica ed appassionati, sarà accompagnato anche da un calendario di iniziative, degustazioni ed eventi fino a marzo 2027, pensati per portare pubblico, stampa e operatori a contatto con il territorio e con le sue aziende. Perché qui il racconto del prodotto non può essere separato da quello del paesaggio, delle cascine, delle acque, della storia agricola e della biodiversità che rendono la Lomellina un caso unico nel panorama italiano. E forse è proprio da qui che conviene ripartire: da un luogo in cui il riso, ancora oggi, non chiede di essere venduto come semplice commodity, ma di essere riconosciuto come espressione precisa di un ecosistema produttivo, culturale e gastronomico. Con un marchio collettivo che prova, finalmente, a renderlo visibile anche a scaffale.

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