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Il Parmigiano Reggiano inizia a parlare anche il linguaggio del design

Con “Nuove forme di grandezza” il Parmigiano Reggiano entra nel programma della Milano Design Week e sceglie la Statale di Milano per raccontarsi attraverso l’installazione di Paola Navone e una cena dedicata firmata da Domenico Stile, alla guida del ristorante 2 stelle Michelin Enoteca La Torre a Villa Laetitia di Roma, mentre il dessert è stato firmato dal pastry chef Fabrizio Fiorani

Mauro Taino
di Mauro Taino
Redattore
23 aprile 2026 | 16:26
Il Parmigiano Reggiano inizia a parlare anche il linguaggio del design

Nuove forme di grandezza. È questo il claim scelto dal Consorzio del Parmigiano Reggiano per il proprio debutto alla Milano Design Week che ha previsto anche una cena nel suggestivo Loggiato Ovest dell’Università La Statale di Milano. Forme di grandezza che si sono riverberate anche nell’installazione del cortile dell’Ateneo realizzata da Paola Navone, architetto, designer di prodotti, art director e progettista di interni: una grossa forma di Parmigiano Reggiano viva, con suoni e strumenti che riportano all’atmosfera rurale dove nasce quello che il presidente del Consorzio Nicola Bertinelli definisce «molto di più di un pezzo di formaggio».

L'installazione di Paola Navone per il Parmigiano Reggiano alla Milano Design Week
L'installazione di Paola Navone per il Parmigiano Reggiano alla Milano Design Week

Il Parmigiano Reggiano? Oggi è anche design

La presenza del Consorzio del Parmigiano Reggiano in un contesto come quello della Milano Design Week certifica un ulteriore salto di qualità nel posizionamento di un brand che può spendersi come tale in virtù di un prodotto chiaro, riconoscibile e di qualità. «Per noi - ha detto Bertinelli - è un momento straordinario perché stiamo parlando una nuova lingua, un linguaggio che va oltre quello del cibo e ha a che fare con il design. Essere qui significa imparare un nuovo vocabolario, nuovi idiomi, e questo ci permette di incontrare ed esprimere chi realmente siamo. Il Parmigiano Reggiano è molto più di un pezzo di formaggio. Non è semplicemente un prodotto da mangiare: dietro ci sono persone, storie, tradizioni e luoghi. Il Parmigiano Reggiano è il Parmigiano Reggiano perché non poteva nascere in nessun altro luogo del mondo rispetto a dove è nato».

Parmigiano Reggiano: il presidente Nicola Bertinelli (a destra) con lo chef Domenico Stile
Parmigiano Reggiano: il presidente Nicola Bertinelli (a destra) con lo chef Domenico Stile

Il presidente quindi ha aggiunto: «Attraverso questo progetto il Parmigiano Reggiano riesce a esprimere non solo un prodotto, ma un progetto culturale e un progetto di identità. Attraverso questa nuova lingua possiamo parlare non solo ai foodies, ma agli architetti, ai designer, al mondo che viene a Milano e che in questi contesti vuole scoprire e sapere molto di più. Da oggi formalmente il Parmigiano Reggiano è anche design, è anche forma. Ma chi è più forma della forma del Parmigiano Reggiano?» «Anche gli oggetti del Parmigiano Reggiano diventano design: il coltellino per scagliare può diventare un tagliacarte, il treppiedi della forma può trasformarsi in un portavaso. Se il Parmigiano Reggiano è molto più di un pezzo di formaggio ed è un pezzo di design, allora io ho un grande dubbio: da questa sera dove lo mettiamo? Nel frigorifero o sopra a un bel mobile?», ha concluso scherzando il presidente.

Parmigiano Reggiano: il presidente Nicola Bertinelli (a destra) con il pastry chef Fabrizio Fiorani
Parmigiano Reggiano: il presidente Nicola Bertinelli (a destra) con il pastry chef Fabrizio Fiorani

Dal risotto col Parmigiano Reggiano 72 mesi al dessert-martelletto: il menu della cena

Dalle parole si passa ai fatti. La private dinner si apre con un Finto pomodoro di pappa al pomodoro arrosto, terra di olive, burrata e pesto di erbe mediterranee dal sapore equilibrato, ma deciso. Quindi ecco il Risotto dorato al Parmigiano Reggiano 72 mesi con polvere di anice stellato e black lime, riduzione di Aceto Balsamico tradizionale di Modena, more e agrumi. Un omaggio a Milano città e al protagonista della serata, realizzato appositamente per la serata come ha spiegato Domenico Stile (chef del ristorante due stelle Michelin Enoteca La Torre Villa Laetitia di Roma) che ha curato tutto il menu: «Il risotto è stato pensato ad hoc esclusivamente per questa serata, per valorizzare un Parmigiano Reggiano di 72 mesi con caratteristiche complesse, portandolo nel linguaggio della nostra ristorazione. L’abbiamo abbinato all’anice stellato, per far dialogare la parte burrosa con una componente aromatica, e a una salsa acida ottenuta da riduzione di aceto balsamico, succo di more fermentato e agrumi».

A seguire, è stato servito il Lingotto di saltimbocca di vitello alla romana con salvia, provola affumicata e salsa Bordolaise al vino bianco e midollo: tenero e saporito, con un ottimo gioco di rimandi tra la carne e la parte vegetale. A chiudere, curato dal pastry chef Fabrizio Fiorani, un dessert realizzato per l’occasione e servito su un piatto che richiamava una fetta di Parmigiano Reggiano. «L’idea del design - ha detto Fiorani - è prendere un oggetto che esiste da un migliaio di anni e provare a dargli una connotazione diversa. Abbiamo pensato ad un martelletto da battitura in cioccolato fondente, con fiori d’arancio, mandorla e nocciola: un dessert completamente vegetale».

MWM

L’installazione di Paola Navone trasforma il Parmigiano Reggiano in esperienza

L’essenza del Parmigiano Reggiano, oltre a declinarsi nel piatto, è restituita anche dall’installazione di Paola Navone che ha raccontato: «Mangiamo Parmigiano Reggiano da sempre, ma non eravamo davvero coscienti di tutta la complessità che c’è dietro. All’inizio ho pensato: non sarò capace, è una cosa che non ho mai fatto. Poi mi sono incuriosita e ho cominciato a chiedermi come dare forma a queste idee».

L'interno dell'installazione di Paola Navone per il Parmigiano Reggiano alla Milano Design Week
L'interno dell'installazione di Paola Navone per il Parmigiano Reggiano alla Milano Design Week

Il risultato - sempre più abbagliante via via che il sole è tramontato - punta dritto al cuore del Parmigiano Reggiano, anche letteralmente essendo aperta una porta per entrare all’interno dell’installazione stessa. «Abbiamo raccolto - ha spiegato la designer - gli elementi essenziali del Parmigiano Reggiano e li abbiamo trasformati in un’installazione che genera anche suoni, costruiti a partire dai suoi elementi. È stata una scommessa: capire come dare forma a qualcosa che incuriosisse e che facesse scoprire il Parmigiano Reggiano in un modo completamente diverso».

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