Siamo in provincia di Salerno, in Campania, quasi al confine con la Basilicata e qui, nella Valle del Tanagro, cresce il carciofo bianco del Tanagro, un prodotto unico che deve il suo nome al colore, un verde chiarissimo, senza alcun accenno di bordeaux neppure quando è più maturo. Non ha spine, è grande e rotondo. Un’altra caratteristica lo rende super ricercato dagli chef e da tutte le persone che amano questo ortaggio: internamente è privo di barba (fieno), cosa che lo rende completamente edibile, con una resa assai maggiore rispetto alle altre varietà.

Il carciofo bianco del Tanagro
Cresce esclusivamente in questa zona specifica - quella attraversata dal fiume Tanagro, la cui altitudine va dai 200 ai 400 metri sul livello del mare - che interessa i comuni di Palomonte, Sicignano, Buccino, Ricigliano, S. Gregorio Magno, Auletta, Pertosa, Caggiano, Salvitelle, Polla, Atena Lucana, S. Arsenio, Teggiano, Sala Consilina, Sassano e Padula.
Il carciofo bianco dell’azienda agricola Terre del Basso Tanagro
Abbiamo visitato la fattoria didattica e l’orto dimostrativo di Antonio Addesso, titolare dell’azienda agricola Terre del Basso Tanagro, appassionato agricoltore che “parla” affettuosamente con tutti i prodotti della sua terra e con i suoi animali, dimostrando così un immenso attaccamento alle sue origini.

Antonio Addesso, titolare dell’azienda agricola Terre del Basso Tanagro
«Ogni pianta di carciofo bianco del Tanagro - spiega - fa una “mammarella”, cioè un carciofo centrale molto grande; quando viene tagliata ne crescono altre tre o quattro al massimo, le “figlie”, che sono leggermente più piccole. Una volta tagliate anche queste cresce una miriade di carciofini che verranno messi sott’olio. Questo carciofo - continua - è talmente tenero che si può mangiare anche a crudo, con una spruzzatina di olio evo e un po’ di parmigiano spolverato sopra. Chi preferisce cuocerlo trova nel mio sito molte ricette».

Produzione limitata e percorso verso l’Igp
Purtroppo il periodo di coltivazione e di raccolta sono molto brevi ed è anche per questo che la produzione è assai limitata e spesso non riesce a soddisfare le richieste che giungono da tutta Italia. La coltivazione avviene principalmente nei Comuni di Auletta, Caggiano, Salvitelle e Pertosa (dove è presidio Slow Food). Gli agricoltori di tutto il territorio tanagrese si sono però consorziati in Comitato promotore per far riconoscere il carciofo bianco come prodotto Igp: sono già state superate le fasi regionale e ministeriale e si attende adesso il via libera dall’Europa. La denominazione Igp sarà così estesa a tutti i Comuni dell’area.
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