Scrivere dell’olio extravergine in Campania significa intingere la penna nella storia. Dai coloni greci che portarono i primi polloni sulle coste del Cilento, ai romani che definirono i primi "cru" della storia, l’olivicoltura campana è un monumento vivo. Oggi, nel 2026, questa eredità non è un reperto “da museo”, ma un ecosistema vibrante che pulsa di profumi e sfumature invidiabili.

L’olio extravergine della Campania ha una storia millenaria
Olio extravergine in Campania: un mosaico di territori, cultivar e Dop
Non esiste "un" olio campano, ma un mosaico di micro-mondi. Ogni vallata sussurra una nota aromatica diversa:
- Il Cilento e la maestosità della Rotondella: qui l’olivo sfida il mare. Alberi monumentali, veri patriarchi, regalano un olio che sa di mandorla e di sole, figlio di una resilienza che attraversa i secoli.
- L’Irpinia e il carattere della Ravece: tra i venti dell’Appennino, la Ravece si esprime con un’intensità quasi selvatica. Il suo profumo di pomodoro verde e carciofo è un’esplosione di freschezza, un abbraccio pungente che parla di terra alta e fiera.
- Il Sannio e l’eleganza dell’Ortice e dell’Ortolana: nelle terre di Benevento, l’olivo si fa raffinato. Note erbacee e una persistenza che non finisce mai.
- Per non dimenticare la profumatissima Carpellese, tipica della zona delle Colline Salernitane.
Le Dop circoscrivono la produzione a zone storiche e impongono disciplinari che limitano le rese e definiscono le varietà ammesse:
- Cilento Dop
- Colline Salernitane Dop
- Irpinia - Colline dell’Ufita Dop
- Penisola SorrentinaDop
- Terre Aurunche Dop (Alto Casertano)
L’Igp Campania: il brand regionale
L’introduzione dell’Igp Campania ha segnato una svolta strategica. Questa certificazione permette di valorizzare l’intera produzione regionale che, pur non rientrando nei ristretti confini delle Dop, rispetta standard qualitativi elevatissimi (acidità massima 0,4%, estrazione rigorosamente meccanica). È lo strumento principale per la competitività del prodotto campano sui mercati internazionali. È in questa regione meravigliosa che nascono grandi oli, profumati, da uomini e donne che stanno creando una nuova storia di questa regione.
Madonna dell’Olivo
Madonna dell’Olivo è un’azienda agricola che trae il suo nome da un antico santuario dedicato alla Santa Vergine, situato nelle vicinanze. Fondata nel 2003 da Antonino Mennella a Serre, in provincia di Salerno, si estende sulle colline che degradano dolcemente verso gli antichi scavi di Paestum. Con grande passione e competenza, Antonino si impegna a esaltare le particolarità di ogni cultivar, producendo oli extravergini d’oliva monovarietali di fama mondiale.

Blend Raro di Ravece e Rotondella di Madonna dell’Olivo
L’azienda produce grandi oli sia in blend che in monocultivar, ognuno con il proprio carattere e la propria unicità, che li distingue dai “fratelli” creati in azienda. Sorprendente è il suo Blend Raro di Ravece e Rotondella: un olfatto avvolgente, ricco di note di pomodoro di media maturità, mela bianca e sentori di erbe officinali. In bocca è elegante e di carattere, amaro e piccante. Antonino Mennella, ogni anno, ci lascia godere di oli che sorprendono a ogni uso.
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Frantoio Romano
Spostandoci nella provincia di Benevento, troviamo un altro grande professionista e amico. Alberto Romano porta avanti il suo frantoio nel cuore del Sannio beneventano dal 1840. Il Frantoio Romano si dedica da oltre un secolo alla coltivazione e alla produzione di olio extravergine di oliva, estratto da varietà autoctone di ulivi prossime al Taburno.

L’Ortice di Frantoio Romano
In particolare, l’Ortice: una cultivar di media vigoria, con caratteristico portamento assurgente, che origina qualità straordinarie di monovarietale Ortice e Ortice Riserva. Alberto lavora anche altre varietà autoctone profumatissime, vere gemme da scoprire, come la Raciopella e l’Ortolana. Ma il cuore viene sempre rapito dai profumi della sua Ortice, che ogni anno conquista tutti gli assaggiatori ed esperti di settore: il suo naso freschissimo, con note vegetali, conquista i piatti più complessi, riuscendo a dare un proprio carattere unico e armonico ai piatti. Alberto ci regala sempre dei veri capolavori.
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Frantoio Torretta
E dopo due grandi uomini non poteva che arrivare una grande donna: Maria Provenza, con il suo Frantoio Torretta, è una vera istituzione di Battipaglia, una donna che ha fatto della sua tradizione familiare una missione di vita, facendo conoscere le varietà autoctone delle colline salernitane a tutta Italia e al mondo intero.

Diesis Dop Colline Salernitane di Frantoio Torretta
La sua Diesis Dop Colline Salernitane, costituita da rotondella 10%, carpellese 50% e frantoio 40%, è diventata ormai un tratto distintivo del suo frantoio e ogni anno conquista sempre più appassionati. La chiave del suo successo è proprio quel bilanciamento che riesce a far assaporare note fruttate e leggermente piccanti senza essere troppo invadenti. Maria riesce davvero a creare la magia in ogni suo olio.
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I Benedettini
Lasciandoci alle spalle le dolci colline salernitane, ci addentriamo nel Cilento, dove un caro ragazzo, Eugenio Bonavoglia, difende e cura ogni anno i suoi olivi, anche millenari, sulle pendici del borgo di Sant’Angelo a Fasanella da I Benedettini. La produzione avviene nell’area del Parco nazionale del Cilento e dei Monti Alburni, a ridosso della piana di Paestum: il territorio, che copre un dislivello di oltre 1000 metri e gode di una favorevole esposizione a sud-ovest, fa di tutta l’area una delle più interessanti dal punto di vista naturalistico, habitat ideale per la coltivazione della pianta dell’olivo. Le sue piante affondano le prime radici tra il XIII e il XIV secolo, quando ad averne cura erano i monaci benedettini, insediatisi nella locale abbazia adiacente alla Grotta di San Michele Arcangelo, ora santuario e sito patrimonio Unesco.

L’olio de I Benedettini
Gli impianti secolari hanno mantenuto la presenza di cultivar autoctone, come la rotondella e la campanicchia, quest’ultima genotipo dell’odierna frantoio. Anche Eugenio, come gli artigiani di cui abbiamo parlato sopra, ha un proprio frantoio dove frange il suo blend in meno di 4 ore dalla raccolta, per regalare al consumatore tutto un insieme delicato di profumi che si compone di note vegetali e fruttate, perfette per essere abbinate ai piatti della tradizione. Eugenio ci tiene a osservare un metodo di coltivazione interamente biologico, proprio come facevano i monaci benedettini secoli fa, e questo rende il suo lavoro ancora più coraggioso e ammirevole.
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Piero Matarazzo
Ma non potevamo parlare di Campania senza citare un ultimo grande artigiano di oli meravigliosi come Piero Matarazzo. Anche i suoi oli nascono dal Cilento, terra generosa che rispecchia i profumi del sole nei suoi oli. Il suo metodo è quello di creare grandi oli, raccogliendo le proprie olive e frangendole entro quattro ore dalla raccolta, senza compromessi.

Il Ramarà di Piero Matarazzo
La volontà di Piero è quella di preservare quello che la natura ha già creato, portando sulla tavola del consumatore il più alto numero possibile di polifenoli. Tra i suoi grandi oli, mi emoziona ogni anno il Ramarà, un olio extravergine Dop Cilento, blend di cultivar Frantoio e Ogliarola, fruttato intenso e fresco, con sentori di mandorla verde, carciofo, foglia di ulivo ed erba falciata. Armonico nell’amaro e nel piccante. Si abbina facilmente a carni e pesci alla griglia, anche se il modo che il mio cuore apprezza di più è a crudo, lasciandosi ammaliare dai suoi profumi netti.
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