Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
sabato 20 aprile 2024 | aggiornato alle 03:53| 104705 articoli in archivio

Addio alle quote latte in Europa Multe per 40 milioni di euro all'Italia

Il regime delle quote latte è arrivato al capolinea, ma sugli allevatori italiani nel 2015 graveranno nuove multe per un totale di 40 milioni di euro. Quest’anno si prevede un aumento della produzione Ue pari al 6%, con il rischio di un'invasione straniera in Italia dove si importa circa il 40% dei prodotti lattiero caseari

31 marzo 2015 | 11:14
Addio alle quote latte in Europa 
Multe per 40 milioni di euro all'Italia

Dopo oltre 30 anni di applicazione oggi 31 marzo 2015 termina il regime delle quote latte con l’arrivo di nuove multe per l’Italia dove l’andamento del mercato è drogato da comportamenti scorretti che sottopagano il latte e il lavoro degli allevatori che scendono in piazza nella Capitale. In Piazza del Foro di Traiano a Roma gli allevatori manifestano anche con sorprendenti azioni alla presenza del presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo (nella foto, a destra) e del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina (nella foto, a sinistra), e distribuiscono vero latte italiano, smascherando i trucchi per produrre formaggi senza latte.


 
I rischi e le opportunità per l’Italia dall’uscita dalle quote latte, il punto sull’applicazione e il bilancio dei costi per il Paese e per gli allevatori in questi 30 anni, le nuove multe in arrivo nel 2015 e le misure adottate per evitare un passaggio traumatico sono al centro dell’iniziativa con il “Dossier sull’attuazione delle quote latte in Italia” nell’ambito di un incontro nell’antistante Palazzo Valentini.

Nell’ultimo anno di attuazione del regime delle quote latte appena terminato c’è il rischio concreto dell’arrivo di nuove multe, stimate attorno ai 40 milioni di euro per il superamento da parte dell’Italia del proprio livello quantitativo di produzione assegnato dall’Unione europea, dopo quattro anni in cui nessuna sanzione è stata dovuta dagli allevatori italiani. Il superamento delle quote assegnate nella campagna 2014/2015 è dimostrato dal trend di aumento del 3% rispetto allo scorso anno registrato dall’Agea tra aprile 2014 e gennaio 2015.

Quello che si preannuncia è quindi il primo sforamento dopo l’introduzione della legge 33 del 2009 la quale prevede la possibilità di compensazione solo agli allevamenti di montagna e delle zone svantaggiate, a quegli che non hanno superato il livello produttivo 2007-2008 e ultimi, in ordine prioritario, a quegli allevamenti che producono entro e non oltre il 6% della quota loro assegnata.

«Dopo la mobilitazione degli allevatori della Coldiretti è arrivato il regolamento comunitario per permettere di rateizzare le multe di quest'anno a carico dei loro allevatori per un massimo di tre anni e senza interessi pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea serie l numero 82 del 27 marzo 2015 ma occorre individuare soluzioni a livello nazionale di carattere strutturale - ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che - serve recuperare i ritardi accumulati e introdurre l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte a lunga conservazione e di quello impiegato nei formaggi e latticini».

La questione quote latte è iniziata 30 anni fa nel 1984 con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Negli anni l’Italia è riuscita ad ottenere dall'Ue aumenti della propria quota di produzione ma nel periodo tra il 1995 e il 2009 si sono accumulate le multe. Il 1992, con la legge 468, poi il 2003, con la legge 119, e infine il 2009, con la legge 33, sono state le tappe principali del difficile iter legislativo per l’applicazione delle quote latte che ha consentito alla stragrande maggioranza dei 36mila allevatori di mettersi in regola acquistando o affittato quote per un valore complessivo di 2,42 miliardi di euro mentre solo una sparuta minoranza è responsabile delle pesanti pendenze con l’Unione europea.

da sinistra: Maurizio Martina e Roberto Moncalvo

Un comportamento che fa concorrenza sleale alla stragrande maggioranza degli allevatori italiani e mette a rischio le casse dello Stato con un costo per ogni cittadini stimato in 75 euro dal ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina che ha annunciato che per il mancato pagamento delle multe sulle quote latte da parte di questi irriducibili «Agea ed Equitalia hanno già predisposto 1.405 cartelle esattoriali con interessi aggiornati al 31 dicembre 2014 che sono attualmente in fase di notifica agli interessati», dopo che la Commissione europea lo scorso 25 febbraio ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per "non aver assolto adeguatamente al proprio compito di gestione del recupero dei prelievi per la sovrapproduzione di latte" nell'ambito del sistema delle quote per la produzione. La Commissione stima che, dell'importo complessivo di 2,3 miliardi di euro, circa 1,7 miliardi di euro non siano ancora stati recuperati.

40% del latte dall’estero
Con la fine del regime delle quote latte è prevedibile un aumento della produzione lattiera comunitaria che quest’anno è stimata pari al 6%, con il rischio di una vera invasione straniera in Italia dove si importa già quasi il 40% dei prodotti lattiero caseari consumati. È quanto emerge dal “Dossier sull’attuazione delle quote latte in Italia” presentato in occasione della mobilitazione degli allevatori della Coldiretti. Ora a temere per la sopravvivenza sono soprattutto gli allevamenti da latte che risiedono nelle zone più fragili e sensibili del nostro Paese e dell’Unione.

Tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta. Dalle frontiere italiane passano ogni giorno 24 milioni di litri di latte equivalente tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori.

Complessivamente in Italia sono arrivati 8,6 miliardi di chili in equivalente latte (fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro) che vengono utilizzati in latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta. Ad essere spacciato come italiano è il latte proveniente in cisterne soprattutto da Germania, Francia, Austria, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Olanda.

In particolare si assiste ad un sostanziale aumento dell’import dei Paesi dell’Est (+18% Ungheria, +14% Slovacchia, +60% Polonia) e una diminuzione di quello importato dai Paesi dell’Ovest (-7% dalla Germania e -13% dalla Francia), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relative ai primi dieci mesi del 2014. Ci sono però anche le cagliate da impiegare nella produzione di mozzarelle che arrivano principalmente dai Paesi dell’Est per un quantitativo che ha raggiunto il milione di quintale all’anno ed è diretto per un terzo in Campania. E tra i Paesi esportatori la Lituania negli ultimi 3 anni ha triplicato le spedizioni in Italia.

«In un momento difficile per l’economia - ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza e lo stop al segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero è un primo passo che va completato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti».

Ad oggi in Italia è obbligatorio indicare la provenienza del latte fresco ma non per quella a lunga conservazione, ma l’etichetta è anonima anche per i formaggi non a denominazione di origine, per le mozzarelle e gli yogurt. Nell’anno dell’Expo, la chiusura delle stalle rischia di far perdere all’Italia il primato nella produzione di formaggi a denominazione di origine (Dop) che in quantità è addirittura superiore quella francese e contribuisce a forgiare l’identità nazionale in campo alimentare, con oltre 48 specialità riconosciute a livello comunitario sparse lungo tutto lo stivale.

© Riproduzione riservata