Il vice primo ministro del Governo di Mosca, Arkady Dvorkovich, ha annunciato che l'esecutivo vieterà la coltivazione di Ogm sul territorio del Paese: «La questione è complessa - ha detto il politico in occasione di un forum dell'agricoltura, come riporta l'agenzia Prime - ma la decisione è stata presa: non produrremo più alimenti che usano organismi geneticamente modificati». Lo scorso anno già il primo ministro Dimitri Medvedev aveva vietato l'importazione dei prodotti Ogm.

Con il divieto di coltivare gli Ogm deciso dalla Russia si allarga il fronte contro il biotech, tanto che sono rimasti appena cinque paesi in Europa a coltivare organismi geneticamente modificati. Un passo che segue l’ulteriore calo delle superfici seminate a transgenico, che nel 2014 sono diminuite del 3%, a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse, secondo l’analisi del rapporto annuale 2014 dell’“International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (Isaaa).
La superficie Ogm in Europa nel 2014 conta oggi appena 143.016 ettari di mais Bt coltivati in soli 5 Paesi sui 28 che fanno parte dell’Unione. Peraltro ben il 92 per cento di mais biotech europeo è coltivato in Spagna dove sono stati seminati 131.538 ettari mentre le superfici coltivate sono residuali in Portogallo, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania. Ma anche in quest’ultimo paese si sta verificando un crescente abbandono delle sementi transgeniche da parte degli agricoltori, come nel caso del mais Mon810 che le multinazionali sono arrivate addirittura ad offrire gratuitamente, senza però trovare persone disposte ad utilizzarle.
Lo scarso interesse per i semi biotech sarebbe stato determinato dalla minore produttività rispetto alle varietà convenzionali. «Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale - commenta il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo - ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy. Quasi 8 cittadini su 10 (76%) si oppongono oggi al biotech nei campi».