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Dieci anni di crescita Il sondaggio ci fa stare più vicini

Alberto Lupini
di Alberto Lupini
direttore
17 dicembre 2017 | 08:51

La 10ª edizione del “Personaggio dell’anno” rende omaggio ancora una volta ai tanti professionisti che ogni giorno si impegnano per valorizzare l’enogastronomia e l’accoglienza, rafforzando lo spirito di squadra.

Il valore dell’enogastronomia italiana e dell’accoglienza non si misurano certo dal numero di format televisivi, di articoli di giornale o dai post in rete. Non è lo spadellare ad ogni evento che fa grande la Cucina italiana. E nemmeno contano le comparsate dove i cuochi sembrano i nuovi calciatori o le nuove veline da proporre come modelli irraggiungibili. Il valore di questo comparto è dato dal contributo fondamentale all’immagine del nostro Paese nel mondo, nonché dallo stile di vita che fa degli italiani uno dei popoli più invidiati. Nonostante la crisi, la mafia, la burocrazia o la lentezza della politica, l’Italia resta un Paese da visitare e da amare, grazie alle sue bellezze ambientali e storico-artistiche, ma anche per la bontà della sua offerta di vino e Cucina. E non a caso il turismo, dopo anni di difficoltà, è tornato a crescere grazie ad un incoming internazionale che vede nella penisola un Paese che, pur fra mille difetti, è bello, tranquillizzante e da gustare.

(Dieci anni di crescita Il sondaggio ci fa stare più vicini)

Da anni è in aumento il numero di chi si muove in Italia per un’offerta enogastronomica e per un’ospitalità che hanno pochi eguali al mondo. E alla base di tutto c’è il lavoro di milioni di persone che, dalle campagne alle camere d’albergo, dai banconi dei bar alle cucine, lavorano per offrire prodotti, servizi e accoglienza made in Italy. Certo non è tutto allo stesso livello. Ci sono locali dove sarebbe meglio non mettere piede per trascuratezza o maleducazione, ma nella stragrande maggioranza dei casi stare fuori casa in Italia è piacevole.

È a chi lavora per questo risultato che Italia a Tavola dedica da ormai 10 anni un’iniziativa assolutamente originale e finora inutilmente copiata: il sondaggio “Personaggio dell’anno dell’enogastronomia e dell’accoglienza”. Non sollecitiamo voti per scegliere chi è il più bravo (a quello ci pensa il mercato con le sue regole che valgono più dei giudizi delle guide o dei commenti farlocchi di TripAdvisor). Né facciamo una gara per selezionare il più “figo” o il più arrogante. Quel che ci interessa da sempre è valorizzare il ruolo dei diversi professionisti facendo scegliere ai lettori chi nei fatti ritengono che nell’anno in corso abbia interpretato al meglio il suo ruolo. E i lettori ci hanno sempre risposto con crescente interesse, tanto da aver superato l’anno scorso il record di 197mila votanti.

Si tratta di un’esperienza per molti versi entusiasmante che, giunti ormai alla 10ª edizione del Premio, ci ha spinto ad un nuovo passo avanti portando da 4 a 6 le sezioni base fra cui scegliere. Abbiamo in particolare diviso in 3 la categoria più “affollata”, dando a ciascuna area la sua giusta visibilità: Cuochi, Pizzaioli e Pasticceri da quest’anno saranno quindi autonomi. Restano invariate le altre 3 sezioni: Maitre-Sommelier-Manager d’hotel, Barman, Opinion leader.

Ma per i 10 anni del Premio abbiamo voluto aggiungere un’altra novità, che varrà solo per questa edizione: in un gruppo a parte, senza distinzione di ruoli o di sezioni, torneranno in gioco tutti i vincitori degli scorsi sondaggi. Si tratta di un modo per richiamare l’attenzione su professionisti che, anno dopo anno, hanno ottenuto il gradimento dei lettori, ma che ancora oggi ricoprono ruoli importanti. Ci sembrava giusto rendere loro un omaggio e allo stesso tempo farli di nuovo partecipare a quello che in fondo è un gioco e non si propone altre ambizioni se non dare un valore a tutti coloro che, anche se non candidati, sono in prima linea tutti i giorni.

Lo spirito del sondaggio resta comunque sempre lo stesso: un gioco fra amici, per stare per qualche settimana vicini e insieme. È un elemento dello stile che ci rende unici nel mondo. Litighiamo ogni giorno, ma nei momenti fondamentali sappiamo lavorare insieme.

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