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L'agricoltura reclama i voucher: La politica agisca senza ideologie

Le associazioni di categoria chiedono a gran voce di introdurre i vecchi voucher cartacei che danno lavoro e permettono alle aziende di effettuare vendemmia e raccolti a pieno regime.

03 settembre 2020 | 11:59

Le campagne di raccolta sono iniziate ormai da più di due settimane, ma ancora gli strumenti di lavoro a sostegno delle aziende non sono all’altezza. Vendemmia, raccolta di frutta e raccolta delle olive rischiano così di risentire della situazione e le associazioni di settore si sono così mosse per chiedere - una volta di più - al Governo di intervenire. «Necessario modificare al più presto l’attuale strumento del lavoro accessorio, vale a dire il contratto di prestazione occasionale, che nel 2017 ha preso il posto dei più semplici e tutelanti voucher, così da consentire alle aziende di reperire manodopera in tempi brevi».

Voucher determinanti per le aziende agricole - L'agricoltura reclama i voucher: La politica agisca senza ideologie

Voucher determinanti per le aziende agricole

Questa è la posizione che Coldiretti, Cia-Confederazione degli agricoltori italiani e Confagricoltura ha voluto esporre al Sole 24 Ore. In un periodo di forte instabilità e molti ostacoli da superare come quello delle quarantene da far rispettare ai lavoratori che provengono dall’estero e il conseguente rischio di contagi in azienda. «Inspiegabilmente - spiegano le associazioni - il settore agricolo è stato escluso da tutte le misure del decreto Agosto legate al mondo del lavoro. Ogni anno il nostro comparto assume 1,2 milioni di lavoratori, di cui 370mila non italiani e di questi 250mila neocomunitari. Il 10% è a tempo indeterminato, il restante lavora con rapporti temporanei. 200mila sono le aziende che danno comunque lavoro. Si tratta di occupazione aggiuntiva in quanto la legge prevede che i lavoratori dell’anno corrente non devono essere stati operatori agricoli l’anno precedente; di conseguenza c’è bisogno di uno strumento normativo che sia sicuro e senza burocrazia così come lo erano i voucher da 10 o 7,5 euro subito nelle tasche dei lavoratori».



Troppe le incognite sul contratto di prestazione occasionale che, come era prevedibile, non sta sfondando. Gli ultimi dati Inps riportati dal Sole 24 Ore parlano di 65.643 lavoratori interessati nel 2019 per un totale di circa 4 milioni di ore e un importo lordo pro-capite da 821 euro. Crollo verticale quest’anno con 25.813 richieste di contratto e 483 euro di importo lordo-pro capite. Il motivo? Come spesso accade, la burocrazia.

Le associazioni chiedono di abbattere questo muro e intanto di prolungare fino al 31 dicembre i permessi di soggiorno stagionali così da favorire l’arrivo di lavoratori extracomunitari nel pieno rispetto della legalità.

«La vendemmia sta entrano nel vivo - ha detto al Sole Roberto Caponi, direttore dell’area Lavoro e Welfare di Confagricoltura - e il contratto di prestazione occasionale ha mantenuto tutte le sue rigidità. È uno strumento inutilizzabile dalle imprese con più di 5 dipendenti. Bisogna intervenire sulla norma estendendo la possibilità anche alle grandi aziende, modificando tetti reddituali e categorie di lavoratori che possono accedervi, oggi limitate a studenti fino a 25 anni, pensionati, disoccupati e percettori di integrazioni al reddito».

«Ci troviamo di fronte ad un serio problema - ha chiuso Caponi - quello della manodopera che per circa il 40% arriva dall’estero con tutte le difficoltà del caso legato al covid. Poco da aggiungere: i vecchi voucher cartacei erano lo strumento più fruibile per imprese e lavoratori. La politica rifletta, ma stavolta senza pregiudizi ideologici».

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