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Vino, le cantine italiane fanno quadrato contro l'etichetta irlandese

Federvini rilancia con linee guida per comunicare in modo più corretto il vino distinguendo fra consumo e abuso. In ballo ci sono esportazioni che valgono 20 miliardi di euro, il 21% delle vendite all'estero dell'agroalimentare italiano. Tra i mercati più ricettivi quello britannico e quello giapponese

di Berto Silva
07 giugno 2023 | 11:32
Vino, le cantine italiane fanno quadrato contro l'etichetta irlandese

A fare il punto sul sistema e la rete d’imprese del Food & Beverage è stata l’Assemblea Generale di Federvini - presso le Scuderie di Palazzo Altieri a Roma - occasione anche per cogliere spunti e riflessioni con i protagonisti dell'associazione e con importanti membri delle Istituzioni. A illustrare i dati sullo stato del comparto, anche alla luce dell’approvazione - in Irlanda - del provvedimento di qualche giorno fa che prevede l’introduzione dei cosiddetti health warning sulle etichette di bevande alcoliche, sono stati i numeri di Nomisma. Il report stima il settore di vini, spiriti e aceti italiani oltre 20 miliardi di euro di fatturato, segmento che rappresenta il 21% dell’export complessivo Food & Beverage italiano.

Boom di esportazioni ma preoccupa la normativa delle etichette

Nel 2022, rispetto all’anno precedente, l’export di vino italiano è cresciuto, con le eccezioni di Germania e Cina, fino a toccare gli 8 miliardi di euro. Tra i mercati più ricettivi, ci sono quello britannico (+46,5%) e giapponese (+25%). Confermate anche le notizie positive sul fronte dei consumi fuori casa, in ripresa dopo il periodo pandemico (+19% delle visite rispetto al 2021), che genera nel complesso un fatturato 93 miliardi di euro. Numeri confortanti che però si scontrano con la normativa sulle etichette, che potrebbe avere ricadute negative sulle filiere produrre effetti negativi produttive, contravvenendo al principio del libero scambio all’interno dell’Unione europea, ma anche per la totale assenza di distinzione tra consumo ed abuso senza informare correttamente il consumatore.

A evidenziare tale distonia le parole di Micaela Pallini, presidente di Federvini: «La scelta irlandese mette sullo stesso piano consumo e abuso, senza intervenire sull’educazione ad un approccio responsabile e moderato, e quel che è peggio è che si rivelerà sostanzialmente inutile. Sulla questione, l’Italia ha saputo muoversi compatta, istituzioni e imprese, ma dobbiamo ora continuare a fare squadra sul piano internazionale per evitare che il caso irlandese possa indurre altri Paesi a seguire la stessa strada. Le nostre imprese esprimono un patrimonio non solo produttivo ma anche iconico per la loro capacità di rappresentare il nostro Paese nel mondo. L’Italia è anche un Paese tra i più virtuosi per lo stile di vita, di alimentazione e di consumo moderato. L’Irlanda e più in generale Bruxelles guardino all’Italia, ai valori della dieta mediterranea e alla sua cultura di consumo consapevole». L’impatto degli health warning ricadrà anche sugli stili di consumo, tema su cui è intervenuto il professor Gregor Zwirn dell’Università di Cambridge che ha sottolineato l’inefficacia di tali strumenti sui comportamenti scorretti.

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Vini, Spiriti e Aceti italiani valgono oltre 20 miliardi di euro di fatturato

Da Federvini attenzione al consumo responsabile delle bevande alcoliche

Forte è l’impegno da parte di Federvini al consumo moderato delle bevande alcoliche e l’Assemblea Generale della Federazione ha offerto l’occasione per presentare le nuove ‘Linee Guida sull’autoregolamentazione nella comunicazione commerciale e promozionale delle bevande alcoliche’, un documento organico che riepiloga le raccomandazioni che tutte le aziende associate devono prendere a riferimento nelle proprie azioni di comunicazione al pubblico. Garantire quindi uno standard di comunicazione commerciale e promozionale di bevande alcoliche che sia corretto e trasparente e che promuova modelli di consumo ispirati ai criteri di misura e responsabilità. Da Nomisma ‘Analisi sul consumo responsabile delle bevande alcoliche’ che vede gli italiani distinguersi per un consumo virtuoso delle bevande alcoliche, quasi sempre associato al cibo e a momenti di convivialità. Nove su dieci consumano alcolici con moderazione (solo il 14% del campione dichiara di esagerare a volte). Il 78% li abbina sempre ai pasti «Abbiamo ritenuto fondamentale redigere Le Linee Guida di autoregolamentazione nella comunicazione commerciale e promozionale di bevande alcoliche per richiamare quei principi e quei valori di promozione del consumo moderato e responsabile, che sono sempre stati parte della mission di Federvini» ha spiegato Giuseppe D’Avino, presidente del Gruppo Spiriti di Federvini. La cultura del consumo è stata inoltre al centro dell’iniziativa ‘No Binge - Comunicare il consumo responsabile’, firmata sempre dalla Federazione insieme all’Università La Sapienza di Roma.

Italiani attenti alle denominazioni Dop e Igp e alla qualità dei prodotti

Lo studio di Nomisma ha rivelato come il 53% degli italiani presti attenzione al significato delle sigle Dop e Igp e li consideri una garanzia di qualità. Il 62% dei consumatori ritiene che i vini Doc/Docg/Igt rispettano specifiche caratteristiche qualitative e particolari metodi di produzione. Una percentuale che si attesta al 28% per gli spiriti certificati e al 47% per l’Aceto Balsamico di Modena Igp. A discutere sull’importanza del valore del sistema Ig e delle denominazioni la Tavola Rotonda a cui è intervenuta Albiera Antinori, presidente Gruppo Vini di Federvini: «solo lavorando sulla qualità intrinseca e sul valore intangibile dei nostri prodotti saremo in grado di mettere al sicuro il nostro settore dalle tempeste che vediamo all'orizzonte. Al Governo chiediamo semplificazione ed un quadro normativo che favorisca la creazione di valore”. Per Giacomo Ponti, presidente Gruppo Aceti di Federvini: “gli attacchi all’Aceto Balsamico di Modena al Prosecco Dop, devono ricordarci che la battaglia per la tutela del Made in Italy ha un carattere prioritario per le imprese e per il Paese. Per questo chiediamo al Governo di fare ricorso contro la Slovenia e Cipro».

Dal governo l'impegno per la promozione del vino, la lotta all'italian sounding e la difesa della Dieta mediterranea

Ad intervenire sul tema degli imballaggi è stato Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste: «L’Europa sta presentando proposte fuori scala, e corregge una criticità incentivandone al contempo un'altra. Basti pensare alle buste di insalata da un chilo e mezzo, un consumo fuori misura se non in occasioni conviviali, e che quindi rischia di creare spreco alimentare e altri rifiuti». E ancora il ministro dell’Agricoltura: «Il decreto di attuazione dell’Ocm vino è in dirittura d'arrivo», provvedimento molto atteso dai produttori e dalle Regioni che potranno così attivare i progetti di promozione all’estero.

Sulla contraffazione è intervenuto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: «Vogliamo tutelarvi sui mercati, siete da sempre sottoposti all’Italian sounding per il quale stiamo inasprendo la lotta e le misure al fine di limitare i danni che questo fenomeno genera ogni anno pari ormai a 120 miliardi di euro, il doppio delle esportazioni di cibo e bevande tricolori. Abbiamo inasprito la lotta alla contraffazione e poi abbiamo introdotto un Fondo dedicato al riconoscimento delle certificazioni delle indicazioni geografiche e dei prodotti agroalimentari». In un videomessaggio all’Assemblea di Federvini, il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, ha fatto sapere che difenderà la Dieta mediterranea e le imprese italiane «anche all’interno della Ue per tutelare il comparto agroalimentare e la sua concorrenzialità nei numerosi negoziati europei ed extraueropei».

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