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Bar italiani, dalla Fipe il progetto di rilancio per un settore in sofferenza

Nel 2025 i bar italiani hanno raggiunto quasi 6 miliardi di visite, ma il settore mostra criticità strutturali: chiusure in aumento, margini ridotti e solo il 53% delle imprese capace di superare i cinque anni di attività. I dati Fipe, presentati a Sigep 2026, descrivono però anche un comparto centrale per occupazione e turismo, chiamato a rilanciarsi per trovare nuovi equilibri tra sostenibilità, qualità e domanda in evoluzione

di Redazione Italia a Tavola
17 gennaio 2026 | 17:08
Bar italiani, dalla Fipe il progetto di rilancio per un settore in sofferenza

Dal primo caffè del mattino al gelato pomeridiano, fino all’aperitivo e al dopocena, il bar italiano continua a rappresentare uno degli spazi più frequentati e riconoscibili della vita quotidiana, che però non è immune da problemi. Bello, Buono e Ben Fatto, questi sono i tre punti cardine del piano di rilancio del settore annunciato da Fipe, annunciato dal Consigliere Fipe per l’Osservatorio sulla filiera del bar e presidente di Illycaffè Andrea Illy, una promozione che parte da più formazione e nuovi modelli di business per favorire gli investimenti. Nel 2025 il comparto ha raggiunto quasi 6 miliardi di visite, confermandosi una delle principali infrastrutture sociali del Paese e un pilastro dell’economia dei servizi.

Bar italiani, dalla Fipe il progetto di rilancio per un settore in sofferenza

I partecipanti al convegno di Fipe Il futuro del bar italiano (e prospettive per il 2026), da sinistra Paolo Staccoli, Lino Enrico Stoppani, Andrea Illy e Alessandro Angelon

I dati emergono dall’analisi di Fipe-Confcommercio, presentata in occasione di Sigep 2026 a Rimini, all’interno della tavola rotonda «Il futuro del bar italiano (e prospettive per il 2026)», dedicata alla valorizzazione dell’intera filiera del bar. All'incontro hanno partecipato, oltre a Illy, Lino Enrico Stoppani, Presidente di FIPE, Alessandro Angelon, AD di Sammontana Italia e Paolo Staccoli, titolare dell’omonimo caffè. 

Proprio Stoppani nel suo intervento d'apertura ha evidenziato le difficoltà strutturali del settore: «I bar stanno vivendo una fase di sofferenza: dal 2014 se ne contano oltre 21mila in meno e il 16% ha chiuso nei centri urbani. Solo il 53% delle imprese riesce a sopravvivere oltre i cinque anni». Stoppani ha richiamato inoltre lo stress gestionale generato da un sistema di eccessive liberalizzazioni successive alla legge Bersani. «Su 152 mila bar presenti in Italia, è vero che non tutti sono in difficoltà: esistono realtà che funzionano bene e che rappresentano un fattore portante per il turismo e la vitalità dei territori».

Il valore economico del settore bar in Italia

Secondo le elaborazioni Fipe su dati Tradelab, il comparto dei bar genera un valore di mercato pari a 23,8 miliardi di euro, a conferma del suo peso strutturale all’interno dell’economia nazionale. Tre comuni italiani su quattro dispongono di almeno un bar, spesso aperto in media 14 ore al giorno e per sette giorni su sette. Questa diffusione rende il bar uno dei servizi di maggiore prossimità, capace di intercettare bisogni quotidiani e abitudini consolidate.

Le abitudini di consumo: colazione e pausa restano centrali

La distribuzione delle visite conferma il ruolo del bar come luogo del rito quotidiano. Il 44% delle visite è legato alla colazione, seguita dalle pause intermedie con il 29%, dall’aperitivo con il 14%, dal pranzo (6%), dalla cena (3%) e dal dopocena (4%).

Mozzarella di Bufala Campana

Numeri che restituiscono l’immagine di un settore profondamente integrato nei ritmi della giornata degli italiani, sia nelle aree metropolitane sia nei piccoli borghi. Nonostante l’elevato volume di presenze, il modello economico resta caratterizzato da un equilibrio fragile, con uno scontrino medio di 4,20 euro, a fronte di costi operativi e gestionali rilevanti.

Occupazione e impatto sociale del bar italiano

Accanto al valore culturale, il bar rappresenta una fonte significativa di occupazione. Il settore impiega 367.900 addetti, di cui 284.606 dipendenti, con una forte presenza femminile (58,9%) e giovanile (41,3% under 30). Rilevante anche la quota di lavoratori stranieri, pari al 20,8%.

Bar italiani, dalla Fipe il progetto di rilancio per un settore in sofferenza

Il pubblico presente al convegno «Il futuro del bar italiano (e prospettive per il 2026)», organizzato da Fipe-Confcommercio al Sigep 2026 di Rimini

Oltre la metà dei dipendenti (57,5%) è assunta a tempo indeterminato, dato che conferma la capacità del comparto di offrire lavoro stabile e opportunità di integrazione. Tutti gli indicatori occupazionali risultano in crescita nel periodo 2023-2025, rafforzando il ruolo del bar come presidio economico e sociale.

Un tessuto imprenditoriale diffuso e indipendente

Il modello imprenditoriale del bar italiano resta fortemente locale e indipendente. Su oltre 152 mila esercizi, 148.830 sono attività indipendenti, mentre solo 3.820 appartengono a catene. Una struttura che riflette la natura familiare del settore, radicato nei quartieri, nelle piazze e nei centri storici.

Questo modello contribuisce alla qualità dello spazio urbano e alla vitalità delle comunità, pur confrontandosi con alcune criticità strutturali. Nei primi tre trimestri del 2025 il saldo tra aperture e chiusure è risultato negativo, con 2.884 unità in meno, mentre il tasso di sopravvivenza a cinque anni dall’apertura si attesta al 53%.

Fipe: il futuro del bar tra qualità e sostenibilità

Nel commentare questi numeri, il presidente di Fipe-Confcommercio Lino Enrico Stoppani ha sottolineato la centralità del settore e la necessità di guardare al futuro: «Le evidenze che emergono dai nostri studi sui bar, nelle sue varie declinazioni, confermano quanto questi comparti siano centrali nella vita quotidiana degli italiani, ma allo stesso tempo indicano con chiarezza come la chiave per mantenere questo posizionamento sia quella di guardare avanti».

Bar italiani, dalla Fipe il progetto di rilancio per un settore in sofferenza

Il presidente di Fipe Confcommercio Lino Enrico Stoppani

Secondo Stoppani, il 2026 dovrà rappresentare un passaggio decisivo per individuare un nuovo equilibrio tra sostenibilità economica, qualità dell’offerta e capacità di intercettare abitudini di consumo in evoluzione.

Il ruolo sociale e le opportunità di rilancio

Anche Andrea Illy, presidente di Illycaffè e consigliere Fipe per l’Osservatorio sulla filiera del bar, ha evidenziato il ruolo sociale irrinunciabile del comparto: «Tramite le sue funzioni primarie di ristoro e convivialità, il bar italiano svolge un ruolo sociale irrinunciabile». «In novant’anni di storia, il rapporto con i bar ha portato il caffè italiano in 146 Paesi - ha continuato Andrea Illy - Il bar è un fenomeno universale, capace di rispondere ai bisogni di tutta la popolazione».

Bar italiani, dalla Fipe il progetto di rilancio per un settore in sofferenza

Andrea Illy, presidente di Illycaffè e Consigliere Fipe per l’Osservatorio sulla filiera del bar

Illy ha sottolineato la crescente domanda legata al turismo, con 744 milioni di presenze turistiche, e ha messo in guardia dagli effetti della competizione sul prezzo: «La concorrenza di prezzo tende ad appiattire valore e qualità, riducendo professionalità e servizio. È necessario superare le polemiche sul caro tazzina: il caffè in Italia costa circa la metà della media mondiale, ma vale il doppio. Occorre riconoscere il giusto valore a questo servizio». 

Qualità e modelli di successo nel bar italiano

Nel suo intervento, Alessandro Angelon, amministratore delegato di Sammontana Italia, ha ricordato le origini dell’azienda e il legame con i pubblici esercizi: «Ottant’anni fa Sammontana è nata in un bar». Angelon ha evidenziato come, nel tempo, il settore abbia in parte abbassato il livello qualitativo: «Per molto tempo si è pensato che aprire un bar non richiedesse una vera preparazione. In altri Paesi, come Francia e Germania, la managerialità è invece un elemento centrale». Ha sottolineato l’impegno dell’azienda nella formazione, ricordando l’esperienza dell’Accademia Sammontana e i master per baristi attivi prima della pandemia: «Su duemila studenti degli istituti alberghieri ne abbiamo selezionati cento, offrendo corsi gratuiti. Aprire un bar oggi richiede competenze solide e preparazione professionale».

Paolo Staccoli, imprenditore e titolare dell’omonimo caffè, ha portato l’esperienza di un percorso costruito nel tempo: «Già venticinque anni fa abbiamo iniziato a lavorare sull’ambiente, sull’accoglienza e su uno stile fondato sull’esperienza, sul sorriso e sulla qualità dei prodotti». Un approccio che ha portato il locale a diventare uno dei bar-pasticceria più conosciuti d’Italia, dimostrando come l’attenzione al cliente e la cura del dettaglio possano rappresentare un fattore distintivo e competitivo.

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