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Stati Uniti, la pasta italiana torna competitiva dopo la riduzione dei dazi

Gli Stati Uniti hanno ridotto le aliquote dei dazi antidumping sulla pasta italiana prima della conclusione formale dell’indagine prevista per marzo 2026. La revisione abbassa significativamente le tariffe, salvaguardando l’export italiano verso un mercato strategico. Governo, Unione Italiana Food e diplomazia europea hanno collaborato per ottenere questo risultato

di Redazione Italia a Tavola
02 gennaio 2026 | 11:05
Dazi Usa sulla pasta italiana ridotti: cosa cambia per l’export

Gli Stati Uniti hanno rivisto al ribasso i dazi antidumping ipotizzati sulla pasta italiana, anticipando le valutazioni rispetto alla conclusione formale dell’indagine, attesa per l’11 marzo. Una decisione che alleggerisce, almeno in parte, le preoccupazioni di un comparto strategico per l’export agroalimentare nazionale.

L’indagine antidumping e i primi timori per l’export

La battaglia per la difesa della pasta italiana negli Usa ha avuto origine con l’avvio, da parte del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, di un’indagine antidumping sulle importazioni proprio della pasta italiana. Le valutazioni preliminari avevano portato Washington a ipotizzare dazi aggiuntivi fino al 91,74%, che si sarebbero sommati all’aliquota ordinaria del 15% già applicata alla maggior parte dei prodotti europei. Un livello tariffario che avrebbe potuto portare il carico complessivo oltre il 100%, con effetti immediati sui prezzi al consumo e sulla competitività delle aziende italiane sul mercato americano.

Stati Uniti, la pasta italiana torna competitiva dopo la riduzione dei dazi

Gli Stati Uniti hanno ridotto le aliquote dei dazi antidumping sulla pasta italiana

In quella fase, il rischio era concreto: un simile incremento dei costi avrebbe potuto ridurre drasticamente l’export, spingere i consumatori statunitensi verso prodotti alternativi o Italian sounding e costringere le imprese a rivedere strategie produttive e commerciali. Si era arrivati a ipotizzare, come misure difensive, il rafforzamento del segmento biologico, la localizzazione di parte della produzione negli Stati Uniti o l’avvio di una battaglia legale sul piano commerciale.

La revisione Usa prima della chiusura dell’indagine

Il quadro è cambiato con la cosiddetta analisi post-preliminare resa nota dalle autorità statunitensi prima della conclusione formale dell’indagine, prevista per l’11 marzo. Le aliquote sono state rideterminate in misura significativamente più bassa: dal 2,26% per La Molisana al 13,98% per Garofalo, fino al 9,09% per altri undici produttori non campionati, tra cui Barilla. Una revisione che ha ridimensionato in modo netto lo scenario delineato nei mesi precedenti. Secondo la Farnesina, questa decisione è anche il risultato del lavoro diplomatico svolto dall’Italia e del sostegno della Commissione europea, che hanno accompagnato le aziende nel dialogo con le autorità statunitensi. La riduzione delle aliquote è stata interpretata come un riconoscimento della collaborazione e della trasparenza dimostrate dalle imprese italiane nel corso dell’indagine.

Sul tema è intervenuto il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, sottolineando il valore di un approccio istituzionale coordinato. «La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti. Abbiamo seguito sin da subito la vicenda e, ad ottobre a Chicago, insieme all’ambasciatore Marco Peronaci avevamo dato un segnale importante: le istituzioni italiane non avrebbero abbandonato i produttori di pasta italiani». Il ministro ha aggiunto che «oggi sappiamo di aver scelto la strada giusta e le tariffe sono fortemente ridimensionate», ribadendo come «il lavoro di squadra paga e l’Italia è forte e rispettata nel mondo».

Il ruolo di Unione Italiana Food e della filiera

Anche Margherita Mastromauro, presidente dei pastai di Unione Italiana Food, ha evidenziato il significato della revisione dei dazi. «Come Unione Italiana Food esprimiamo grande soddisfazione per questo risultato, che premia il lavoro costante svolto al fianco delle nostre imprese associate, fra cui La Molisana, Garofalo e Barilla, che hanno affrontato con serietà, trasparenza e spirito di collaborazione un percorso complesso e delicato».

Stati Uniti, la pasta italiana torna competitiva dopo la riduzione dei dazi

La presidente di Unione Italiana Food Margherita Mastromauro (a sinistra) con il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida

Secondo Mastromauro, l’esito dell’analisi Usa conferma che il ruolo delle associazioni di rappresentanza è centrale nel tutelare la competitività del Made in Italy, soprattutto quando imprese e istituzioni riescono a muoversi in modo coordinato. Un passaggio in cui è stata indicata come decisiva anche la collaborazione con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e con il commissario europeo Maroš Šefcovic.

Cosa cambia ora per la pasta italiana negli Stati Uniti

Nonostante la riduzione delle aliquote, la procedura antidumping non è ancora conclusa e l’efficacia delle nuove tariffe resta sospesa fino alla decisione finale dell’amministrazione Usa. Tuttavia, lo scenario è profondamente diverso rispetto a quello ipotizzato in autunno. Il rischio di una stangata tariffaria tale da compromettere l’export italiano è, almeno per ora, rientrato. Per le aziende significa poter continuare a presidiare un mercato strategico senza dover stravolgere immediatamente modelli produttivi e commerciali. Nel 2024, infatti, l’export di pasta italiana verso gli Stati Uniti ha raggiunto 671 milioni di euro, confermando il mercato americano come uno dei principali sbocchi per il settore. La partita resta aperta, ma la revisione delle aliquote segna un passaggio importante nel confronto tra Italia e Stati Uniti sulla tutela delle produzioni agroalimentari di qualità.

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