Con 24 milioni di presenze e oltre 5 miliardi di euro di fatturato stimati per il 2025, il turismo termale italiano si conferma un asset strategico del sistema turistico nazionale. Dal convegno Unioncamere-Isnart di Roma emerge un settore in piena trasformazione, sempre più orientato al wellness, alla qualità dell’esperienza e alla valorizzazione delle eccellenze territoriali.

Il turismo termale italiano si conferma un asset strategico del sistema turistico nazionale
Il convegno: il punto sul termalismo italiano
Il turismo termale non è più soltanto una tradizione, ma una leva concreta di sviluppo per l’intero sistema turistico nazionale. È questo il messaggio emerso dal convegno “Il turismo termale italiano come driver di crescita di mercato”, promosso da Unioncamere e Isnart e ospitato il 21 gennaio 2026 a Roma, nella sala Horti Sallustiani di Unioncamere. Un’occasione di confronto tra istituzioni, operatori ed esperti per analizzare lo stato di salute del comparto, partendo dai dati del Rapporto Unioncamere-Isnart sul turismo termale nella prospettiva di crescita del mercato wellness. Un segmento che oggi intercetta nuovi stili di viaggio, sempre più orientati al benessere, alla prevenzione e alla qualità dell’esperienza.
Numeri in crescita e impatto economico sui territori
I dati parlano chiaro: per il 2025 si stimano circa 24 milioni di presenze turistiche nelle località termali italiane, con un fatturato diretto superiore ai 5 miliardi di euro. Di questi, oltre 3 miliardi provengono dal turismo internazionale, a conferma dell’attrattività delle terme italiane anche oltre confine. La spesa si distribuisce lungo tutta la filiera: quasi 2 miliardi di euro per alloggio e ristorazione, 1,9 miliardi per servizi termali, wellness e attività ricreative e 1 miliardo destinato allo shopping, dall’enogastronomia all’artigianato locale. Un indotto che rafforza il legame tra turismo termale e sviluppo economico dei territori.

Per il 2025 si stimano circa 24 milioni di presenze turistiche nelle località termali italiane
«Il turismo termale rappresenta una componente storica e identitaria dell’offerta italiana - ha spiegato Andrea Prete, presidente di Unioncamere - ma sta attraversando una fase di riorganizzazione e riposizionamento competitivo. Oggi è un prodotto strategico perché tiene insieme cura, salute e prevenzione con un concetto di benessere olistico sempre più richiesto dal mercato».
Il nuovo volto del turista termale
Non esiste più un solo “turista delle terme”. Il Rapporto mostra un cambiamento netto della domanda: solo il 15,7% si definisce esclusivamente orientato alla salute, mentre cresce la quota di chi combina cure termali e wellness. Il turista termale spende di più rispetto alla media nazionale: 166 euro al giorno extra alloggio, che superano i 250 euro per la fascia alto-spendente. Millennial e Generazione X rappresentano il cuore di questa domanda, spesso in viaggio in coppia o con amici, alla ricerca di esperienze personalizzate e integrate. Non a caso, 1 turista su 2 sceglie l’Italia per il buon rapporto qualità-prezzo dell’intera filiera, mentre 6 visitatori su 10 tornano abitualmente nella stessa destinazione.

Non esiste più un solo “turista delle terme”
Decisivo anche il ruolo del digitale: oltre il 77% dei turisti termali utilizza Internet per informarsi e prenotare, tra siti web, offerte online, social network e recensioni. Un fattore che rende sempre più strategico il posizionamento online delle destinazioni termali.
Dalle acque sacre al wellness contemporaneo
Il turismo termale è parte integrante della storia italiana. Dalle origini greco-romane, quando l’acqua era considerata sacra e terapeutica, passando per il Rinascimento e la Belle Époque, le terme hanno rappresentato luoghi di cura, socialità e cultura. Nel '900, l’ingresso nel sistema sanitario ha ampliato l’accesso alle cure, ma ha anche irrigidito il modello. La crisi degli ultimi decenni ha reso evidente la necessità di un cambiamento: oggi il termalismo si riposiziona puntando su prevenzione, longevità e benessere integrato, senza perdere la propria identità.
Destinazioni termali come ecosistemi di esperienza
Secondo Unioncamere e Isnart, le destinazioni più competitive non sono quelle che offrono singoli servizi, ma quelle capaci di costruire ecosistemi esperienziali, integrando terme, cultura, paesaggio ed enogastronomia. Un approccio che apre nuove opportunità anche per il recupero di storiche strutture termali, spesso collocate in aree interne.

«Negli ultimi anni la filiera ha avviato un processo di rivitalizzazione - ha sottolineato Loretta Credaro, presidente Isnart - ma per sostenerlo serve una politica di sistema, capace di accompagnare la crescita qualitativa dell’intera filiera e rafforzare il coordinamento tra imprese e territori».
Le sfide future: qualità, innovazione e sistema
Lo sguardo al futuro passa da investimenti, innovazione e capacità di fare sistema. Renzo Iorio, presidente di Federterme Confindustria, ha ribadito la necessità di puntare su qualità e personalizzazione dei servizi, integrando salute e benessere anche in una logica complementare al Servizio sanitario nazionale. Un messaggio condiviso anche dal vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, che ha indicato nel termalismo uno dei fiori all’occhiello del turismo italiano, sottolineando l’importanza di creare distretti termali capaci di unire sanità, turismo ed economia locale. Il turismo termale italiano, forte di una tradizione unica e di una domanda sempre più qualificata, ha oggi l’occasione di tornare protagonista. La sfida è trasformare le acque termali in un vero motore di crescita sostenibile, capace di valorizzare territori, imprese e identità locali.