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Hotel senza porta del bagno: quando il risparmio entra nelle camere ed esce la privacy

Sempre più hotel eliminano la porta del bagno, sostituendola con soluzioni minimal che riducono privacy e comfort. Dietro la scelta, soprattutto ragioni economiche e contenimento dei costi, ma cresce la reazione degli ospiti e degli addetti ai lavori, mentre il lusso prende le distanze da una pratica che rischia di influenzare le scelte di prenotazione. Intanto a New York il sindaco promuove il bidet

di Redazione Italia a Tavola
24 gennaio 2026 | 18:23
Hotel senza porta del bagno: quando il risparmio entra nelle camere ed esce la privacy

Entrare in una camera d’albergo e scoprire che il bagno non ha una vera porta non è più una stranezza isolata, ma il segnale di un cambiamento che attraversa l’ospitalità contemporanea. Una scelta dettata soprattutto dal contenimento dei costi, adottata da alcune catene internazionali e strutture orientate all’efficienza, che però incide sempre sull’esperienza del cliente, indipendentemente dalla categoria dell’hotel. Non riguarda solo il gusto estetico o una scelta di design più o meno riuscita, ma tocca direttamente la qualità dell’esperienza, la percezione di comfort e di privacy, qualunque sia il livello della struttura. È una soluzione che, nei fatti, va sempre a detrimento dell’ospite, anche se nasce da esigenze concrete di gestione e contenimento dei costi. Proprio per questo il tema merita una riflessione più ampia, capace di distinguere tra risparmio necessario e scelte che rischiano di svuotare il senso stesso dell’ospitalità. E intanto il sindaco di New York Zohran Mamdani vuole installare il bidet nella residenza ufficiale del primo cittadino.

Quando la porta del bagno sparisce dalle camere

Capita sempre più spesso, entrando in una camera d’albergo, di trovarsi davanti a una soluzione che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile: il bagno senza porta. Al suo posto, una parete ridotta all’essenziale, un pannello scorrevole che non chiude davvero, oppure un vetro solo parzialmente satinato. Una scelta che sorprende molti viaggiatori e che, come raccontato anche dal Wall Street Journal, non riguarda più singoli casi isolati ma sta diventando una pratica diffusa in diverse parti del mondo.

Hotel senza porta del bagno: quando il risparmio entra nelle camere ed esce la privacy

Sempre più hotel stanno adottando la soluzione di non avere la porta del bagno

Minimalismo o semplificazione estrema

L’estetica minimalista viene spesso chiamata in causa come giustificazione. Ambienti più luminosi, spazi fluidi, continuità visiva tra camera e bagno. Ma dietro questa narrazione si nasconde una realtà più concreta, legata alla gestione dei costi. Dopo la pandemia, il settore alberghiero ha dovuto fare i conti con un equilibrio economico sempre più fragile: meno viaggi d’affari, maggiore rotazione degli ospiti leisure, aumento dei costi energetici e del personale. In questo contesto, anche elementi considerati scontati diventano oggetto di revisione. «Per un direttore finanziario, una porta può diventare un costo continuo», osserva Lisa Chervinsky della Cornell University, spiegando come una porta tradizionale richieda materiali, manutenzione, sostituzioni periodiche e, spesso, un impianto di illuminazione più complesso in bagni privi di finestre. Eliminare la porta significa ridurre una voce di spesa che, moltiplicata per decine o centinaia di camere, pesa sul bilancio.

Dove passa il confine tra risparmio e accoglienza

L’economia può anche apparire assurda, ma è chiaro che bisogna distinguere se parliamo di lusso o di ospitalità in generale. In realtà, al momento, questa politica viene applicata soprattutto da alcune catene internazionali e da strutture orientate al massimo contenimento dei costi. Gli alberghi di lusso, i cinque stelle, sono assolutamente lontani da questa filosofia, come conferma Ezio Indiani, dal 2005 direttore generale dell’Hotel Principe di Savoia di Milano, prestigioso cinque stelle lusso della Dorchester Collection: «Non la adottano. Al contrario, strutture come Airbnb o alberghi di fascia molto bassa non sono il riferimento corretto quando si parla di ospitalità di livello: lì qualsiasi taglio dei costi è ben accetto, ma non ha nulla a che vedere con un’idea di accoglienza qualificata».

Hotel senza porta del bagno: quando il risparmio entra nelle camere ed esce la privacy

Ezio Indiani, direttore generale dell’Hotel Principe di Savoia di Milano

Al di là dell’esperienza specifica dei cinque stelle, anche negli hotel tradizionali di fascia più bassa ci sono comunque dei limiti che non dovrebbero essere superati. «Io penso - aggiunge Indiani - che il bagno debba avere sempre la sua porta. Se non c’è lo spazio per realizzare un bagno adeguato, allora si facciano camere più grandi o si cambi mestiere. Un bagno senza porta mi sembra semplicemente assurdo».

Un dettaglio che pesa sulle scelte di viaggio

Per molti viaggiatori, infatti, la rinuncia alla porta non è una questione di stile ma di privacy. L’assenza di una separazione netta incide sull’isolamento acustico, sulla gestione degli odori e, più in generale, sulla sensazione di intimità che una camera dovrebbe garantire. Da qui nasce la campagna social “BringBackDoors”, che invita apertamente gli hotel a fare un passo indietro. L’iniziativa, sostenuta dall’influencer Sadie Lowell, ha portato alla creazione di un sito che raccoglie segnalazioni di oltre 500 strutture prive di porte nei bagni, catalogate in base al livello di riservatezza offerto.

Nel tempo dei commenti online e delle recensioni dettagliate, anche un elemento apparentemente secondario può diventare determinante. «Il settore dovrà accorgersene», sostiene Lowell, «perché i clienti sceglieranno sempre gli hotel che una porta del bagno ce l’hanno ancora». Una frase che sintetizza bene il nodo della questione: tra ottimizzazione dei costi e qualità dell’accoglienza esiste una linea sottile, e superarla può avere conseguenze dirette sulle prenotazioni. La porta del bagno, oggi, non è più solo un accessorio architettonico, ma un simbolo di come l’hotellerie interpreta il concetto stesso di ospitalità.

La rivoluzione del bidet a stelle e strisce

Quello che per molti newyorkesi era iniziato come un semplice annuncio di insediamento si è trasformato in una piccola rivoluzione culturale. Il nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha dichiarato che uno dei primi interventi a Gracie Mansion, la residenza ufficiale del sindaco nell’Upper East Side, sarà l’installazione dei bidet nei bagni. Una scelta che mira a colmare un vuoto storico nelle abitudini igieniche americane, portando a New York un dispositivo comune in diverse parti del mondo, dall’Italia all’India, terra d’origine dei genitori del sindaco.

Hotel senza porta del bagno: quando il risparmio entra nelle camere ed esce la privacy

Il sindaco di New York Zohran Mamdani

l cambiamento non è soltanto teorico. Tushy, azienda di Brooklyn fondata nel 2015, ha già venduto oltre due milioni di bidet negli Stati Uniti. Justin Allen, CEO della società, ha spiegato al New York Times come la percezione pubblica sia mutata: «Quando abbiamo cominciato, i bidet erano considerati un lusso strano e inaccessibile. Oggi, dopo averlo provato, è difficile tornare indietro». L’iniziativa di Mamdani ha trovato anche un sostegno inaspettato, tra cui quello di Caroline Rose Giuliani, figlia dell’ex sindaco Rudolph Giuliani, che ha dichiarato: «Avrei fatto la stessa cosa se avessi conosciuto i bidet quando vivevo lì». La scelta del sindaco non è solo igienica: ha anche un fondamento ecologico. L’uso del bidet riduce drasticamente il consumo di carta igienica e soprattutto delle salviettine umidificate, che causano spesso ostruzioni nei sistemi fognari urbani. Per questo motivo, il Dipartimento per la Protezione Ambientale di New York ha rilanciato l’annuncio del sindaco sui social, accompagnandolo con un video esplicativo e la didascalia: «Più bidet = meno salviettine umidificate».

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