Il comparto del turismo è (finalmente) sempre più attenzionato. Lo dimostrano due indagini presentate nei giorni scorsi. Il primo rapporto è quello di Federcultura che dice sostanzialmente tre cose: il 56% dei vacanzieri stranieri visita il nostro Paese per il turismo culturale, contro il 16% degli italiani; su 8mila comuni, solo 1900 sono a vocazione prettamente turistica; infine, la spesa per i “consumi” culturali è rimasta ferma ai tempi del pre-Covid: 124 euro a famiglia, comunque in leggera crescita. La seconda indagine è invece quella del tour operator Vamos-Vacanze. Chi spende di più per fare le vacanze? Gli abitanti del Centro-Nord, da Modena in su. D’altronde il turismo segue la geografia economica delle province italiane.
Più di un vacanziere straniero su due visita il nostro Paese per il turismo culturale
Dove si spende di più (e di meno) per viaggiare
Nella spesa per i viaggi, grande è il divario tra grandi città e aree periferiche: a metterlo in evidenza è appunto Vamonos-Vacanze.it, l’agenzia specializzata in vacanze di gruppo, che ha incrociato dati Istat, Banca d’Italia ed Eurostat per fotografare l’andamento della spesa turistica degli italiani. Quali sono le province e le aree metropolitane dove si spende di più? Sul podio troviamo Brescia (1.750 euro pro capite), Aosta (1.731 euro) e Torino (1.725 euro). Seguono poi Genova (1.724 euro), Mantova, Verona e Savona (1.714 euro), Lecco (1.707 euro), Imperia (1.705 euro), Bergamo (1.700 euro) e Modena (1.698 euro).
Tra le città metropolitane dove la spesa pro capite è maggiore troviamo naturalmente anche Milano (1.672 euro), Roma (1.600 euro), Bologna (1.591 euro) e Firenze (1.499 euro). Le dieci province più parsimoniose sono invece: Vibo Valentia (1.105 euro pro capite), Agrigento (1.114 euro), Caltanissetta (1.125 euro), Crotone (1.128 euro), Nuoro (1.130 euro), Trapani (1.136 euro), Ragusa (1.141 euro), Enna (1.147 euro), Oristano (1.165 euro) e Siracusa (1.166 euro).
Reddito, città e modelli di consumo
In alcune aree la spesa per le vacanze risulta fino al 40% superiore alla media nazionale, trainata da: redditi più elevati, maggiore incidenza di single, maggiore propensione ai viaggi internazionali. Ma secondo le elaborazioni di Vamonos-Vacanze.it, basate su dati Istat, Banca d’Italia ed Eurostat, il fattore discriminante non è tuttavia solo il reddito, ma anche la densità urbana, l’offerta culturale e i diversi modelli di consumo. «Il single urbano - ad esempio - tende a viaggiare meno volte, ma con una spesa più alta per singolo viaggio» spiegano gli analisti del tour operator.
In alcune aree la spesa per le vacanze risulta fino al 40% superiore alla media nazionale
All’opposto, valori più contenuti si registrano nelle province interne, nelle aree a bassa densità e nei territori con popolazione più anziana. Qui la spesa media può risultare inferiore del 30%, con una preferenza per viaggi brevi, soggiorni presso parenti e destinazioni nazionali. «Ma, nonostante le differenze, emerge un elemento comune: anche nelle province a minore spesa cresce la quota destinata ai viaggi rispetto ad altri consumi discrezionali, segnale che il turismo è percepito come un bisogno primario di benessere» concludono gli esperti di Vamonos-Vacanze.it.
Le prospettive per il 2026
Cosa cambia nel 2026? Le proiezioni indicano che la crescita maggiore della spesa turistica arriverà dalle province medio-piccole, che aumenteranno i viaggi organizzati anche fuori dai grandi centri e che il turismo di gruppo diventerà uno strumento di accessibilità economica.